Archeotrekking dei
Monti della Tolfa
18 - 19 ottobre
2003
Week-end di escursioni
archeo-naturalistiche su antichi sentieri nei selvaggi e
incontaminati Monti della Tolfa, attraverso boschi,
necropoli etrusche, castelli abbandonati, pernottando in un
antico casale immerso nel verde.

Programma
Sabato 18 ottobre
Mattina: 8.30. Appuntamento presso il castello di
S. Severa. Partenza con mezzi propri. Escursione in
località Roccaccia (m. 385 s.l.m.), alla scoperta
delle antiche miniere di ferro. Percorso di km. 4,
dislivello m. 100.
Le miniere di rame, zinco, ferro, allume dei Monti della
Tolfa dovevano essere già conosciute nella
preistoria. In epoca etrusca lo sfruttamento delle miniere
di ferro favorì lo sviluppo economico di città
come Tarquinia e Cerveteri che se ne contesero il dominio.
Si pensa che le miniere dei Monti della Tolfa fossero estese
il doppio di quelle dell'Elba. Nel 1460 G. Di Castro scopre
l'alunite, un minerale da cui si ricava l'allume, sostanza
basilare, con proprietà collanti e astringenti, usata
per la concia delle pelli, per la fabbricazione della carta,
per colorare le stoffe.
Lo stato della Chiesa, costretto fino a quel momento
all'importazione di tale sostanza dall'Oriente, valorizza
l'importanza industriale delle miniere di alunite dei Monti
della Tolfa, al punto da esportare l'allume in Francia e in
Inghilterra. Il villaggio di baracche dei minatori diviene
in poco tempo un imporante centro urbano con tanto di sede
vescovile. Si chiamerà Allumiere. Anche Tolfa si
espande e si arricchisce di chiese e di palazzi signorili.
Centumcellae (Civitavecchia), già porto etrusco e
romano, diviene uno degli scali più imporanti del
Mediterraneo, tanto da venire fortificato da un genio come
Michelangelo. Con gli ingenti guadagni del commercio
dell'allume si finanzieranno imprese militari come la
battaglia di Lepanto. La scoperta dell'allume artificiale
determinò la fine dell'estrazione in miniera nella
metà del XX secolo.
In questa escursione si potranno rinvenire minerali di
quarzo, pirite, ematite, marcassite, ferro e i cosiddetti
diamanti della Tolfa, un
minerale di ametista. Presente in zona una torre medievale
con funzioni di controllo del territorio.
Ore 13.00. Sosta pranzo al sacco con panini
propri.
Pomeriggio. Visita al Museo archeo-naturalistico
minerario di Allumiere.
Sera. Alloggio al ristorante
Casale dell'acqua bianca,
presso il Castello di Rota. Cena con piatti tipici della
cucina tolfetana. Dopo cena visione del filmato
Gli etruschi dei Monti della
Tolfa. Pernotto in camerate separate.
Domenica 19 ottobre
Mattina: ore 8.00. Colazione. Escursione ai ruderi
dell'antico mulino di Tolfa. Luogo molto suggestivo immerso
in un fitto bosco dove natura e archeologia combaciano in
unione poetica perfetta.
Ore 13.00. Sosta pranzo con pane e salumi locali.
Pomeriggio. Visita al santuario etrusco di
Grasceta dei Cavallari e all'abbazia di Piantangeli. Lungo
il percorso sarà possibile incontrare i misteriosi
sassi della strega,
rocce incise di difficile interpretazione, un tratto di
strada romana nel bosco.
Il tempio di Grasceta dei Cavallari. Scavato e
indagato a più riprese, rappresenta l'unico presidio
di culto arcaico sui monti della Tolfa. Del rempio rimane,
purtroppo solo le fondazioni in muri a secco di pietra, con
pianta rettangolare di m. 10 x 18. Da una ricostruzione
ipotetica al centro doveva essre una cella per le funzioni
sacre, circondata da otto colonne, di cui non rimane
traccia. L'edificio, poi, doveva avere un basamento cui si
accedeva per mezzo di una rampa centrale e un tetto
spiovente coperto da tegole in terracotta. Da reperti
rinvenuti si ipotizza l'esistenza di un frontone decorato
con antefisse e statue di terracotta. Frammenti di ceramica,
terracotte votive, ex-voto datano l'edificio nel periodo
etrusco-romano, con massimo splendore nei secoli dal IV al
III secolo a.C. Percorso di km. 2, dislivello m. 100.
Escursione all'abbazia di Piantangeli (quota m.
498). Posta in posizione dominante sulla valle del Mignone,
vi si gode un panorama spettacolare. Il luogo è una
delle migliori postazioni per osservare rapaci come il
nibbio, la poiana, il biancone e il raro avvoltoio
capovaccaro. Della chiesa restano i ruderi di un edificio a
tre navate absidate con tre campate e quattro colonne
centrali e laterali. All'esterno si trovano i resti di un
campanile quadrato. Nelle vicinanze doveva sorgere un
castello e un abitato di cui rimangono esigue tracce. Da
reperti rinvenuti in uno scavo, l'abbazia è
riconducibile ad un periodo compreso tra l'VIII e il XIV
secolo, durante il quale si succedettero diversi
proprietari: Tuscania, Viterbo, l'abbazia di Farfa, Tolfa.
Una delle cause del suo abbandono fu probabilmente la grande
peste che si abbattè nel 1350 su tutta l'Europa.
Rientro alle auto percorrendo un antico sentiero nel bosco.
Quota di partecipazione comprendente guida, cena,
pernotto, colazione per domenica
19: 37 euro (soci), 40 euro (non
soci).
Posti disponibili: massimo 15. Prenotazione obbligatoria.
Alloggio in camerate separate. Spostamenti con mezzi
propri.
Attrezzatura consigliata: scarpe da trekking, borraccia,
cappello, vestiario da campagna, macchina fotografica,
binocolo, giacca a vento, ombrello pieghevole.
Nota bene: per il giorno sabato 18, pranzo al
sacco con panini propri.
Nota molto bene: causa i dislivelli che si
potranno incontrare lungo i percorsi
è consigliata una adeguata
preparazione fisica.
Per in formazioni telefonare
alla segreteria,
tel 0766 571727, dalle 10.00 alle 12.00 da martedì a
sabato.
|