La villa dei Quintili sull'Appia Antica

Cè un punto dell'Appia Antica all'altezza del V miglio, in cui la strada disegna stranamente una lieve curva per poi riprendere il suo consueto percorso rettilineo.

Alcuni studiosi, tra cui il Canina, spiegarono la cosa con la necessità di rispettare un territorio ricco di antiche memorie e di monumenti sacri.

Siamo infatti alle FOSSAE CLUILIAE (DA CLUERE = purificare), che segnavano il confine tra Roma e Alba Longa e dove si combattè, regnante Tullio Ostilio, il famoso scontro tra gli Orazi e i Curiazi che vide, come sappiamo, il trionfo dei primi.

Poco oltre questo punto dell'Appia, così ricco di storia, sorge la grandiosa Villa dei Quintili appartenente ai fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Valerio Massimo rampolli di una grande famiglia senatoriale. Nobili, colti, autori di un famoso trattato in lingua greca sull'agricoltura, purtroppo andato perduto, essi vennero fatti assassinare (insieme al figlio di uno dei due) nel 182 d.C. dall'imperatore Commodo che li accusò di avere preso parte ad una congiura contro di lui organizzata dalla sorella dell'imperatore stesso, Lucilla.

L'uccisione dei due fratelli ebbe come conseguenza, secondo l'uso dei tempi, la confisca di tutti i loro beni tra cui appunto la Villa sull'Appia che entrò a far parte delle proprietà imperiali. A seguito dei numerosi interventi di ampliamento, ristrutturazione e manutenzione a cui fu sottoposta, essa divenne una lussuosa residenza imperiale, la più grande dell'intera area suburbana romana.

Esaminando i resti attuali della villa, vi si notano due fasi costruttive: una, in opera laterizia, relativa al periodo in cui appartenne ai Quintili, cioè intomo al 150 d.C. e, l'altra, in opera listata, relativa al periodo dei rifacimenti e aggiunte operate da Commodo circa un secolo dopo, quando divenne la sua residenza imperiale.

La Villa dei Quintili che si estende dall'Appia Antica all'Appia Nuova era conosciuta nel passato come la "Roma vecchia" area in cui i romani comprendevano anche le ville dei Sette Bassi, sulla via Latina e quella dei Gordiani, sulla Prenestina.

I suoi ricchi apparati decorativi e il notevole livello di comfort di cui era dotata, danno l'impressione di un luogo di grande pace e adatto a quell'otium tanto caro ai romani.

Erodiano nella sua Storia ce ne dà un'eloquente dimostrazione quando descrive in un episodio, l'indifferenza dell'imperatore Commodo alle sommosse politiche, immerso com'era negli ozi della sua villa: "Mentre Commodo se ne stava in una villa suburbana, vi si recarono in massa e chiesero tumultuosamente la morte di Cleandro. Fuori della villa fermentava la sommossa, ma Commodo era all'intemo impegnato a divertirsi e ignaro della situazione".

Ma perché i Quintili decisero di costruire la villa proprio in quel luogo?

Secondo Coarelli, la scelta di quel luogo non è casuale. I Quintili discendevano dai Quinctii, grande famiglia di Alba Longa che venne inserita nella cittadinanza romana dopo la sconfitta della città latina. Lì, alle Fossae Cluiliae era stato posto l'accampamento dei Curiazi prima della fatale tenzone. Siamo, ipotizza Coarelli, ad un ennesimo esempio dell'uso politico e ideologico che le grandi famiglie romane usavano fare delle proprie origini mitiche e che si rifletteva anche nella scelta dei luogo di costruzione di una villa.

Del resto anche la casa di Augusto, non per niente, era stata localizzata alle pendici del mitico Palatino.

La villa si articola in cinque nuclei distinti, estesi su un terreno ondulato compreso tra l'Appia Antica e l'Appia Nuova. Vi si distinguono, ad ovest, un gruppo di piccoli edifici, probabilmente delle tabernae, un monumentale ninfeo a due piani che si affaccia sull'Appia antica, costituito da un'ampia esedra circolare, scandita da nicchie e con al centro una grande fontana. Nel Medioevo esso fu occupato da un castello di cui si notano ancora i resti. Dietro il ninfeo vi è un grande giardino lungo 300 m e largo 108.

Al di là del giardino, verso nord, si trovano gli ambienti termali con il frigidarium, tiepidarium e calidarium con accanto una sala rotonda del diametro di m 36,probabilmente scoperta e adibita a piscina, molto simile al più famoso Teatro Marittimo della Villa Adriana a Tivoli.

Nella zona a oriente di questo settore, sorge la zona residenziale, appartenente al nucleo originario della villa, databile alla prima metà del II secolo d.C. come si rileva dalla tecnica edilizia adottata e da alcuni marchi di fabbrica scoperti su alcuni mattoni come quello sul quale compare "C CALP MNEST OP DOL. . . /CAES N. . " cioè CAIUS CALPETANUS MNESTER, famoso maestro di una fabbrica di mattoni di epoca tardo adrianea.

Sul lato orientale sorge poi un secondo giardino a forma di circo, praticamente l'ippodromo aggiunto alla villa in epoca più tarda.

Infine, a nord dell'intero complesso, si notano alcuni resti, individuati come abitazione per il personale di servizio e per gli addetti alle attività produttive della villa.

Numerosi gli oggetti rinvenuti nella villa. Il primo di cui si ha notizia è del 1485, quando alcuni frati scoprirono il corpo di una fanciulla all'interno di un sarcofago, perfettamente conservato e con un diadema d'oro nei capelli. Si pensò, erroneamente che si trattasse della figlia di Cicerone, Tulliola.

Chi lavorò alacremente nel complesso fu il Nibby. I suoi scavi, effettuati nel 1828-1829, consentirono di attribuire l'appartenenza della villa ai Quintili in quanto, sotto la sua direzione vennero alla luce delle fistole di piombo con impresso il nome dei proprietari, fino a quel momento sconosciuti.

Molti degli oggetti sono sparsi per i vari musei del mondo come la famosa Venere Braschi oggi conservata nella Gliptoteca di Monaco di Baviera, ma molti altri si possono ammirare nell'Antiquarium della villa allestito nell'ex-stalla del casale dei Quintili che si affaccia sulla via Appia Nuova.

Angelo Ciofi

L'Aruspice, maggio-giugno 2002, n.3



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