I vestiti dei romani 

L'abbigliamento romano ha avuto in mille anni mutamenti dovuti a situazioni economiche politiche culturali e ad influssi provenienti da altre popolazioni. Le regole molto rigide a partire dalla tarda età repubblicana, con l'emanazione di particolari leggi per frenare l'uso di articoli di lusso e alla loro importazione, specie dall'oriente, non fermavano i romani, ad acquisti sempre più ricercati e lussuosi.

Durante il periodo repubblicano, i conservatori riportavano compiaciuti l'austerità e la sobrietà del l'abbigliamento confezionato dalle matrone e loro collaboratrici, solo ed esclusivamente in seno al nucleo familiare. Plinio il Vecchio diceva: -... oggi si vanno a comprare i vestiti di seta in Cina, si vanno a pescare le perle in fondo al Mar Rosso, a trovare nelle viscere della Terra gli smeraldi, oggi addirittura si è inventati di bucarsi il lobo delle orecchie: non bastava portare i gioielli nelle mani, sul collo o fra i capelli, dovevano essere conficcati anche nel corpo".

I romani attribuivano un fortissimo valore simbolico all'abito che dimostrava età, rango e status di chi li indossava. Augusto, massimo restauratore di antichi valori si occupò anche di abbigliamento e desiderò che la toga diventasse una specie di divisa di stato.

Descriviamo gli abbigliamenti conosciuti sia maschili che femminili, possibilmente secondo una conseguenza cronologica. Gli abbigliamenti si confezionavano con fibre vegetali (cotone, lino, canapa), con fibre animali (lana, seta), per ultimo con pelli e cuoio, in qualche occasione facevano uso di pelliccie animali. Iniziamo quindi la descrizione dei tipi di abbigliamenti seguendo un certo ordine.

UOMINI. A contatto del corpo nudo gli uomini usavano il subligar o cintus o campestre un semplice indumento che copriva il basso ventre. Questo capo di vestiario in uso per diverso tempo fu sostituito dalla tunica interior o subacula o strictoria, una semplice camiciola a contatto con la pelle. Sopra a questo primo indumento si posizionava la tunica che era realizzata con due pezzi di stoffa di cotone o lana cuciti insieme, in modo che quello della parte davanti arrivasse alle ginocchia e quello di dietro ai polpacci, una cinta tratteneva ai fianchi questi due lembi. Era necessario che la tunica non fosse troppo lunga e sempre tenuta stretta da una cintura. Nel terzo secolo dopo Cristo, venne di moda l'uso di larghe maniche sino ai polsi, ma qualcuno parlò di moda effeminata. Il tipo più elaborato di queste tuniche era la Dalmatica, che diversi portavano al posto della toga, realizzata in lino, lana o seta. Questo indumento veniva usato anche dai sacerdoti del rito Cristiano o Mitraico, qualche volta veniva usato anche senza maniche, e in questo caso prendeva il nome di Colubium. Nel terzo secolo d.C. iniziò la moda dei pantaloni aderenti alle gambe e lunghi sino ai piedi.

La tunica palmata era una tunica speciale, ornata di ricami a forma di foglia di palma, che veniva indossata dai trionfatori.

Il clavus, era un ornamento della tunica o della toga consistente in una lunga striscia normalmente colorata di porpora, con disegni diversi a seconda del rango di appartenenza, latus clavus (senatori), angustus clavus (cavalieri), ecc....

Ma l'abbigliamento più importante, più classico, che si usava in tutti i riti, cerimonie e ricorrenze importanti era la toga.

La toga, era normalmente realizzata in lana, quindi abbastanza pesante, costituita in un unico pezzo a forma di mezzo cerchio schiacciato con il diametro che poteva raggiungere anche i 5 metri di lunghezza. Chiaramente questo indumento era meno usato in provincia e non si usava affatto in campagna o nelle mura della propria casa. La toga era in sostanza l'abbigliamento ufficiale per tutti coloro che svolgevano attività importanti di qualsiasi tipo e genere, a partire dal magistrato, dal politico, dall'uomo ricco e influente ecc...

Indossare la toga era un'operazione abbastanza lunga e complessa e difficilmente risolvibile da soli. Era uno schiavo (vestiplicus), sin dalla sera precedente, ne disponeva le pieghe per rendere più semplice il lavoro nel giorno successivo. Il togato che si presentava ad un comizio politico, doveva indossare una toga bianchissima (resa così bianca da un bagno in calce liquida), che doveva rendere l'immagine di una persona pulita, candida (donde il nome di candidato).

I ragazzi, portavano la toga pretesta bordata di porpora sino all'età di 17 anni, subito dopo potevano finalmente indossare la toga virilis e fare il primo ingresso nel foro con un rito importante che testimoniava il passaggio dalla adolescenza alla maturità.

I trionfatori sfoggiavano un abito particolare di origine Etrusca, la toga purpurea indossata sopra la toga palmata, dal terzo secolo a. C. la toga purpurea, fu sostituita dalla toga picta con ricche decorazioni ricamate.

Nell'esercito si portava il paludamentum, un mantello simile alla clamide greca riservato ai gradi più alti, altri mantelli come il sagum e la poenula per quelli più bassi. I militari contribuirono a diffondere un mantello di origine Gallica, talvolta usato anche con i pantaloni delle popolazioni celtiche e germaniche, chiamata palla gallica o caracalla, prediletto dall'imperatore Marco Aurelio Antonino Bassiano, passato alla storia con il soprannome di Caracalla.

DONNE. Le donne usavano come biancheria intima delle mutandine (subligar), ed una specie di fascia per reggere il seno (fascia subligaris o mammillare), sopra indossavano la tunica interior lunga sino ai piedi. Sopra la tunica si posizionava la stola che è l'abito nazionale come la toga per i maschi adulti. La stola era stretta alla vita da una cintura che poteva ripetersi anche sotto il seno. Nella Roma primitiva uomini e donne vestivano allo stesso modo, ma ben presto l'abito femminile si differenziò da quello maschile. La differenza era anche nei colori vivaci e talvolta nei ricami. Le donne romane delle classi alte, dovevano risultare piuttosto vistose se si considerano oltre agli abiti i molti gioielli, il trucco e le sontuose e costruite acconciature che prediligevano (era molto di moda la parrucca bionda realizzata con capelli di donna nordica).

Sopra la stola a seconda della stagione si usavano le sopravvesti, tra queste ricordiamo in età repubblicana il ricinum, un semplice mantello quadrato che copriva le spalle ed il capo, e la palla, un comune mantello che poteva anche avere un cappuccio per il capo.

Con il terzo secolo anche per le donne come per gli uomini vennero di moda tuniche fino ai piedi con lunghe maniche, di tessuti ricercati da portare anche senza cintura (tunica talaris o dalmatica).

Roberto Zoffoli

Giugno 2001

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