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I Parchi Archeologici della Val di CorniaDomenica 4 marzo una bella mattina
saluta la partenza della comitiva dei GATC verso il Golfo di
Baratti. Causa il bombardamento di previsioni meteo infauste
per tutta la settimana, sono numerose le defezioni: solo una
trentina di persone si sono presentate all'appello delle
oltre cinquanta che hanno prenotato. Durante il viaggio, a
tratti, grosse nubi coprono minacciose il cielo, ma quando
arriviamo a destinazione un anticipo di primavera ci
permette di godere la vista dello splendido Golfo di Baratti
sotto un cielo limpido.
La zona di Baratti è stata frequentata dall'uomo sin dai tempi più antichi. Ma la sua fortuna, dal terzo millennio a.C., è legata in particolar modo allo sfruttamento minerario. Già nell'eneolitico si lavorava il minerale di rame a San Vincenzo. Precoci sono anche i rapporti con il mare: gli uomini dell'Età del Bronzo (XII-X secolo a.C.), erano abili pescatori in mare aperto. La lavorazione dei metalli si sviluppò ulteriormente, diventando un elemento fondamentale dell'economia di queste comunità. I primi mercanti cominciarono a tracciare le rotte che, passando per l'Arcipelago Toscano, toccavano la Corsica e la Sardegna. Con l'Età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.) gli insediamenti si spostano sulle alture del promontorio di Baratti, dove poco più tardi fiorirà l'abitato etrusco. La formazionedella città di Populonia è il risultato di un lungo processo di aggregazione di villaggi, durante il VII e il VI secolo a.C. Il nome della città deriva dall'etrusco puple, germoglio, da mettere in relazione col dio Fufluns, l'equivalente del greco Dioniso. Come sempre preciso e appassionante è il racconto di Flavio Enei, che ci guida nella visita delle tombe più belle, vicinissime al centro di accoglienza: l'imponente Tomba dei Carri; la Tomba delle Pissidi cilindriche; la Tomba a edicola del Bronzetto di Offerente, unico esempio rimasto integro di questo tipo di costruzione funebre. Fino agli inizi del '900 queste tombe bellissime erano coperte da una coltre scura di residui dalla lavorazione del ferro spessa fino a sei-sette metri. Tra il IV e il III secolo a.C. Populonia, infatti, era diventata il principale centro metallurgico del Mediterraneo, la Pittsburgh dell'antichità. Il minerale di ferro dell'Elba era tra sportato a Baratti per la lavorazione, resa possibile dalla disponibilità d'acqua e di energia dal legname delle foreste del campigliese. Col tempo due milioni e mezzo di tonnellate di scorie si erano accumulate su una superficie di oltre duecentomila metri quadrati, coprendo le necropoli e la piana del golfo. Tra gli anni '20 e '50 del secolo appena chiuso, questi scarti sono stati sottoposti a lavorazione con tecniche moderne, per recuperare quella parte di minerale ferroso che i metallurghi etruschi non riuscivano a sfruttare. Così facendo sono venute alla luce le testimonianze, dimenticate, del passato di Populonia.
Usciamo all'aperto. Quella di oggi è stata una escursione speciale. In altre occasioni il mondo dei morti, la religione e l'arte costituivano l'oggetto principale della nostra attenzione. In Val di Cornia accanto a questi ci è stato proposto un aspetto insolito, quello dell'industria e della tecnica del mondo etrusco. I luoghi comuni su "misteri e mollezze" etruschi trascurano che nell'antichità, per alcuni secoli, questa regione è stata una potenza economica di prim'ordine, una delle più fiorenti del Mediterraneo. La visita a Populonia è stata una occasione preziosa per acquisire una immagine più articolata e non stereotipa dell'affascinante passato della nostra terra. Alla prossima! Giampiero Marcello Marzo 2001
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