I Parchi Archeologici della Val di Cornia

Domenica 4 marzo una bella mattina saluta la partenza della comitiva dei GATC verso il Golfo di Baratti. Causa il bombardamento di previsioni meteo infauste per tutta la settimana, sono numerose le defezioni: solo una trentina di persone si sono presentate all'appello delle oltre cinquanta che hanno prenotato. Durante il viaggio, a tratti, grosse nubi coprono minacciose il cielo, ma quando arriviamo a destinazione un anticipo di primavera ci permette di godere la vista dello splendido Golfo di Baratti sotto un cielo limpido. A destra il mare azzurro intenso del golfo, chiuso sullo sfondo dal promontorio sul quale sorgeva l'antica città etrusca di Populonia. Davanti a noi si stende un prato nel quale sono disseminate le tombe della necropoli di San Cerbone. Nei pressi sorge il centro di accoglienza dei visitatori, realizzato in un antico casale di fine '800. Al suo interno, la storia di questi luoghi e le testimonianze restituite al pubblico dal parco archeologico di Baratti e Populonia sono illustrati da pannelli con immagini e testi molto curati. Che contrasto con lo spoglio locale che ospita la biglietteria della Banditaccia a Cerveteri!

La zona di Baratti è stata frequentata dall'uomo sin dai tempi più antichi. Ma la sua fortuna, dal terzo millennio a.C., è legata in particolar modo allo sfruttamento minerario. Già nell'eneolitico si lavorava il minerale di rame a San Vincenzo. Precoci sono anche i rapporti con il mare: gli uomini dell'Età del Bronzo (XII-X secolo a.C.), erano abili pescatori in mare aperto. La lavorazione dei metalli si sviluppò ulteriormente, diventando un elemento fondamentale dell'economia di queste comunità. I primi mercanti cominciarono a tracciare le rotte che, passando per l'Arcipelago Toscano, toccavano la Corsica e la Sardegna. Con l'Età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.) gli insediamenti si spostano sulle alture del promontorio di Baratti, dove poco più tardi fiorirà l'abitato etrusco. La formazionedella città di Populonia è il risultato di un lungo processo di aggregazione di villaggi, durante il VII e il VI secolo a.C. Il nome della città deriva dall'etrusco puple, germoglio, da mettere in relazione col dio Fufluns, l'equivalente del greco Dioniso.

Come sempre preciso e appassionante è il racconto di Flavio Enei, che ci guida nella visita delle tombe più belle, vicinissime al centro di accoglienza: l'imponente Tomba dei Carri; la Tomba delle Pissidi cilindriche; la Tomba a edicola del Bronzetto di Offerente, unico esempio rimasto integro di questo tipo di costruzione funebre. Fino agli inizi del '900 queste tombe bellissime erano coperte da una coltre scura di residui dalla lavorazione del ferro spessa fino a sei-sette metri. Tra il IV e il III secolo a.C. Populonia, infatti, era diventata il principale centro metallurgico del Mediterraneo, la Pittsburgh dell'antichità. Il minerale di ferro dell'Elba era tra sportato a Baratti per la lavorazione, resa possibile dalla disponibilità d'acqua e di energia dal legname delle foreste del campigliese. Col tempo due milioni e mezzo di tonnellate di scorie si erano accumulate su una superficie di oltre duecentomila metri quadrati, coprendo le necropoli e la piana del golfo. Tra gli anni '20 e '50 del secolo appena chiuso, questi scarti sono stati sottoposti a lavorazione con tecniche moderne, per recuperare quella parte di minerale ferroso che i metallurghi etruschi non riuscivano a sfruttare. Così facendo sono venute alla luce le testimonianze, dimenticate, del passato di Populonia.

In pullman ci dirigiamo verso la sommità del promontorio di Baratti, dove sorgeva l'acropoli. La salita ci porta rapidamente in alto; i tornanti ci offrono un paesaggio mozzafiato. Intravediamo in mezzo alla macchia le mura che difendevano la città etrusca. Altre città dell'Etruria con vocazione marittima, come Cerveteri o Tarquinia, erano collocate su una altura facilmente difendibile ma distante dalla costa, anche se in vista del mare. Populonia era l'unica situata direttamente sul mare. Gli edifici dell'acropoli, che sorgevano in cima al promontorio sui due poggi del Molino e del Castello, erano ben visibili da chi arrivava in nave. Gli scavi degli ultimi decenni stanno portando alla luce le strutture della città antica, caso non frequente nei centri urbani etruschi. In altre località gli archeologi hanno privilegiato lo studio della città dei morti, sia per il valore artistico e la ricchezza dei reperti che si sperava di recuperare rispetto alla città dei vivi, sia perché le strutture urbane antiche sono state coperte da insediamenti di epoche successive. Oggi su uno dei due colli sorge un castello medioevale, con le viuzze del borgo intatto. Flavio ci fa notare come la rocca sia stata edificata riutilizzando blocchi asportati da edifici più antichi, anche etruschi.

Rifocillati da un ottimo pranzo a base di pesce presso il ristorante "L'aia del prete", partiamo in direzione del Parco Archeominerario di San Silvestro, situato sui monti di Campiglia Marittima. Ci attende la visita di una miniera sfruttata dal periodo protostorico fino agli anni '70. Al centro visite, accogliente e ricco di documentazione come quello di Baratti, ci viene fornito un elmetto. Si rivelerà utile per ripararci da involontarie "testate" contro la roccia nei cunicoli più bassi. Il paesaggio sotterraneo è molto suggestivo. I colori incredibilmente netti dei minerali spiccano sotto la luce artificiale. La guida dirige il fascio di luce della torcia per indicarci i cunicoli più antichi, alcuni con un diametro di soli cinquanta centimetri, scavati con tecniche rudimentali per inseguire le vene di minerale fino a diverse decine di metri sotto terra. In silenzio restiamo ammirati per l'ardimento di questi operai di tremila anni fa.

Usciamo all'aperto. Quella di oggi è stata una escursione speciale. In altre occasioni il mondo dei morti, la religione e l'arte costituivano l'oggetto principale della nostra attenzione. In Val di Cornia accanto a questi ci è stato proposto un aspetto insolito, quello dell'industria e della tecnica del mondo etrusco. I luoghi comuni su "misteri e mollezze" etruschi trascurano che nell'antichità, per alcuni secoli, questa regione è stata una potenza economica di prim'ordine, una delle più fiorenti del Mediterraneo. La visita a Populonia è stata una occasione preziosa per acquisire una immagine più articolata e non stereotipa dell'affascinante passato della nostra terra. Alla prossima!

Giampiero Marcello

Marzo 2001


Note alle immagini
1. Uno scorcio del Golfo di Baratti, con le tombe della necropoli di S. Cerbone in primo piano. (foto G. Marcello) torna su
2. L'acropoli di Populonia e il Castello. (foto G. Marcello) torna su
3. La visita alla miniera di S. Silvestro. (foto G. Marcello) torna su



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