Santa Marinella: Ulpiano e la sua storia

Nato a Tiro, in Fenicia, ha legato il proprio nome con la cittadina di Santa Marinella per il rinvenimento dei resti di una lussuosa villa marittima - acquistata, sembra, agli inizi del III secolo d.c. - avvenuto in seguito a scavi effettuati, a più riprese, a partire dal 1838 sul promontorio dell'antica Punicum. Giureconsulto romano, è stato una fra le maggiori figure del suo tempo, la cui grandezza è dovuta all'aver concorso, assieme ad altri giuristi, quali Paolo Giulio, Gaio e Modestino, all'elaborazione di molte norme di diritto penale, civile ed amministrativo, alcune delle quali, non risultano affatto assopite dal tempo e concorrono a formare, ancora oggi, materia d'insegnamento nel campo giurisprudenziale.

Eneo Domizio Ulpiano, del quale non si hanno attendibili riferimenti anagrafici, appartenente ad una famiglia insignita di cittadinanza romana, fu intimo amico e consigliere del giovane imperatore Alessandro Severo, nato ad Arca Cesarea in Siria, nel 208 d.c., assurto alla massima carica appena quattordicenne. Questa amicizia sarà determinante per il giureconsulto perché se da un lato gli spianerà la strada del successo, dall'altro sarà causa della sua tragica fine.

Onde assicurargli il potere data l'età immatura, la madre di Alessandro, Giulia Mamea, donna ambiziosa e pragmatica, realizzò la costituzione di un consiglio di reggenza composto da sedici senatori, sotto la direzione di Ulpiano. Questi risanava la gestione posta in essere in precedenza da Eliogabalo, stravagante imperatore cugino di Alessandro Severo, restituendo autorità e prestigio al Senato. Tale circostanza gli permise di ascendere in rapida sequenza i vertici del potere. Dopo aver fatto pratica a fianco di un pretore ed essere stato assessore di Papiniano, ricoprì prima la prefectura annonae e successivamente la praefectura pretorio. Questo incarico finirà per innescare la congiura di palazzo alimentata da un ufficiale dei pretoriani - ex liberto di Caracalla - di nome Marco Aurelio Epagato, che si fece promotore del malcontento che aleggiava fra i pretoriani a causa della dura disciplina imposta loro da Ulpiano. La certezza dei due incarichi prefettizi ricoperti trae fondamento dal ritrovamento di un'iscrizione dedicata dalla città di Tiro - allora colonia romana - al suo illustre concittadino, che recita: "Domitio Ulpiano, praefecto / pretorio, eminentissimo viro / iurisconsulto item praefecto / annonae sacre Urbis, Seberia / Felix Aug(usta) Tyrior(um) col(onia) metropol(is), p(a)tria.

La grandezza morale e l'equilibrio di cui era dotato il suo carattere gli spianarono la strada del successo e del potere, ma furono, per uno strano gioco del destino, causa della prematura fine dei suoi giorni. Degli ultimi istanti della sua esistenza infatti sappiamo che Ulpiano, venuto a conoscenza della sedizione messa in atto dai pretoriani, si rifugiava all'interno del palazzo imperiale da dove incalzava il popolo alla ribellione armata contro essi. Costoro, respinti in un primo momento, riuscivano successivamente a raggiungerlo e ad ucciderlo ai piedi dell'imperatore, senza che questi potesse impedirlo. Siamo nel 223 d.c..

Per ironia della sorte anche Alessandro Severo, alcuni anni dopo, subirà la stessa sorte assieme alla madre Giulia Mamea, sempre da parte dei pretoriani, reo di aver loro imposto una dura disciplina durante la campagna militare sul Reno, in occasione della guerra contro i Germani (Magonza 20 marzo 235 d.c.). Lo stesso Epagato, nominato dal Senato governatore dell'Egitto, staccato dalle minacciose coorti pretorie della capitale, un anno dopo veniva deportato nell'isola di Creta per essere successivamente assassinato. Giustizia era fatta.

La considerazione per Ulpiano, anche dopo la sua morte, è rimasta inalterata; è uno dei 5 giuristi indicati nella cosiddetta Legge delle citazioni di Teodosio II e Valentiniano III, alla cui dottrina si dovevano uniformare i giudici nel caso di controversie giurisprudenziali. Costantino (280-337 d.c.), a cui va il merito di avere, in seguito, eliminato la casta dei pretoriani (corpo d'élite composto da dieci coorte di mille uomini), si avvarrà delle norme contenute nelle leggi emanate da Ulpiano. Anche Giustiniano (482-565), per la codificazione del diritto romano si avarrà di testi scritti dal grande giurista di Tiro che, successivamente, verranno traslati nel famoso Corpus iuris civilis.

Valerio Contrafatto

Marzo 2004


Nota all'immagine
Mosaico dalla villa di Ulpiano a Santa Marinella.
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