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Lo studio dei toponimi nel territorioParte IICoccia di Morto, Bandita Grande, Banditaccia, Grotte, Grottini, sono interessanti toponimi che potrebbero derivare dalla presenza di necropoli, antiche sepolture o ossa umane, magari venute alla luce lavorando i campi con l’aratro … Castellina, Isola, Ischia, sono termini che invece indicano un’altura “isolata” da fossi, pareti rocciose, per cui difendibile e dominante le valli adiacenti. L’ideale per un antico abitato umano. Riprendiamo ora il discorso che avevamo lasciato, qualche tempo fa, sui nomi dei luoghi presenti nel nostro territorio che, studiati da alcuni anni con il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, ho riscontrato interessanti. Ci eravamo lasciati a Statua, che sembrerebbe prendere il nome da alcune statue rinvenute tempo fa. Continuando il nostro percorso verso l’interno incontriamo: Tragliata e Tragliatella. Secondo alcuni questi due toponimi, deriverebbero da tagliata, la strada etrusca interamente scolpita nel tufo, che tagliava intere colline. In zona sono presenti un gran numero di queste tagliate, tra cui una molto suggestiva e di notevole interesse, lunga circa 200 metri e completamente lastricata con basoli, (pietre laviche levigate) di epoca romana. I Terzi. Piccola frazione rurale di Cerveteri. Da fonti locali sembra che il nome derivi dall’affitto del terreno che gli agricoltori dovevano pagare in natura al proprietario latifondista, di “un terzo” del prodotto maturato, molto spesso grano. Interessante valutare però, che nelle vicinanze del borgo passa il confine di ben tre comuni: Fiumicino, Anguillara e Cerveteri. Cerveteri e Ceri. Le storie di queste due località furono confuse tra loro per anni dagli studiosi del passato. In effetti le vite di questi due paesi si intrecciano e si fondono tra loro. Si suppone che fu chiamata Caere Vetus, l’attuale Cerveteri, per distinguerla da Caere Nova, l’attuale Ceri. Compare, però, anche il toponimo Cerbeteris, forse da Cerbero, il demone a tre teste presente, tra l’altro oggi, sugli stemmi del comune. Sembra che la derivazione di quest’ultimo nome antico di Cerveteri sia totalmente priva di fondamento. Castellaccio dei Monteroni. Bellissimo casale fortificato del XVI secolo nei pressi dell’Aurelia, (restaurato anni fa e abbandonato all’incuria), prende il nome dai Monteroni, vasta necropoli etrusca a tumuli scomparsa e spianata dallo scempio di una cava nei famigerati anni ’60. Esempio di come un toponimo può rimanere presente sul territorio, senza più le testimonianze archeologiche. Ladispoli e Torre Flavia. Località conosciutissime a tutti, ma che a qualcuno ritengo siano meno note le loro origini toponomastiche. Ladislao Odescalchi, verso la fine dell’800 per porre fine e regolamentare una vera e propria invasione, in questo caso non da Saraceni, ma da bagnanti e frequentatori di spiagge all’ultima moda, decise di lottizzare una sua proprietà lontana dal Castello di Palo, facendo costruire stabilimenti, strade, servizi, una stazione ferroviaria. In poco tempo si sviluppò un abitato che venne chiamato “la città di Ladislao”. Riguardo a Torre Flavia, nel XVI secolo il cardinale Flavio Orsini fa restaurare, fortificare e armare una torre sul litorale cerite , con funzioni di controllo della costa. La torre, di cui ne prenderà il nome, oggi simbolo di Ladispoli, è in grave pericolo di crollo come denunciò il GATC un anno fa in una mostra. Si stanno aspettando fiduciosi i restauri. Monte Sassone. Località nei pressi del borgo di Sasso di Furbara. Il settore di ricognizione del GATC, in un controllo sulla presenza di strutture antiche, vi trova invece un vero e proprio abitato medievale con tanto di mura, torri, chiesa e cimitero, l’antica Saxum. Anche in questo caso la storia antica del sito è confusa con quella del paese del Sasso. Un Saxo era conte nel 1072 di Civitavecchia, ma il toponimo potrebbe anche derivare dalle due enormi formazioni rocciose che spiccano tra i boschi come due giganteschi sassi scagliati là da un qualche gigante. Tutta la zona è attualmente oggetto di studio del GATC. Monte Santo. E’ il monte più alto dei Monti Ceriti. Dalla sua cima si gode una vista spettacolare a 360°, visibile a occhio nudo perfino Roma e il suo Cuppolone. Sulla sua sommità sono presenti i ruderi di una piccola chiesa con i suoi annessi. Da ricerche d’archivio risulta essere l’eremo di S. Antonio Abate, confuso da tanti con la rocca del Sasso. Nell‘800 vi soggiornò un vero e proprio eremita. Con un toponimo così non poteva essere altrimenti! Concludo scherzosamente questa rassegna dei toponimi, pensando a quali potrebbero essere i nomi delle località del nostro territorio, magari chissà tra qualche centinaia di anni. Fosso dei telefonini? Colle della parabola? Curva della fotocellula? Monte del Web? Fosso dell’acqua radioattiva? Valle delle case abusive? Si veda anche Lo studio dei toponimi nel territorio. Parte I. Fabio Papi L'Aruspice, settembre 2004, n.3 |
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