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Il territorio cerite prima
degli Etruschi
Le più antiche tracce di frequentazione umana del
territorio cerite provengono dalle formazioni plio-pleistoceniche,
affioranti in varie località della zona, erose dai corsi
d’acqua e intaccate dalle profonde arature e scassi agricoli
eseguite negli ultimi decenni.
Il nostro territorio fin dal’epoca preistorica doveva
presentarsi come un luogo caratterizzato da estese foreste interrotte
da paludi, da lagune costiere, da numerosi corsi d’acqua e
sorgenti e popolato - nei periodi interglaciali - da fauna come
quella che vive attualmente nella savana africana, con mandrie di
rinoceronti, ippopotami, elefanti e leoni. I grandi pachidermi
iniziano ad estinguersi durante le brusche oscillazioni climatiche
che caratterizzano la glaciazione di Würm e con la fine di
questo grande periodo glaciale sembrano sparire anche il leone, la
iena e l’orso mentre prendono consistenza le popolazioni di
cervi, camosci, caprioli e cinghiali.
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Laguna di Torre Flavia. Uno
degli ultimi esempi di zona umida costiera che
caratterizzava il litorale cerite nella preistoria.
(foto G. Marcello)
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Nei momenti di freddo più intenso compaiono nel nostro
territorio ospiti nordici come il mammouth, l’alce e la lepre
delle nevi. Il mare davanti alle nostre coste ospita le foche, un
uccello simile al pinguino e la malacofauna caratteristica delle
acque fredde.
Anche per la flora preistorica del nostro territorio si sono
alternati periodi freddi con boschi di aghifoglie, praterie e steppe
a periodi caldi con boschi di latifoglie, querceti e faggeti.
Proprio di quest’ultima specie l’ultima glaciazione
(Würm) ha lasciato un’impronta indelebile; grazie infatti
a particolari condizioni climatiche si è conservato fino ai
giorni nostri un bosco di faggi presso Allumiere.
I rinvenimenti di superficie, ad opera di alcuni studiosi del
territorio, indicano che i cacciatori-raccoglitori paleolitici
frequentavano sia i pianori tufacei che i rilievi affacciati
direttamente sulle valli fluviali ma prediligevano anche le pianure
costiere sempre poco distanti da corsi d’acqua, dove era
certamente più facile incontrare animali che andavano ad
abbeverarsi. Molti dei ritrovamenti consistono in isolati strumenti
in pietra “lavorata” come bifacciali, raschiatoi,
grattatoi, intaccature e lame, riferibili per la maggior parte ad
industrie del paleolitico inferiore e medio, rinvenuti associati a
nuclei e schegge di lavorazione. Non è difficile trovare,
facendo ricognizione nel nostro territorio, strumenti in selce che
testimoniano la frequentazione del luogo fin dalle epoche più
antiche anche se tuttavia queste, finora, risultano le uniche
testimonianze sporadiche dell’uomo preistorico “cerite”.
Le successive fasi della preistoria, dall’epoca neolitica
all’età del bronzo finale sono, invece, ben documentate
da un numero di ritrovamenti sempre crescente. Tra il V ed il I
millennio a.C. si avverte, in maniera ancora più evidente che
nel paleolitico, la ricerca da parte dell’uomo di luoghi ricchi
di acque sorgive, situati lungo la viabilità naturale
coincidente con i corsi d’acqua in aree caratterizzate dalla
presenza di suoli leggeri, facilmente lavorabili.
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Torrente nei boschi a nord di
Cerveteri. L’abbondanza di acqua e le risorse boschive
costituirono elementi importanti nello sviluppo umano
nel territorio cerite. (foto G. Marcello)
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Con l’epoca neolitica, anche nel nostro territorio, si
assiste ad una radicale evoluzione dell’uomo che porta una
serie di importanti cambiamenti sul piano economico, tecnologico e
sociale. Il paesaggio cerite in questa fase è ideale sotto
l’aspetto climatico, con un rigoglio vegetativo che migliora la
fertilità del terreno. In questo ambiente favorevole
assistiamo all’affermarsi, sul piano sociale, della nascita
delle prime comunità di villaggio e, sul piano economico,
dell’allevamento degli animali e della pratica
dell’agricoltura. Sul piano tecnologico, invece, assistiamo
all’affermarsi di nuove tecniche nella fabbricazione di
utensili in pietra levigata e all’utilizzo di strumenti legati
nelle attività agricole come macinelli e pestelli. Ma la cosa
più interessante è che in questo periodo inizia la
produzione della ceramica.
La durata del periodo neolitico dell’evoluzione umana è
piuttosto lunga (circa 3.000 anni) ed è segnata da numerosi
cambiamenti. Importanti scoperte archeologiche risalenti a questo
periodo sono state effettuate nel nostro territorio, come gli
insediamenti di Pyrgi e Monte Abatone, Località Due Ponti, nel
comune di Cerveteri, dove è stata ritrovata testimonianza di
ceramica impressa, appartenente alla fase più antica del
neolitico. Come non ricordare l’Aspetto del Sasso, questa fase
del neolitico caratterizzata da tipologia di vasi e decorazioni
completamente diverse da quelle viste precedentemente. Tracce di
questa cultura sono state trovate a Pyrgi e nella Grotta Patrizi al
Sasso di Furbara.
Con l’età del Rame e quindi con l’inizio da
parte dell’uomo della lavorazione dei metalli, assistiamo ad
un’ulteriore rivoluzione nella quale l’industria litica
viene lentamente rimpiazzata dallo strumentario in metallo.
All’interno dell’età del Bronzo c’è
una cultura cosiddetta Appenninica caratterizzata da vasellame con
splendide decorazioni, che nella nostra zona trova testimonianze
nelle zone di Torre Chiaruccia, di Grottini a S. Severa e di Pian
Sultano.
La cultura seguente, denominata Subappenninica, pur conservando
una economia molto simile all’Appenninico rappresenta l’inizio
di una fase, indicata come tarda età del Bronzo o
Protovillanoviana, in cui si evidenziano alcune delle manifestazioni
che saranno patrimonio delle popolazioni che contribuiranno, poi,
alla nascita della civiltà etrusca cerite. Sintomi di questa
svolta sono, oltre alla scomparsa dei tipici aspetti decorativi, una
diversa abitazione del territorio con un’interruzione nella
continuità di molti insediamenti ed i primissimi casi
riguardanti l’introduzione di un rito sepolcrale che diventerà
molto diffuso in epoca etrusca: l’incinerazione. Esempi diretti
di questa fase sono riscontrabili per esempio a Monte Tosto a
Cerveteri, uno dei siti protovillanoviani più ricchi di
testimonianze del territorio cerite.
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Torre Pascolaro. La castellina
è un rilievo roccioso con pareti verticali, generata
dall’azione erosiva dei corsi d’acqua, spesso scelta per impiantare
insediamenti umani facilmente difendibili. (foto G. Marcello)
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La fase Protovillanoviana rappresenta quindi la premessa
essenziale per capire il fenomeno della nascita della civiltà
etrusca. I siti abitativi, per esempio, vengono scelti in zone
naturalmente difendibili, come i pianori di tufo che saranno poi sede
delle più grandi città etrusche. Basta ricordare il
pianoro tufaceo sul quale nasce Cerveteri e quello su cui si sviluppa
l’abitato di Ceri. Anche le necropoli sono poste, così
come nella successiva età etrusca, sulle alture circostanti
l’insediamento a non molta distanza da esso; le ceneri sono
poste entro urne biconiche ed hanno spesso un corredo di vasi e
metalli più o meno abbondante.
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Valle Luterana. Ai boschi si
alternano i pascoli permettendo agli abitatori
dell’ager caeretanus, fin dai tempi più antichi,
lo sviluppo dell’allevamento. (foto G. Marcello)
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In quest’ultima fase assistiamo quindi ad un fenomeno di
urbanizzazione ed è facilmente ravvisabile un diverso
approccio dell’uomo con il suo territorio e con le sue risorse,
molto simile a quello dell’epoca etrusca che tutti noi ben
conosciamo.
Simona Vagelli
L'Aruspice, settembre 2004, n.3
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