Escursione a Sovana, tra tufo e antiche memorie

Dopo la non dimenticata visita del 28 e 29 ottobre del 2000 alle navi romane di S. Rossore ed ai complessi monumentali di Pisa e Lucca, la mattina dello scorso 3 ottobre una cinquantina di soci del nostro gruppo archeologico si muoveva alla scoperta dell'antica Sovana, un centro cosiddetto minore nella propaggine sud-orientale della Toscana quasi al confine con il Lazio, al di fuori delle strade più battute ma che ha svolto una rilevante funzione storico-culturale nel proprio ambito territoriale conservandone testimonianze illustri. E Sovana, già etrusca poi romana e medioevale, non avrebbe infatti deluso le nostre attese.

Visita al centro medioevale di Sovana. (foto Archivio GATC)

Pioveva a dirotto quella mattina ed al momento erano davvero poche le speranze di un miglioramento del tempo. Ciò nonostante una buona dose di entusiasmo ci spingeva con ottimismo verso la nostra destinazione.

Lasciando la maremma costiera verso quella interna, la strada con i suoi saliscendi si inoltrava in una terra di intatta bellezza naturale con ampi ripiani tufacei color ocra tagliati profondamente dall'azione erosiva dei fiumi e dei torrenti che ne hanno modellato nel tempo le forme ricavandone speroni, rupi e pianori occupati da antichissimi insediamenti umani favoriti dai luoghi naturalmente fortificati.

In questo ambiente di grande suggestione paesistica ci accoglieva Sovana, distesa su un pianoro tra due gole di tufo, silenziosa e solitaria, immersa in un tempo arcaico quando centro della estesissima contea degli Aldobrandeschi aveva vissuto tra l'XI ed il XIII secolo il suo momento di massimo splendore dopo il rilevante ruolo già svolto in epoca etrusca e romana. La pioggia era pressoché cessata, potevamo apprezzare pienamente la bellezza del borgo nel suo impianto urbanistico medioevale.

I due poteri simbolo dei medioevo, quello temporale e quello spirituale, sembravano ancora vigilare sull'abitato confrontandosi da posizioni contrapposte. Ad una estremità i maestosi e severi ruderi della Rocca Aldobrandesca, all'altra il Duomo (Cattedrale di S. Pietro) dell'XI - XII secolo costruito probabilmente sul luogo dell'antica acropoli ma sui resti di una chiesa antecedente di cui rimane la cripta. Il bel portale esterno contiene frammenti scultorei antichissimi dalla complessa simbologia di origine anche pagana riutilizzata in un contesto cristiano, il grandioso interno a tre navate scandite da pilastri cruciformi dicromi con capitelli istoriati, opera di maestranze lombarde dell'XI secolo, rappresenta un mirabile esempio di transizione architettonica dallo stile romanico a quello gotico. Antiche casette medioevali costeggiano la "strada di mezzo", pavimentata in suggestivo cotto a spina di pesce, che s i allarga nell'armoniosa Piazza del Pretorio dove sulla destra prospettano la Loggia del Capitano ed il Palazzo Pretorio le cui facciate decorate di stemmi ci rammentano le fasi del dominio senese e di quello mediceo. Sullo sfondo della Piazza il Palazzetto dell'Archivio e sulla sinistra la romanica chiesa di S. Maria che al suo interno conserva un prezioso e raro ciborio dell'VIII - IX secolo.

Dopo la sempre gradita pausa pranzo a Sorano, la visita alla necropoli etrusca ci immergeva in un magico scenario di gole tufacee e di fitta vegetazione boschiva.

La Tomba Ildebranda nella necropoli etrusca di Sovana. (foto Archivio GATC)

Tra le tombe rupestri, con le camere sepolcrali coronate da monumenti tagliati nella roccia, quelle più complesse ed evolute appartengono al III - II secolo a.C. Lo spazio ci obbliga a ricordarne solo alcune per la loro qualità architettonica: la tomba della Sirena, ad edicola con portico dal frontone decorato, la tomba del Tifone, a timpano con portico e la tomba Ildebranda riproducente la facciata di un tempio con il basamento, le colonne , l'architrave ed il timpano; il tufo era stuccato e levigato e gli elementi architettonici dipinti. Il tutto purtroppo in un preoccupante stato di rovina.

Ma ormai era il tempo di riprendere la via del ritorno; la luce calava rapidamente ed il buio quasi ci sorprendeva nel sottobosco scivoloso per la pioggia ed il fango.

Al termine della nostra escursione non rimaneva che formulare, oltre ad un ringraziamento per le fatiche degli ottimi organizzatori, un auspicio: che una terra di antica civiltà sia oggetto di sempre maggiore tutela e valorizzazione. Quest'aspetto, come Gruppo Archeologico, ci sta davvero a cuore.

Oreste Fusco

L'Aruspice, gennaio-febbraio 2001, n.1

 

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