Sorprese dai Monti Ceriti

Il settore ricognizione ha avviato recentemente una indagine sistematica dei Monti Ceriti, i rilievi che separano la città di Cerveteri dall'entroterra. Il paesaggio è ancora in gran parte intatto, quasi selvaggio, con panorami di grande bellezza. Non a caso li hanno chiamati "monti", nonostante i picchi più elevati superino di poco i quattocento metri d'altezza. L'andamento scosceso del suolo ha sempre precluso lo sfruttamento agricolo della zona, cosicché il bosco e una folta macchia la fanno ancora da padroni.

Le rovine di una ferriera. (Foto G. Marcello)

Il primo obiettivo che abbiamo scelto è Monte Vittoria, sul quale è stato segnalato un insediamento fortificato, forse di epoca medioevale. La nostra ricerca è fortunata sin dalle prime battute. Lungo il cammino individuiamo una ferriera medioevale. Successivamente, in una valletta rinveniamo reperti che testimoniano la presenza di una villetta rustica romana, probabilmente di epoca tardo repubblicana.

Quando il sentiero inizia a salire verso la cima di Monte Vittoria, Flavio, il direttore tecnico del nostro gruppo, ci invita di nuovo a fare attenzione perché proprio all'inizio del sentiero, in una precedente ricognizione, ha trovato dei reperti protostorici. Nel raggio di pochi metri in effetti troviamo diversi pezzi di ceramica non tornita. Probabilmente il dilavamento dell'acqua ha spostato i reperti dal luogo dove sono stati deposti in origine.

Il cammino prosegue lietamente, alternandosi tratti al sole quasi primaverile e tratti sotto l'ombra fresca del bosco. La strada è larga due-tre metri circa, con un fondo ben assestato. In alcuni tratti la roccia è stata tagliata sul lato a monte, in modo da mantenere una larghezza costante della sede stradale. La salita è sempre dolce, un tempo sicuramente percorribile con un carro. In alcuni tratti il fondo della strada è lastricato con pietra locale tagliata in piccoli blocchi.

L'insediamento medievale di Monte Vittoria. (Foto G. Marcello)

Arrivati in cima ecco evidenti i muri difensivi dell'abitato che delimitano una piazzola erbosa di pianta poligonale. Fuori del recinto, nella boscaglia individuiamo molte strutture murarie e una cisterna. L'insediamento si rivela di una certa importanza. Dalla ricognizione delle strutture e dal tentativo di misurarle e di riportarle su un foglio capiamo che oltre al primo giro di mura, quello che difende l'area sulla sommità, altre due cinte murarie, esterne alla prima, difendono l'insediamento, una dentro l'altra come bucce di cipolla. Da un calcolo approssimativo risulta che l'area dell'insediamento si estende per almeno due ettari.

La strada antica che collega Sasso (sullo sfondo a destra) con la Caprareccia e Monte Tosto. (Foto G. Marcello)

Il secondo obiettivo selezionato è Monte Santo, con i suoi 430 metri il più alto dei Monti Ceriti. Percorriamo una strada antica che aggira da ovest il complesso formato dal Sasso e da Monte Santo. Lungo il percorso rinveniamo un frammento, forse di epoca etrusca, apparentemente di un fornello. In mezzo alla vegetazione sul pendio che sovrasta il sentiero troviamo un frammento forse di un grosso contenitore in ceramica, dal colore rosso vivo tipico dell'epoca etrusca, e alcune pietre tagliate artificialmente. Probabilmente questo materiale è dilavato dall'alto. Ripreso il cammino, sbuchiamo in un'ampia radura. Ci è riservata una bella sorpresa: le tracce di una villa romana. Alcuni avvallamenti nel terreno, forse buche colmate, sono piene di materiale da costruzione: pietre, tegoloni, coppi, mattoni.

Panorama di Monte Santo visto dal Monte Sassone (Foto G. Marcello)

Riprendiamo la strada verso la cima. Dopo qualche incertezza sulla strada da seguire, Fabio, il caposquadra, annuncia di aver trovato il passaggio. Il sentiero sale ripidissimo, appena percettibile in mezzo alla macchia. Salendo, lungo il sentiero, troviamo numerosi frammenti di tegole e di ceramica di ogni epoca, protostorici, etruschi, romani e medievali. Il panorama è molto bello, valeva proprio la pena salire quassù. Vediamo il Castello di S. Severa, le installazioni militari di Furbara, gli stagni salmastri lungo la costa. Aguzzando la vista e con l'aiuto di un binocolo riusciamo addirittura a scorgere il cupolone di S. Pietro! Verso est riconosciamo Monte Vittoria, dove siamo stati poche settimane fa. Ruotando ancora un po' lo sguardo verso nord vediamo Monte Romano che sovrasta Trevignano e dall'alto la cima della roccia di Sasso, sulla quale si distinguono chiaramente delle strutture murarie.

Analisi di un struttura sulla cima di Monte Santo. (Foto Archivio GATC)

La cima di Monte Santo, stretta e allungata, non è molto ampia. Non sembra adatta a un insediamento vero e proprio. Sulla estremità a nord-est rinveniamo una grossa lastra di marmo lavorato, tegole romane e laterizi. Marco inizia a rimuovere il terriccio intorno a qualcosa che appena si intravede. Individuiamo una struttura semicircolare in mattoni. I resti di muri in pietra sono troppo sottili per fornire una difesa efficace; piuttosto potrebbero forse appartenere a un eremo, in coerenza con il toponimo. Tutt'intorno non troviamo tracce di strutture difensive, elemento che non smentisce l'ipotesi di un luogo sacro.

Le prime due ricognizioni sui Monti Ceriti non ci hanno deluso. Le sorprese non sono mancate e i primi risultati iniziano a gettare una luce sugli insediamenti di questi luoghi, che hanno offerto rifugio sicuro agli abitanti della zona, in particolare nella difficile epoca medioevale.

Giampiero Marcello

Maggio 2002

Si veda anche l'articolo collegato I Monti Ceriti: la scalata al Monte Vittoria.



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