Alla corte di Re Ruggero.

Roma descritta da un geografo arabo del XII secolo

La corte più brillante dell'Europa del XII secolo era, senza dubbio, quella di Re Ruggero II d'Altavilla a Palermo. Il Re era noto per la sua grande curiosità intellettuale unita ad un profondo rispetto per l'erudizione, fenomeno piuttosto raro tra i principi suoi contemporanei. Inoltre Re Ruggero si era circondato di uomini eruditi, infatti intorno al 1140 egli fece venire a Palermo i più stimati studiosi sia d'Europa che del mondo arabo e soleva trascorrere la maggior parte del suo tempo con i migliori scienziati, dottori, filosofi, geografi, matematici, intrattenendosi con loro in cordialità ed amicizia.

Amico intimo di Re Ruggero, tra questi, fu il geografo arabo ABU ABD'ALLAH MUHAMMAD IBN IDRIS, conosciuto come "al EDRISI", che era quello che il Re stimava ed ammirava di più.

IDRIS, formata la sua educazione a Cordova, giunse a Palermo nel 1139 incaricato da Re Ruggero di raccogliere informazioni geografiche da tutte le parti possibili del mondo conosciuto. Dopo quindici anni di studi e ricerche, nel 1154, fu redatta un'opera chiamata "Libro di Re Ruggero" detta anche "Geografia di Edrisi" ma intitolata dallo stesso Re Ruggero: "Svago per chi ama girare il mondo".

Il geografo arabo IDRIS iniziò il suo lavoro descrivendo la figura e la personalità di Re Ruggero: l'esaltato da Dio, potente per divina grazia, re di Sicilia, Longobardia e Calabria, sostegno del Pontefice di Roma e difensore della religione cristiana che "alla nobiltà del tratto egli accoppia la bontà dell'indole, ai benefici la cordialità e con ciò dell'animo valoroso, l'intelletto lucido, il profondo pensiero, la imperturbabile calma " e continua con l'elogio della giustizia e del grande sapere dei Re in ogni campo. Quando si estesero le province ed i confini del suo reame, egli volle conoscere le condizioni delle terre da lui governate e, non contento di ciò, volle conoscere tutti gli altri paesi della terra. Vennero perciò consultate opere di autori del IX e X secolo, carte geografiche e libri di autori arabi, di Tolomeo e di Orosio di Antiochia. Il Re non fu soddisfatto delle notizie trovate negli autori consultati e mandò per tutti i paesi uomini di sua fiducia abituati a viaggiare, li chiamò a se e li interrogò uno ad uno e fece mettere per scritto le conclusioni.

Il Re fece allora preparare un grande e massiccio disco di argento purissimo di circa 150 chilogrammi, dove fece incidere le figure dei paesi e regioni, terre abitate e deserti, mari, fiumi, itinerari, porti, dando luogo ad un grande planisfero. Questa magnifica opera purtroppo andò distrutta pochi anni dopo, nel corso di disordini verificatisi nel regno successivo, la morte di Re Ruggero nel 1154, poco dopo la conclusione del lavoro. Il risultato più prezioso di IDRIS fu il volume che il Re volle intitolare "Svago per chi ama girare il mondo" .

IDRIS inizia il suo libro descrivendo la forma della terra:

"la terra è rotonda come una sfera e l'acqua vi aderisce e vi si posa per inerzia naturale senza staccarsene". Prosegue descrivendo il mondo allora conosciuto, chiama il Mar Mediterraneo Mar di Siria, l'Occano Atlantico Mar Tenebroso, il Golfo Veneziano è il Mar Adriatico e "rum ah" è Roma. Dopo aver trattato in generale della figura della terra, descrive in particolare popoli e paesi e le cose meravigliose che vi si trovano, non smette mai di stupire la precisione delle relazioni fatte da viaegiatori che hanno preceduto di oltre tre secoli Cristoforo Colombo. Si tratta di opera scientifica senza fantasticherie e la lettura del libro è affascinante.

Gli itinerari indicati per la città di Roma sono tratti da fonti contemporanee. IDRIS descrive in modo approssimativo due itinerari via terra, ma e più preciso nella descrizione dell'itinerario marittimo che doveva essere più frequentato poiché era percorso da commercianti e crociati provenienti da paesi settentrionali e diretti in oriente. L'ultima tappa dell'itinerario marittimo era Civitavecchia, i pellegrini che si recavano Roma concludevano il viaggio proseguendo per la via litoranca Aurelia.

La rotta suggerita da IDRIS inizia a Narbonne, tocca Montpellier, Marsiglia, Albenga, Savona, Genova che descrive come "città antica", continua per Porto Venere, Luni e Pisa dove si sofferma nella descrizione della città esaltandone i "meravigliosi monumenti", prosegue per Talamone che chiama "Porto della Cinghialeria" e, dopo 50 miglia giunge a Civitavecchia.

"Dal castello di Civitavecchia alla foce del fiume della città di Roma, chiamato Tevere, 50 miglia tra il mare e Roma sono 10 miglia".

Prosegue con la straordinaria descrizione di Roma, tratta da autori orientali:

Roma è una delle colonne della cristianità, essendo sede di patriarca. Sono pure sedi patriarcali Antiochia, Alessandria, Gerusalemme; però quest'ultirna è recente, non esistendo al tempo degli apostoli e fu istituita dopo le altre per onoranza della santa.casa. Roma è città di perimetro esteso, dicesi che giri intorno nove miglia. La cingono doppie mura di pietra; il muro interno è rosso dodici braccia e alto settantadue, quello esterno è grosso otto braccia e alto quarantadue. Nello spazio tra le due mura (scorre) un fiume coperto di lastre di rame, ogniuna delle quali è lunga quarantasei braccia.

Il mercato occupa lo spazio tra la porta orientale e l'occidentale; vi si veggono loggiati di pietra di mole straordinaria, sorretti da colonne ogni una delle quali è alta trenta braccia. Le colonne che fiancheggiano la fila di mezzo sono di ori calco e hanno il fusto, la base e il capitello gittati. A ridosso delle colonne sorgono le botteghe dei mercanti.

Sul davanti di questi logiati e botteghe (scorre) un fiume che divide la città da oriente a occidente. Il suo fondo è interamente rivestito di lastre di rame (sicche) non vi si attacca ancora. I Romani contano le date con questo fiume e dicono: "dalla data dell'anno del rame". Le navi coi loro carichi entrano in Roma per questo fiume, e procedono innanzi così caricate finchè si fermano alle botteghe dei mercanti.

Entro la città sorge una chiesa grande, costruita sotto il nome di Pietro e Paolo apostoli i quali ivi riposano in due sepolcri. La lunghezza di questa chiesa è di trecento braccia, la larghezza duecento e l'altezza del tetto cento. Le colonne sono di bronzo gittato e così pure il tetto è rivestito di oricalco. In Roma si contano mille duecento chiese; i mercati e le ampie strade sono lastricati in marmo bianco e turchino e i bagni sono in numero di mille.

Vi è una chiesa di architettura magnifica, costruita sul disegno di quella di Gerusalemme, tanto in lungo che in largo, con un altare sul quale si celebra la messa, lungo dieci braccia e tutto tempestato all'esterno di smeraldi verdi. Dodici statue d'oro puro sorreggono questo altare; ogni statua è alta due braccia e mezzo ed ha gli occhi di rubini. Le porte di questa chiesa sono rivestite di lamine d'oro puro, però le porte esterne, le une sono coperte di lastre di rame, le altre sono di legno scolpito.

Nella città di Roma è il palazzo del sovrano chiamato il Papa. Nessuno è superiore a lui in possanza; i Re sono a lui soggetti e lo considerano eguale al Creatore. Egli governa con equità, ripara le ingiustizie, aiuta i deboli ed i poveri e protegge l'oppresso contro l'oppressore. Le sue decisioni hanno forza sopra tutti i re dei "Rum" e nessuno di loro può opporvisi.

La città di Roma non si può sufficientemente descrivere; le sue bellezze sono tali e tante che è impossibile enumerarle. Da Roma dipendono molte città e metropoli celebri fra le quali Orte, Magliano, Ostia, Mentana e Castello (Civita Castellana?)

Gli itinerari per Roma e la sua descrizione si trovano in "Le vie di pellegrinaggio del Medioevo" di Renato Stopani (Firenze 1986), la descrizione dell'Italia con il testo in arabo si trova in "L'Italia descritta nel Libro di Re Ruggero" di M. Amari e C. Schiaparelli (Roma 1883), mentre del testo completo esiste solo una traduzione in francese: "Geographie d'Edrisi" di A. Jaubert (Parigi 1836).

Franca Gentile

Febbraio 2002

 

 

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