Paesaggi negati: la distruzione delle antiche campagne ceriti

E' con un grande senso d'impotenza che ci si può aggirare nelle campagne ceriti ed assistere in diretta alla distruzione del paesaggio antico che, in maniera sistematica, sta rapidamente scomparendo in gran parte del territorio. Già negli anni Sessanta e Settanta, le aree più prossime ai vecchi centri storici sono state aggredite da volgari speculazioni edilizie ed impropri interventi di lottizzazione.

I paesaggi che da millenni caratterizzavano la costa etrusca con i loro silenzi e con le loro spiagge solitarie quasi incontaminate sono scomparsi, insieme ai boschi secolari, sotto milioni di metri cubi di cemento e asfalto. Cerveteri, Ladispoli e Santa Marinella sono diventate terra di conquista per speculatori senza scrupoli che hanno costruito palazzi e villette a schiera su tombe etrusche, antiche ville romane, verdi campagne e spiagge assolate. Il vigneto e il querceto, il campo di grano hanno lasciato il posto ai palazzi e alle case per le vacanze.

La storia ha ormai fatto proprio questo scempio che ha portato alla nascita di centri residenziali come Valcanneto, Cerenova, Il Cerreto, San Nicola, Il Villaggio Tyrsenia, Il Miami, solo per citarne alcuni dei più noti, lì dove un tempo era il bosco mediterraneo, i Campi di Vaccina, le paludi e la fertile campagna degli Etruschi. Dopo l'abnorme sviluppo edilizio degli scorsi decenni che ha alterato in pochi anni paesaggi ed equilibri che si erano mantenuti tali per millenni, le campagne ceriti sono ora aggredite da una nuova "malattia edilizia" che sta trasformando il territorio in un anonimo susseguirsi di case e villette di campagna.

Piani regolatori e volontà politiche di intere amministrazioni comunali sembra che non riescano a fare nulla contro il potente partito trasversale del mattone, un partito fatto di grandi interessi speculativi che la totale assenza di sensibilità culturale e ambientale e soprattutto la cupidigia del denaro "tanto, maledetto e subito" ha incoronato come il demone distruttore dei nostri paesaggi.

Varianti bocciate dalla Regione Lazio al piano regolatore di Cerveteri, Leggi come la 550 per Ladispoli sono solo la punta dell'iceberg, costituiscono formidabili elementi di dissesto delle nostre campagne, una sorta di cancro del tessuto vivo del territorio che impedirà a coloro che verranno dopo di noi di ammirare il verde delle colline ceriti e il tramonto sul litorale che per millenni è stato l'elemento caratterizzante di questi nostri luoghi. Ladispoli, Cerveteri, Santa Marinella si avviano sempre più velocemente a divenire squallidi sobborghi di Roma, periferie senza identità e senza storia, tutte uguali e inglobate dalla metropoli.

Chi fugge dal traffico e dall'inquinamento di Roma viene da queste parti a cercare esattamente quello che si sta distruggendo con i muovi insediamenti che da decenni fioriscono proprio per ospitare i fuggiaschi.

Se vi capita di percorrere la strada che dalla via Aurelia conduce al Sasso e alla zona della Carlotta nel territorio di Cerveteri guardate sulla vostra sinistra verso le famose "Dolomiti Laziali" le due formazioni di roccia di grande bellezza e suggestione che si elevano poco prima del paese. Sbrigatevi ad ammirarle perchè tra breve, le ville dei nuovi ricchi costruite in punti panoramici a ridosso della strada le nasconderanno per sempre alla vista di tutti noi.

Stessa situazione in località Monte Li Pozzi dove nascono come funghi le villette multicolori al centro di paesaggi agricoli da millenni uguali a se stessi. Se proprio ci si vuol far del male si può percorrere la Via delle due Casette e la Via del Sasso, lungo l'antica Caere-Pyrgi, la strada che collegava Cerveteri al suo porto internazionale. Su ogni collina di formazione argillosa o tufacea è sorta una "casa agricola", dove tuttavia è difficile trovare stalle e depositi di derrate, rimesse di trattori e altri strumenti legati alla vita dei campi. I "nuovi contadini" preferiscono coltivare piscine e campi da tennis.

L' enorme tumulo etrusco di Montetosto, per secoli punto di riferimento nella campagna, stenta ad essere riconoscibile tra le case che lo stanno circondando. Di nuovo l'impressione è quella di tante cellule cancerogene maligne che attaccano un organismo vivo: immaginate anche un bel paesaggio dipinto sulla tela di un quadro che viene preso di mira da centinaia di tarli. Le bellezze della natura che appartengono a tutti noi si stanno chiudendo allo sguardo con recinti, muri e cancellate, veniamo privati per sempre dell'antica suggestione di luoghi senza tempo. In campagna si può ormai camminare quasi soltanto seguendo le strade asfaltate perche tutto è recintato accuratamente con cani che abbaiano attraverso i cancelli.

Non credete che sia giunto il momento di dire basta a questo scempio selvaggio? Le risorse del nostro comprensorio sono legate alla bellezza naturale delle colline, delle spiagge pulite e di libero accesso, all'enorme patrimonio storico e archeologico che ci circonda e che ancora attende di essere valorizzato adeguatamente.

E' proprio la vicinanza con Roma che può fare la differenza. I nostri comuni devono offrire quello che non è più possibile trovare nella grande metropoli: la tranquillità, la natura, la cultura a portata di mano, i paesaggi senza tempo, il mare libero e pulito, il buon mangiare. Soltanto la valorizzazione delle risorse ambientali e dei beni culturali può portare ad uno sviluppo equilibrato e lungimirante ma bisogna fare presto prima che il "partito del mattone" decreti definitivamente la morte dei nostri paesaggi.

Flavio Enei

Aprile 2002


Note alle immagini
1. Le Dolomiti Laziali. (Foto C. Carocci)
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