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Conoscere OvidioIl 20 marzo 43 a.C. nasce a Salmone Publio Ovidio Nasone da antica famiglia equestre, esattamente un anno dopo il fratello Lucio. I due fratelli si recano a Roma dove sono allievi di Arellio Fusco, maestro di retorica tra i più conosciuti del tempo, e di Marco Porcio Latrone, oratore di origine spagnola, amico di Seneca. Nel 30 a.C. Ovidio, che era stato avviato alla carriera forense, scopre la sua passione letteraria. Nel 23 a.C. viene mandato dal padre in Grecia per completare i suoi studi dove si sofferma per un anno. Prima di rientrare a Roma effettua un giro in Asia Minore, Egitto e Sicilia. Ritornato a Roma incomincia il cursus honorum e come primo incarico diviene triumvir capitalis, cioè addetto alla pubblica sicurezza, in seguito diventa decemvir stilibus indicandis, addetto ai processi cittadini. Non avrà altri incarichi perché si accorge ben presto della sua vera passione. In questo periodo entra a far parte del circolo letterario di Messala Corvino, protettore di Tibullo, che aveva un’impronta ellenizzante. In quello stesso tempo a Roma esisteva anche il circolo di Mecenate legato maggiormente alla tradizione romana. Ovidio si sposa giovanissimo per poi divorziare e risposarci e divorziare di nuovo. La terza moglie è quella che gli rimane fedele anche dopo la sua dipartita per un lungo e definitivo esilio a Tomi, piccola cittadina sul Mar Nero, l’odierna Costanza in Romania. Ha una figlia ma non sappiamo se dalla prima o dalla seconda moglie.
Nel 19 a.C., Ovidio pubblica gli Amores (Amori), prima in cinque libri e poi redatti in tre. Seguono le Heroides (Eroidi) e la tragedia Medea, perduta. Nel 1 o 2 d.C., Ovidio pubblica l’Ars amatoria (L’arte d’amare) e circa nello stesso periodo escono i Remedia amoris (Rimedi all’amore) ed il De medicamine faciei feminae (Rimedi per la faccia della donna). Subito dopo egli comincia a scrivere i Metamorphoseon libri XV (le Metamorfosi) ed inizia a lavorare sui Fasti. Nell'8 d.C. Ovidio viene esiliato per diretto ordine di Augusto perché trascinato con altre persone illustri in un scandalo che coinvolge la nipote dello stesso Augusto di nome Giulia, moglie di Lucio Emilio Paulo, per adulterio. Giulia in seguito a queste vicissitudini morirà in esilio il 14 d.C. Ovidio, a proposito del suo esilio, riceve un dispaccio imperiale nella sua abitazione romana dove vive, intanto, con la sua terza amata moglie nel pomeriggio di un giorno imprecisato. Il dispaccio riporta la decisione imperiale di esiliare il destinatario a Tomi sul Mar Nero. La partenza sarebbe dovuta avvenire la mattina successiva lasciando la moglie a Roma. E’ facile riuscire immaginare i momenti di strazio ed inquietudine vissuti da Ovidio in quella notte. Durante il viaggio Ovidio comincia a scrivere le Epistulae ex Ponto (Lettere dal Mar Nero). In seguito raccoglie cinque libri di elegie intitolati Tristia (Tristezze) il cui tema ossessivo è la giustificazione del suo error misterioso e della sua poesia erotica. Impara la lingua Getica e pubblica i distici Ibis contro un amico infedele. Con la morte di Augusto nel 14 d.C., Ovidio cerca invano di ottenere la revoca della condanna. Neanche Tiberio si ricorderà di lui. Muore a Tomi all’età di 60 anni. Ovidio compone il suo poetico a maliziosissimo trattato L’arte di Amare sui modi di conquistare le donne. E’ l’opera che fa la fortuna di Ovidio come autore mondano e ne fa il beniamino dei circoli più raffinati della capitale. Da
L’arte d’amare I, 1-3: Se c’è tra voi chi non conosca
ancora l’arte d’amare, legga il mio poema e fatto
esperto colga nuovi amori! Roberto Zoffoli Luglio 2004
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