Conoscere Marziale

Marco Valerio Marziale (M. Valerius Martialis) è nato nel 40 d.C. in Spagna in un paese chiamato Bilbilis (nei pressi dell'odierna Calatayud), da famiglia benestante che molto probabilmente gli ha dato la possibilità di vivere una gioventù dedicata agli studi di retorica e grammatica, agli sport, bagni in sorgenti termali, fiumi.

A 24 anni si allontana dalla propria famiglia e dalla vita tranquilla di provincia per recarsi nella capitale del potere: Roma.

A Roma frequenta il circolo iberico del quale Seneca era il personaggio più importante. Marziale dovette però trovarsi altri protettori quando Senenca cadde in disgrazia, insieme alla sua famiglia, a seguito del fallimento della congiura di Gaio Calpurnio Pisone contro Nerone.

Ha vissuto a Roma sino al 98 d.C. allontanandosi solo una volta nel 87 per un viaggio in Emilia. In seguito ritorna in Spagna nel suo paese natio dove morirà a 64 anni nel 104 d.C., aiutato, negli ultimi anni della sua vita, da un'amica di nome Marcella che lo ammirò e protesse senza altri scopi alla sua morte.

In sostanza, quest'uomo intelligente, satirico, pungente, ironico, sottile, adulatore per convenienza ha vissuto 34 anni della sua vita a stretto contatto delle persone che contavano a Roma, sostenendosi con gli introiti delle vendite dei suoi scritti e con elargizioni di eventuali mecenati.

Era difficile vendere un libro ma lo era ancora di più scriverlo, ovviamente tutto a mano (lavoro fatto dagli scrivani).

Non c'era, quindi, per gli scrittori, la possibilità di una vita agiata. Marziale, infatti, vivrà tutto il tempo della sua permanenza a Roma, a suo dire, quasi alla giornata, rubando un invito a pranzo da una parte ed a cena da un'altra. Ha cambiato due volte abitazione, la seconda volta come proprietario sempre nella zona del Quirinale. Nell' 84, gli è stato donato un terreno agricolo nei pressi di Nomentum l'odierna Mentana) dove si recava nei periodi primaverili e estivi per respirare aria di campagna.

Negli ultimi anni di permanenza a Roma, poteva permettersi la presenza nella propria casa di qualche schiavo, di un mulo ed anche di un segretario, vivendo, a suo dire, in un modo faticoso e travagliato. Egli non si sposò né ebbe prole.

Alcuni suoi epigrammi

Un suicida

Si è ucciso per sfuggire ad un nemico. Non è follia morire per non morire?

L'invito dubbio

Mi inviti quando sai che a cena ho ospiti. Ti prego di scusarmi. Ceno a casa.

Vendo regali

Non ho una lira. Regalo mi tocca vendere i tuoi regali. Li ricompri?

Le chiacchere

Perché mai crocefiggere lo schiavo al quale hai fatto tagliare la lingua? Se lui tace la gente parlerà.

La barbiera della Suburra

Una barbiera siede sull'ingresso della suburra, proprio dove pendono i sanguinosi staffili dei boia e dove stanno in folla i ciabattini guardando l'argileto. Una barbiera che non sbarba, ti dico, no, non sbarba. Cosa fa se non sbarba, Ammiano? Scortica.

Il gladiatore

Sei gladiatore e prima facevi l'oculista: ma in fondo è sempre lo stesso lavoro.

Né con te né senza

Insieme tu sei facile e difficile, fastidioso e piacevole: non posso vivere con te né senza. (Sembra un quadretto tra marito e moglie dopo,tanti anni di vita insieme. Amore e odio però di quello buono).

L'acqua in casa

Posseggo - e prego che sia a lungo mia, Cesare te regnante - una campagna minima e una casetta di città. Ma la leva ricurva di una pompa solleva da una vena scarsa poca e faticata l'acqua che si spande sul mio orto assetato: ed in città la casa è a secco e molto lamenta di non godere di un po' di rugiada mentre a un passo risuona l'acqua Marcia. Augusto, se mai mi concedi l'acqua per me sarà come il fonte Castilio o la pioggia di Giove.

Marziale ha scritto in complesso 1561 epigrammi, in più in distici elegiaci, poi in endecasillabi ed in giambi.

Roberto Zoffoli

Gennaio 2002

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