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I gioielli delle
romane
Le leggi vigenti nel periodo
repubblicano vietavano qualsiasi forma di lusso riferito ai
diversi aspetti della vita come l'arredamento della propria
casa, l'abbigliamento, l'uso dei gioielli, ecc. Praticamente
si viveva in austerità considerando il lusso
disdicevole e inutile.
Nel 193 a.C. le matrone romane si
coalizzarono in una forma di ribellione contro queste leggi
proibizioniste. Giulio Cesare promulgò una legge che
regolamentava l'uso delle perle. Addirittura Tiberio in
epoca imperiale vietò l'uso di vasellame di oro
massiccio. Ma lentamente queste disposizioni vennero
disattese ed in epoca imperiale dimenticate. Da ricordare un
aneddoto in epoca repubblicana, quando degli ambasciatori
provenienti da territori lontani si accorsero che il
servizio di bicchieri e brocche in argento sulla mensa di un
personaggio politico dei quale erano ospiti, era
inequivocabilmente lo stesso della mensa di un altro
personaggio presso il quale erano stati ospiti il giorno
precedente.
Nell'epoca imperiale,
però gradualmente si affermò la tendenza
contraria al fine di mostrare Roma agli ospiti stranieri
superiore sotto tutti gli aspetti a qualsiasi altra
città. Lo stesso Augusto raccomandò la
copertura in travertino o marmo di qualsiasi costruzione
importante, sia essa tempio, basilica o quant'altro.
Automaticamente lo sfarzo, per la grande ricchezza che in
quel periodo circolava nella città, si riversò
anche all'interno delle case, specialmente di quelle dei
più ricchi. In un contesto simile bisogna immaginare
quanti e quali sviluppi si sono ottenuti nel campo della
gioielleria.
Le persone addette alla lavorazione
dell'oro e dell'argento normalmente identificati in servi o
liberti, cominciarono la loro attività prima degli
ultimi anni della repubblica su disegni greci e tecniche
etrusche. Lentamente questi laboratori verranno ad essere
guidati da operatori sempre più bravi, molto
probabilmente venuti dall'oriente, che osavano tecniche
diverse e materiali provenienti da quelle località I
ricchi romani in epoca imperiale spendevano delle somme
immense per ostentare il loro stato sociale nella propria
casa, sia essa di città, campagna o mare, con un
numero sempre alto di aiutanti e servi. Qualcuno poteva
permettersi anche un piccolo esercito privato.
Cerchiamo di immaginare il
comportamento di una donna, semmai molto bella e ambiziosa,
che sfruttava una certa situazione fatta di lusinghe,
compiacimenti e regali, oppure quello di una donna che per
discendenza o matrimonio acquisiva il potere. Una donna
simile poteva in un pomeriggio qualsiasi dimostrare la
propria forza facendo combattere e fare uccidere qualche
perdente gladiatore, nel piccolo circo della propria
residenza (la vita umana aveva un prezzo come qualsiasi
altra cosa), per poi rilassarsi con amici e ammiratori
durante la riunione serale in un lussuoso triclinio: donna
molto bella, riverita, ossequiata e temuta per il suo
potere, che non poteva assolutamente presentarsi in publico
con un piccolo anello al dito e un paio di orecchini
insignificanti.
La terza moglie di Caligola (Lollia
Paolina), si è presentata ad una manifestazione a
dire di Plinio il Vecchio, che in quel momento faceva del
giornalismo mondano, con svariati gioielli che dovevano
raggiungere la bella somma di 40.000.000 di sesterzi (al
cambio attuale £ 1.280 il sesterzio), per cui questa
bella signora aveva in dosso £ 51.200.000.000 delle
nostre lire.
Un povero diavolo per un lavoro
umile, per di più saltuario, riusciva a guadagnare 4
o 5 sesterzi al giorno (£5.120 o 6.300 lire) somma che
serviva appena per l'acquisto di un pane e un companatico.
Quando questo individuo non trovava lavoro o era ammalato,
per evitare la fame mendicava o rubava.
A Roma alcuni laboratori di orefici
erano disseminati lungo la via Sacra dove vi lavoravano i
CAELATORES (cesellatori), gli INAURATORES (doratori), gli
ANULARII (quelli che realizzavano gli anelli), i BRACTEARII
(quelli che ottenevano delle foglie sottilissime di oro con
la battitura dello stesso, tra due strati di cuoio). Erano
anche comuni i lavoratori di MARGARITARII dove si lavoravano
solo perle.
Infatti all'oro e all'argento si
abbina l'uso delle perle pescate nel Mar Rosso in Egitto o
nell'Oceano Indiano e anche quello di pietre preziose in
particolar modo rubini, smeraldi, diamanti, topazi, zaffiri,
acqua marine, pasta di vetro e ambra (resine fossili di
antiche conifere che qualche volta includono insetti ben
conservati, provenienti dal Baltico e dal nord della
Germania).
I gioielli più
usati nel mondo romano erano gli anelli, i bracciali, gli
orecchini, le spille e le collane. Dopo che il culto di
Iside (dea Egiziana della Fertilità), si
propagò anche nel mondo romano, venne di moda
l'effige del serpente, animale sacro a questa dea, che
appariva spesso in bracciali realizzati in oro con diverse
spire squamate e occhi di pasta vitrea o pietre preziose
luccicanti. Questi bracciali potevano essere portati anche
all'avambraccio (pensate alle riproduzioni pittoriche della
famosa Cleopatra). Il serpente era spessoriprodotto anche in
forma di anello. La collana era ovviamente il monile
più prestigioso e appariscente perché in primo
piano sul petto della persona che la portava. La maglia
poteva es~ sere realizzata da anelli più o meno
grandi infilati uno dentro l'altro oppure da matassine di
fili intrecciate tra loro, o dalla piegatura di quattro
nastri di metallo tra loro. La collana era corredata ad
intervalli regolari da costoni contenenti una pietra
preziosa, oppure, monete di oro o di argento e terminava
nella parte centrale con un o TettQ-gu-grosso e pesante che
le dava un senso di equilibrio e stabilità. Queste
collane potevano raggiungere una lunghezza mediamente di 40
cm., con un peso adeguato. Negli scavi di Pompei è
stata rinvenuta una collana lunga due metri e mezzo, con un
peso vicino al chilo, avente un intreccio particolare sul
petto, sotto i seni, sulle spalle e anche sotto le ascelle.
Veniva indossata come un capo di vestiario. Gli orecchini
erano realizzati con pendagli di qualsiasi forma e foggia:
delfini, anfore, cuori, amorini, soli, mezze lune, rosette
ecc.. Famosi sono i CROTALIA costituiti da più
pendenti che terminavano con una perla. Con il movimento
della persona queste perle producevano dei rumori urtandosi
tra loro. Il Crotalo è il sonaglio situato
all'estremità della coda di alcuni serpenti velenosi
del Sud America formato da anelli cornei che producono un
suono caratteristico. Altro oggetto prezioso usato dalle
donne era una rete ovviamente d'oro a maglia intrecciata che
veniva posata sulla testa per tener fermi i capelli. Si
devono anche menzionare spille, spilloni, fermagli, fibbie e
per gli uomini anelli con sigillo, pettorali per parate,
foderi per le armi (pugnali, spade, stiletti), parti di
armature (come corazze, ed elmi). E' bene ricordare due
tecniche di lavorazione dell'oro. La filigrana e la
granulazione. L'oro è un metallo che può
essere ridotto in fili sottilissimi. Un solo grammo d'oro
può svilupparsi con le tecniche di oggi in un filo
sottile lungo due chilometri e mezzo. Questi fili venivano
saldati su lamine dello stesso metallo nel disegno artistico
voluto dall'orefice. L'altra tecnica è quella della
granulazione. Si trattava di ottenere delle perfette piccole
sfere di oro facendo scaldare alla temperatura dovuta
piccole scagliette dello stesso metallo miste a polvere di
carbone. Terminata l'operazione si lavava il tutto con acqua
che raffreddava l'oro e portava via il carbone. Queste
piccole sferette venivano poi saldate ala lamina d'oro di
supporto con una lega a fusione più bassa tipo oro e
argento. Di questa tecnica molto antica ci giungono
testimonianze dalla Mesopotania e gli Etruschi ne fecero
largo uso. Al Museo Etrusco di Firenze, c'è una
raccolta di gioielli considerevole e unica al mondo. Gli
Etruschi al contrario dei Romani avevano una concezione
particolare, religiosa, sulla vita oltre la morte. I Romani
raramente portavano nella propria tomba testimonianze
simili. Solo in presenza di giovani morti in tenera
età, si sentiva questo trasporto, per evitare
gelosamente che altri usassero quei piccoli gioielli o
giocattoli tipo bambole e i gioielli delle bambole che erano
stati i primi oggetti di divertimento dell'infante
deceduto.
Nel mondo romano occidentale, salvo
qualche raro ritrovamento di qualche piccolo tesoro nascosto
alle incursioni barbariche, si possono avere testimonianze
da affreschi, mosaici, bassorilievi, statue per cui si
può con buona precisione stabilire il tipo, la
fattezza e la tecnica di lavorazione di diversi gioielli.
Una eccezione a quello che abbiamo detto è stata
l'eruzione del Vesuvio nell'agosto del 79 d.C. che ha
sepolto di cenere e lapilli Pompei, Ercolano e Stabia, i
conseguenti ritrovamenti in scavi non lontani di
un'innumerevole oggettistica ovviamente comprensiva di
svariati gioielli.
L'oro veniva estratto in Egitto
(per parecchio tempo fonte di approvigionamento) in Spagna,
in Dalmazia, nel Norico in Britannia, in Piemonte e nel
Veneto. Le miniere d'oro della Grecia erano state sfruttate
in precedenza per cui abbandonate. Negli anni dell'impero
questo prezioso metallo veniva importato anche dall'Arabia,
dall'India, e dalla Siberia. Seneca disprezzava apertamente
chi indossava anelli in ogni dito delle mani; Marziale, uno
scrittore divertente e pungente spagnolo, diceva di Carino
che ostentava giorno e notte anelli su tutte le dita delle
mani perché non aveva una cassaforte per
custodirli.
Nel prossimo numero parleremo delle
acconciature.
Roberto
Zoffoli
ottobre 2001
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