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Il mistero degli Etruschi di Cerveteri…
Mentre Cerveteri diviene patrimonio dell’umanità, il suo immenso giacimento culturale attende di essere valorizzato e trasformato in un’occasione di sviluppo per l’intero comprensorio cerite-tolfetano-braccianese. Una storia stratificata in millenni di vicende umane hanno lasciato impronte indelebili nel paesaggio ancora in larga parte da scoprire e da divulgare. Nonostante le devastazioni subite negli ultimi cinquant’anni a causa dei tombaroli e dell’edilizia selvaggia, le testimonianze archeologiche e monumentali si inseriscono ancora in una cornice naturale incantevole formata dai colli ceriti, dai boschi, dalle cascate e dalle campagne coltivate. Mentre Cerveteri diviene patrimonio dell’umanità, il suo immenso giacimento culturale attende di essere valorizzato e trasformato in un’occasione di sviluppo per l'intero comprensorio cerite-tolfetano-braccianese. Una storia stratificata in millenni di vicende umane hanno lasciato impronte indelebili nel paesaggio ancora in larga parte da scoprire e da divulgare. Nonostante le devastazioni subite negli ultimi cinquant’anni a causa dei tombaroli e dell’edilizia selvaggia, le testimonianze archeologiche e monumentali si inseriscono ancora in una cornice naturale incantevole formata dai colli ceriti, dai boschi, dalle cascate e dalle campagne coltivate. Come tutti andiamo dicendo da anni, Cerveteri costituisce una straordinaria possibilità di crescita economica, civile e culturale per se stessa e per l’intero territorio compreso tra il lago di Bracciano, i Monti della Tolfa e la costa del mare Tirreno, estesa tra Ladispoli e Santa Marinella. Purtroppo, nonostante l’aumento della sensibilità da parte dell’opinione pubblica e degli amministratori nonché degli Enti competenti locali e nazionali, le dichiarate volontà di sviluppo legate al turismo ancora restano nel classico libro dei sogni. In assenza di una politica sistematica di recupero e valorizzazione del patrimonio storico-archeologico e naturalistico che preveda importanti investimenti e coraggiose scelte di tutela del territorio e dei suoi paesaggi, si rimane sul piano delle belle parole e delle dichiarazioni d’intento. Senza destinare importanti finanziamenti, a cominciare da quelli dei bilanci comunali, sul settore “cultura e turismo” è inutile che si parli di sviluppo legato ai beni culturali. Senza una seria progettualità di respiro comprensoriale che consenta una promozione e gestione produttiva dei servizi in rete con primo bacino di utenza la città di Roma è inutile illudersi parlando di sviluppo turistico. Nel panorama delle iniziative in campo, una delle poche concrete novità positive di un certo respiro è costituita dal progetto del “Sistema”. In questo caso, dopo quattro anni di lavoro si è riusciti ad attivare un’Associazione Intercomunale formata dai Comuni di Cerveteri, Ladispoli, Santa Marinella, Anguillara, Manziana e Tolfa che è stata capace di ottenere un primo finanziamento di due milioni di euro da parte della Regione Lazio per avviare il “Progetto del Sistema Cerite-Tolfetano-Braccianese” (vedi articolo dell'Aruspice ott.dic. 2004). In realtà, al di là degli immediati effetti costituiti dal primo finanziamento, pochi amministratori, credo che abbiano realmente capito fino in fondo che cosa significhi questo progetto e quali siano le enormi potenzialità che può aprire per il nostro comprensorio. Senza andare lontano, in Europa o al di là dell’oceano, basta un viaggio di qualche centinaio di chilometri, in Toscana, in Umbria o nelle Marche per avere sotto gli occhi cosa in concreto si può fare per “gestire” i beni culturali in modo intelligente e produttivo sul piano economico con significativi risvolti occupazionali e di crescita civile.
Ormai è certo che l’unico vero mistero degli Etruschi è costituito da questa sorta di maledizione che impedisce ai ceretani di oggi di riconoscere seriamente l’importanza della loro memoria storica e di trasformarla in uno sviluppo pulito e rinnovabile per la loro città e per l’intero comprensorio. Si è sempre preferito puntare sull’edilizia che ha prodotto una devastazione del paesaggio e delle fertili campagne sempre più simili ad un’anonima, squallida, periferia urbana, dormitorio di Roma. Seguendo la logica dei soldi “tanti maledetti e subito” e soprattutto per le tasche di pochi, si è sacrificata la possibilità di salvare la ricchezza di tutti, quello che gli antichi ci hanno trasmesso, si è cambiato in pochi decenni un assetto territoriale che da millenni era rimasto quasi inalterato. Per un cronico sottosviluppo culturale, politico e civile, derivato dalla povertà imposta dal regime feudale degli ultimi secoli, non si è stati in grado di cogliere l’occasione al momento giusto, quando ancora tutto era da fare. Speriamo bene per il futuro, ci ostiniamo a credere che nonostante i ladri di tombe e gli amanti del cemento, con il senno del poi, si possa ancora intervenire e correggere la rotta con scelte coraggiose e lungimiranti. Nel frattempo, nonostante la quotidiana impari lotta sostenuta dalla Soprintendenza e la buona volontà del Comune, il patrimonio dell’UNESCO è ancora preda di tombaroli e da ultimo, dulcis in fundo, anche di poveri imbecilli che praticano la magia nera imbrattando le tombe della Via degli Inferi, tra le quali la nota Tomba delle Colonne Doriche. Flavio Enei L'Aruspice, gennaio-aprile 2005, n.1 |
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