Avventura a Creta

Ci ritroviamo di mattina a Fiumicino tutti baldanzosi davanti al check-in pronti per partire per Creta. Alla solita domanda dell'impiegato dell'agenzia di viaggi "ci siete tutti?" la segretaria dell'associazione risponde con uno sconsolato "no, manca il Prof. Fort" il nostro accompagnatore. Come si fa? cosa sarà successo? Chiamiamolo al cellulare! Qualcuno l'ha visto? Fortunatamente si leva la voce calma e serafica di Andrea: è fuori sul marciapiede a fumarsi l'ultima sigaretta. Sospiro di sollievo generale.

Si iniziano le operazioni di controllo e consegna bagagli ed intanto ci raggiunge anche il nostro Bepi Fort. Al passaggio attraverso il metal detector sembra di assistere alle scenette dei film di una volta: avanti e indietro, togli la giacca, rivolta le tasche, togli la cintura, finanche qualche spogliarello estemporaneo; portamonete, portafogli, tessere magnetiche, telefonini, occhiali tutto nei cestini e nonostante ciò la macchina infernale suona, qualcuno ha anche qualche rinforzo metallico alla struttura ossea, si sa siamo quasi tutti di una certa età! E finalmente ci si imbarca!

Sosta ad Atene. Nella sala d'aspetto svettano cartelli nuovissimi di VIETATO FUMARE, messi a quanto si dice su richiesta degli Americani per non intossicare i loro atleti in arrivo per le prossime Olimpiadi. Solo in un piccolo settore c'è la possibilità di fumare sotto una presa d'aria e lì, addossati uno all'altro in una nuvola azzurrognola si ammucchiano i fumatori sgomitando per accendersi la sigaretta, ma potrebbero farne a meno, basterebbe sostare e respirare quell'aria!

Ripartiamo da Atene alla volta di Iraklion, sorvolando e ammirando dall'alto le isole egee e tra queste la visione più spettacolare è quella di Santorini, della quale si vede chiaramente la struttura vulcanica dell'isola con la sua caldera esplosa e ora invasa dal mare.

L'aereo atterra sulla pista di Iraklion, sembra di finire in mare o, nella migliore delle ipotesi, di scendere su una porta aerei, la pista infatti è un po' sopraelevata sul mare, proprio come se fosse una nave. Mentre l'aereo si avvicina all'area di sosta lo sguardo cade sul quadro digitale dell'aerostazione che segna 37°, ma forse è guasto! Scendiamo dall'aereo e sulla pista veniamo investiti da una vampata d'aria calda come quella di una fornace, il termometro se è guasto lo è per difetto!

Arriviamo in albergo, le camere sono infuocate, il tempo di accendere l'aria condizionata e via per le strade della città, ognuno per proprio conto, però, da cani sciolti quali eravamo, avendo individuato il nostro prof. lungo la strada principale, ci trasformiamo a poco a poco in un discreto gregge di pecore che, sotto la guida del pastore, veniamo accompagnati ai monumenti più importanti della città. Passiamo dalla chiesa di S. Tito, protettore di Creta, alla Loggia Veneziana, a S. Marco chiesa adibita a pinacoteca, fino alla piazza della fontana del Morosini. Poi proseguiamo fino alla piazza Kornarou dove un chiosco islamico per l'acqua, ora trasformato in bar anche se chiuso, ci invoglia a sederci e ammirare la fontana di Bembo composta da antichi frammenti marmorei di epoca classica. Sarà per la fontana o per gli alberi della piazza o per il venticello o soprattutto per la stanchezza del viaggio che ci si sofferma a lungo seduti a discutere del più e del meno.

Quello che ci colpisce della città è che, avendo percorso l'Odos 1866 cioè una via piena di negozi, questi sono tutti rigorosamente chiusi, e quei pochi aperti, tutti vuoti salvo qualche impiegato tutto intento a guardare un televisore. Ma certo! oggi gioca la Grecia per le eliminatorie dei campionati europei di calcio e non c'è anima viva per le strade. Ad essere sinceri i negozi sarebbero stati ugualmente chiusi perché gli orari di apertura variano da giorno a giorno ed oggi era previsto il riposo pomeridiano.

Alla spicciolata ci sguinzagliamo per le strade cittadine per poi ritrovarci tutti compatti a cena per gustare i piatti forte del ristorante: l'insalata greca e tacchino al forno con patate (per le cene successive la variante è stata vitello, pecora e maiale sempre rigorosamente al forno con patate) e meno male, perché la volta che il cuoco si è lanciato a preparare la pasta asciutta in nostro onore i piatti sono tornati indietro pressoché integri. Bisogna dire che nei giorni seguenti tra una escursione e l'altra abbiamo avuto la fortuna di fermarci in locali tipici greci dove il pranzo, formato da innumerevoli portate, è stato veramente ottimo e abbondante tanto da poter affrontare poi una cenetta alberghiera leggera.

Sotto la guida del Prof. Fort ci facciamo una cultura sia della civiltà minoica, visitando siti archeologici e musei, sia sulla presenza dei Veneziani sull'isola di Creta, visitando le fortezze ed ascoltando la storia del dominio veneto fino alla caduta ed alla presa del potere da parte dei Turchi.

Le escursioni si susseguono in modo frenetico. Si inizia da Cnosso che con i suoi ambienti e con le tanto criticate ricostruzioni di Evans che riescono però a dare veramente l'impressione della maestosità e magnificenza degli edifici e soprattutto con il salire e scendere scale, andatoie, sentieri, portici e ambienti vari ci si rende conto del perché la denominazione labirinto abbia assunto quel significato. La visita termina con il cosiddetto teatro, il più antico che esista ma che, secondo gli studi più recenti, non si tratta di un teatro ma solo di un luogo di riunione e assemblea riservato alla sola nobiltà ed ai maggiorenti per la discussione della cosa pubblica, cioè una specie di parlamento.

Si passa poi al museo di Iraklion per approfondire meglio quanto visto in mattinata e per ammirare, oltre al vasellame, utensili, gioielli e opere d'arte varie, anche gli originali degli affreschi già visti ricostruiti negli ambienti originali. Sarebbe stato meglio, come sosteneva il Prof. Fort, fare il contrario: prima il museo poi gli scavi, ma per una questione di alta temperatura nel pomeriggio è stato gioco forza invertire il programma.

Altro fascino offre Festos dove non esiste nessuna ricostruzione. Notevole è la vista dei magazzini praticamente intatti e le sale reali pavimentate e rivestite di lastre di alabastro. Ingegnoso è il gioco di porte a soffietto negli ambienti che dava la possibilità di raddoppiare o dimezzare i locali secondo le esigenze.

Ad Aghìa Triàda ci si sofferma davanti alla lapide commemorativa di Federico Halbherr che in qualità di direttore della Missione Archeologica Italiana dal 1884 in poi è stato l'artefice della scoperta di Festos e Aghìa Triàda.

Interessante la rete di canali di scolo per le acque ad Aghìa Triàda che intersecano i vari ambienti, il tutto sovrastato dalla piccola chiesa di S. Giorgio di impianto romanico ma bizantina all'interno. Segue poi Gortina, famosa per le tavole delle leggi, dove nel foro romano è stata costruita una grande basilica bizantina.

Qualche problema l'abbiamo avuto con le guide locali autorizzate sui siti archeologici che avrebbero voluto farci da cicerone in greco o altra lingua, ma non in italiano. Proprio a Festo la situazione venne risolta presentando il nostro tesserino del GATC che servì in pratica da autorizzazione per il prof. Fort a continuare le spiegazioni, benché non ho ancora capito se la scritta Gruppo Archeologico o il fatto che fossimo scambiati per archeologi italiani (da notare che Festo è stata tutta scavata dalla scuola italiana) o l'intervento del nostro accompagnatore locale sia stato il beneplacito per eseguire la visita per nostro conto.

Il tempo vola e l'ultimo giorno, dopo aver visitato Rethimno e la sua fortezza, si raggiungono le gole di Samarià poste a 1200 m. s.l.m., luogo incantevole e suggestivo, inserito tra montagne rocciose e brulle ma di una bellezza sconvolgente e, ritemprati dall'aria fresca e frizzante di montagna ci rilassiamo sulla via del ritorno. Non dura molto, al tramonto, a meno di un'ora dalla meta, il nostro autobus si guasta, sosta imprevista e lunga attesa di un autobus di soccorso mentre l'autista si deve dar da fare per cercare di riparare il proprio mezzo e finalmente si riparte con l'autobus di soccorso.

Al mattino seguente un ultimo fugace giro della città per poi essere riaccompagnati all'aeroporto in autobus. Mamma mia, ma è lo stesso che si è guastato ieri sera! partiamo presto!, perché nel caso si guasti ancora, data la vicinanza dell'aeroporto, possiamo farcela anche a piedi!

Va tutto bene, partiamo con l'aereo senza problemi e arriviamo ad Atene, dobbiamo attendere tre ore circa per il volo per Roma. Sui monitor non compare ancora, ci informiamo presso la compagnia aerea per sapere dov'è il nostro imbarco e ci viene comunicato che la porta è la n. 25 che si trova all'estremità del fabbricato dove ci troviamo. Ci si dà appuntamento in un posto per un'ora prima della partenza e ci sparpagliamo chi per negozi di ricordi, chi per bar e chi per un museo all'interno della struttura. All'ora e luogo stabilito ci si ritrova tutti e sul monitor questa volta la partenza del nostro volo è indicato dall'uscita n. 3, cioè dalla parte opposta a quella prevista.

Poco male, soliti controlli con il metal detector e ci mettiamo in attesa. Giunta l'ora dell'imbarco ci comunicano che l'uscita per il nostro volo è stata spostata al n. 20, cioè vicino a quello previsto precedentemente. Ritorniamo freneticamente sui nostri passi, ma purtroppo dobbiamo ripetere nuovamente tutti i controlli perché per raggiungere la nuova uscita dobbiamo uscire dalla zona controllata e finalmente con un po' di ritardo riusciamo a salire sull'aereo.

Le peripezie non sono finite perché i posti a noi assegnati sono già occupati da altri, infatti avevano raggruppato i passeggeri di più aerei su un volo solo con conseguente accavallamento dei numeri dei posti e con le hostess indaffarate a sbrogliare l'intricata matassa cercando di spiegare in greco agli italiani l'accaduto e, nessuno capiva niente.

Stanchi ma soddisfatti arriviamo a Roma conservando nella nostra memoria il ricordo di siti, monumenti, oggetti, opere d'arte e paesaggi imponenti come l'ultima immagine del monte Ida spruzzato di neve che si staglia sulla verde pianura di Massarà.

Rimane il rammarico per chi all'ultimo momento non è potuto partire con noi e che aveva organizzato il viaggio con tanta cura e a loro va il nostro grazie. Grazie a Simona e Flavio.

Renato Tiberti

Settembre 2004


Galleria fotografica

Iraklion: il porto e in alto a destra il "Lato Hotel", dove ha alloggiato il gruppo. (foto R. Tiberti)

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Iraklion: Chiesa di S. Tito, protettore di Creta. (foto R. Tiberti)

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Iraklion: cattedrale di S. Minas riflessa in un palazzo moderno (foto R. Tiberti)

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Casa tipica di Iraklion. (foto R. Tiberti)

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Gli scavi di Cnosso. (foto R. Tiberti)

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Cnosso: la sala del trono. (foto R. Tiberti)

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Cnosso: ricostruzione di un colonnato come doveva apparire in origine, a colori! (foto R. Tiberti)

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Aghìa Trìada: vista degli scavi. (foto R. Tiberti)

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Aghìa Trìada: particolare delle fognature. (foto R. Tiberti)

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Gortina: il teatro. (foto R. Tiberti)

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Rethimno vista dalla fortezza. (foto R. Tiberti)

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GATC - Gruppo Archeologico del Territorio Cerite - www.gatc.it