Il Castellaccio dei Monteroni:
un'occasione perduta?

Per chi non lo conoscesse è bene spendere qualche parola di presentazione. Il Castellaccio dei Monteroni costituisce uno dei beni storici e monumentali più importanti del territorio di Ladispoli. Si tratta di un casale fortificato costruito nel medioevo a ridosso del percorso dell'antica via Aurelia, attuale via dell'Acquedotto di Statua, nel cuore della vasta area archeologica dei Monteroni sede di enormi tumuli etruschi.

Il casale ha svolto nei secoli diverse funzioni legate al transito dei viandanti tra Roma e Civitavecchia, utilizzato come stazione di posta, albergo e osteria. Tra le sue antiche mura hanno soggiornato San Paolo della Croce, il viaggiatore romantico George Dennis, l'architetto topografo Luigi Canina, l'archeologa Donna Teresa Caetani duchessa di Sermoneta, il poeta Giuseppe Gioacchino Belli che vi fu anche arrestato e tanti altri importanti personaggi. Nel novecento il casale e le sue dipendenze hanno ospitato il set del film "La Grande Guerra" con Alberto Sordi e Vittorio Gassman come protagonisti. La parte finale del capolavoro cinematografico si svolge tra le mura del casale e nell'area antistante dove gli improvvisati eroi vengono alla fine fucilati dagli austriaci.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale l'edificio, occupato dai mezzadri dell'Ente Maremma, ha proseguito la sua storia legata allo sfruttamento agricolo della campagne circostanti. L'abbandono, avviato a partire dalla fine degli anni Sessanta, ha portato il monumento al più completo degrado e al crollo di alcune parti della struttura. Alcuni italiani indigenti e numerosi extracomunitari clandestini, assoldati al nero per il lavoro nelle campagne circostanti, hanno "abitato" nel casale per anni, utilizzandone i piani superiori fatiscenti come latrina.

E' stato soltanto grazie all'interessamento dei volontari dell'allora Sezione GAR di Ladispoli-Cerveteri, guidata da Gino Ciogli e Massimo Dentale che, su proposta del sottoscritto, si decise di fare qualcosa per fermare la fine annunciata di un importante pezzo di storia del territorio alsiense. Le iniziative del Gruppo Archeologico servirono a sensibilizzare l'Amministrazione Comunale e la cittadinanza nei confronti del problema e con grande coraggio s'intervenne direttamente sul campo organizzando un intervento di ripulitura dei locali e la bonifica dell'area, ponendo in opera, a spese dei volontari, un cancello che servisse almeno ad impedire l'accesso ai piani superiori.

L'intervento dell'Associazione rimise in moto l'interesse per il monumento. Il proprietario risultò essere l'ERSAL, attuale ARSIAL, di fatto l'erede regionale del vecchio Ente Maremma. Si scoprii che un'apposita legge avrebbe potuto e dovuto consentire a suo tempo il passaggio del bene dal disciolto Ente Maremma al Comune di Ladispoli, tramite apposita convenzione ma nulla era stato fatto dalle passate amministrazioni. Le denunce del Gruppo Archeologico hanno non poco contribuito alla decisione di stanziare importanti fondi per il recupero del manufatto in occasione del Grande Giubileo del 2000. Ben tre miliardi sono stati finalmente messi a disposizione per i lavori di restauro, seguiti dalla Provincia di Roma e della Soprintendenza ai Beni Architettonici del Lazio.

Nonostante le reiterate richieste, l'ARSIAL si è sempre opposta alla cessione del Castellaccio al comune di Ladispoli che su nostra indicazione avrebbe vo~ luto destinare il monumento a sede del Museo Civico e di altri importanti servizi culturali e turistici, rivalutando un settore di territorio finora periferico e degradato, nonostante le sue grandi potenzialità e ricchezze d'interesse storico-archeologico. L'ARSIAL, padrona del monumento, decise di tenerlo per se e destinarlo a centro di presentazione dei prodotti agricoli, sede di convegni e di una mostra permanente sulla storia delle campagne e della loro bonifica. Le male lingue riportarono voci sul tentativo in corso da parte di alcuni funzionari dell'Ente di trasformarlo in una sorta di agriturismo con l'ennesimo ristorante-pizzeria...

Terminati i lavori di restauro, condotti purtroppo con metodi quantomeno discutibili da parte della Soprintendenza ai Monumenti, il Castellaccio dei Monteroni è stato restituito al suo antico splendore, quasi pronto a nuova vita. Dal termine del restauro sono ora passati due anni, nulla è stato fatto, nessun museo civico di Ladispoli, nessun centro sperimentale dell'ARSIAL e nemmeno la temuta trattoria "Al Castellaccio". Tutto giace abbandonato: la recinzione in parte divelta, gli infissi nuovi asportati, la frequentazione degli ambienti di nuovo incontrollata.

Crediamo sia giunto il momento di ricominciare come un tempo a batterci per un uso del casale fortificato consono alla sua storia, per restituirlo alla comunità di Ladispoli ai fini dello sviluppo turistico e culturale della città. Salutiamo con piacere la delega recentemente attribuita dal Sindaco Gino Ciogli al Sig. Franco Di Antonio, incaricato di riprendere in mano la vicenda e trattare con l'ARSIAL e la Soprintendenza la destinazione definitiva del complesso in relazione agli interessi del Comune di Ladispoli. Per quanto riguarda noi del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite seguiremo con attenzione gli sviluppi partecipando a tutte le iniziative che si riterranno opportune, sul campo e in sede politica. Qualora necessario, in caso di insuccesso delle trattative, siamo pronti a mobilitarci per una campagna di stampa e di denuncia nei confronti di chi volesse condannare ad un nuovo degrado il nostro Castellaccio dei Monteroni.

Flavio Enei

L'Aruspice, maggio-giugno 2002, n.3


Nota all'immagine
Il Castellaccio di Monteroni come è oggi, dopo il restauro. (Foto G. Marcello)
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