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La lingua etrusca: anatomia di un falso misteroIntervista dell'Aruspice a Mario Alinei, Enrico Benelli, Giulio Facchetti, Massimo Pittau sullo stato degli studi dell’etrusco.Gli Etruschi, un mistero. La loro lingua, poi, un vero enigma. Questo pensano molti. Basta scorrere la letteratura non specialistica sull'argomento e si ricava l'impressione che la comprensione dell'etrusco ancora oggi sia nulla, o quasi. Rivelano questa convinzione le domande che il pubblico rivolge agli studiosi nelle conferenze sulla civiltà etrusca (ne siamo testimoni diretti in quelle organizzate dalla nostra associazione). Ma sarà davvero così? Cosa ne pensano gli specialisti, coloro per i quali lo studio della lingua etrusca è un fatto professionale e non una attività estemporanea? Per saperlo abbiamo chiesto una intervista ad alcuni studiosi italiani che si sono occupati approfonditamente dell'etrusco. La lista è stata stilata scegliendo studiosi appartenenti anche a scuole diverse. Ed è proprio per questo che abbiamo pensato di intervistarli assieme. Scegliere un gruppo di esperti omogeneo avrebbe significato suggerire al lettore, quasi di soppiatto, una risposta alla questione della lingua etrusca, senza una veri fica di fatto. Tuttavia, non desideravamo neppure dare per scontato che non vi fossero convergenze. Quattro tra loro - Mario Alinei, Enrico Benelli, Giulio Facchetti, Massimo Pittau – hanno sportivamente accettato il nostro invito. Siamo molto grati agli studiosi intervistati. Hanno accettato di mettersi in gioco dinnanzi a un pubblico, sottoponendosi a un esercizio non comune nel mondo accademico e della ricerca, abituato a un dibattito esclusivamente interno, fra pari (talvolta solo con alcuni di essi), che esclude nei fatti, se non nelle intenzioni, tanti appassionati. Ci auguriamo che il lettore trovi interessanti e utili queste pagine. È agli intervistati, e al loro impegno per esporre chiaramente concetti spesso non facili, che dobbiamo la riuscita dell'esperimento – una sorta di anatomia del mistero che avvolge la lingua etrusca. Abbiamo rivolto contemporaneamente e per iscritto le stesse domande, sei, agli intervistati. Ciascuno conosceva il nome degli altri intervistati, ma nessuno è venuto a conoscenza delle risposte degli altri prima di fornire le proprie. Pervenute le risposte di tutti, abbiamo “ montato” insieme domande e risposte di tutti gli intervistati per poi proporle loro, concedendo una possibilità di replica finale. Il risultato è quello che potete leggere nelle pagine che seguono. Lasciamo ora la parola al nostro Aruspice, che porrà le domande, e agli stimati studiosi, non prima di averli presentati con una sintetica nota biografica da noi curata. Un simpatico commento grafico di un giovane appassionato del mondo antico aprirà e chiuderà l'intervista. Alessandro Magrini e Giampiero Marcello
Gli intervistatiMario Alinei
Bibliografia
Enrico Benelli
Bibliografia Si segnala l'opera riassuntiva (un elenco dei contributi specialistici di Enrico Benelli sulla lingua etrusca è disponibile qui):
Giulio Mauro Facchetti
Bibliografia: Si segnalano le seguenti opere monografiche (un elenco degli articoli specialistici di Giulio Facchetti sulla lingua etrusca è disponibile qui):
Massimo Pittau
Bibliografia Tutte le opere qui citate sono disponibili nella Libreria Koinè, via Roma 154, 07100 Sassari, tel. 079/275638:
Le domande dell'Aruspice1. Il “mistero”La lingua etrusca è attestata da circa 13.000 documenti epigrafici per un arco cronologico che sostanzialmente va dal VII al I secolo a.C. Nell’Italia antica, anche mettendo insieme tutte le altre lingue attestate, un numero simile non è nemmeno lontanamente raggiungibile e persino nella lingua di Roma, prima della nascita della letteratura nel III secolo a.C., non abbiamo che una manciata di iscrizioni. Tali documenti sono redatti in un alfabeto molto simile agli alfabeti greci dell’epoca, con alcune differenze dovute a peculiarità ed esigenze proprie dell’etrusco. La direzione della scrittura nella quasi totalità dei testi è da destra a sinistra, modalità ben attestata nei paesi del Mediterraneo dall’antichità ad oggi. Salvo pochi casi, quindi, la lettura delle iscrizioni etrusche non è problematica. E l’interpretazione stessa della maggior parte dei testi fruibili nei musei o ancora nel loro posto originario non mette normalmente in seria difficoltà gli studiosi. Eppure non solo il “grande pubblico” ma anche le persone di cultura medio-alta sono portate a pensare che l’etrusco sia una lingua mal conosciuta se non addirittura misteriosa. A cosa si deve la persistenza di tale convinzione? 2. La “decifrazione”La svolta nei tentativi di decifrazione dell’egiziano antico fu rappresentata dal ritrovamento della stele di Rosetta, un decreto del II secolo a.C. che riportava a fronte del testo in geroglifico anche la versione in greco. Per l’etrusco abbiamo le celebri lamine di Pyrgi, con testo a fronte in punico, e una trentina di epitaffi con la traduzione in latino. Qual è stato l’apporto dato dalle lamine di Pyrgi e dalle bilingui etrusco-latine alla comprensione dei testi etruschi? Hanno rappresentato anch’esse una svolta per l’etruscologia? 3. Metodi utilizzati per l’interpretazioneUtilizzo dei testi bilingui a parte, quali sono oggi i principali metodi con i quali si procede all’interpretazione dei testi etruschi? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’uno rispetto agli altri? 4. La qualità dei documentiIl numero dei documenti attestati è davvero enorme. Non prendendo in considerazione i pochi testi più corposi, oggetto della prossima domanda, cosa si può dire rispetto alla qualità, cioè alla rappresentatività, di questi documenti? 5. I testi lunghiI documenti di una certa lunghezza sono solo una dozzina. Fra questi spicca, sia per lunghezza (circa 1200 parole) che per eccezionalità, il libro di Zagabria scritto su panno di lino, l’unica opera non epigrafica in etrusco pervenuta fino a noi. Del novero fanno parte - tanto per citare i più noti - le lamine d’oro di Pyrgi, la tegola di Capua, il cippo di Perugia, la tavola di Cortona e l’epitaffio di Laris Pulenas di Tarquinia. In genere tali testi sono considerati come i più ostici e sono quelli su cui si discute di più. A cosa è dovuta e in cosa consiste questa maggiore difficoltà? E quali sono le più recenti acquisizioni? 6. La parentela linguisticaSe la maggior parte degli studiosi appare allineata con la celebre definizione di Dionigi di Alicarnasso (storico dell’epoca di Augusto) secondo cui la lingua etrusca non aveva riscontro e somiglianza con le altre lingue conosciute, abbiamo esempi di studiosi che hanno ritenuto di riscontrare una parentela più o meno stretta con altre lingue anche assai diverse fra loro. Qual è la sua posizione in merito? E quale sarebbe, comunque, ai fini della comprensione dei testi il guadagno che potremmo conseguire stabilendo una parentela con l’una piuttosto che con l’altra lingua? Le risposte dei quattro studiosiL'Aruspice, la rivista del GATC, ha dedicato alla lingua etrusca il numero speciale di gennaio-aprile 2008, nel quale puoi trovare tutte le risposte di Alinei, Benelli, Facchetti e Pittau alle nostre domande e la replica finale di ciascun intervistato agli interventi degli altri studiosi. Il file, in formato PDF, è di circa 3 Mb. Tutti i numeri della rivista sono online in questo sito web nell'area dedicata l'Aruspice. Qual è il tuo pensiero? Scrivi a webmaster@gatc.it. Pubblicheremo i commenti in questo sito web.
Aprile 2008
GATC - Gruppo Archeologico del Territorio Cerite - www.gatc.it |
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