|
|
Un amuleto d'oro da Ad TurresNel corso di un sopralluogo effettuato nel gennaio 2001 nel sito di Ad Turres da parte di una squadra di ricognizione del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, guidata dal Sig. Fabio Papi, è stata rinvenuta una laminetta d'oro con iscrizione in caratteri greci. Il reperto e la relativa documentazione grafica e fotografica sono stati prontamente consegnati dai volontari alla Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale.
Il testo è composto da quattro linee di scrittura in caratteri greci decisamente corsiveggianti: alpha a occhiello, lambda con il tratto sinistro basso centrale, beta e theta stretti e tondeggianti (compreso il tratto centrale del theta; il ny, invece, mantiene sostanzialmente le caratteristiche di maiuscola. L'altezza delle lettere è di circa 3 mm (Tav. 36): In ciascuna delle prime tre linee, e verosimilmente anche nella quarta, è presente il noto palindromo magico (ablanathalba): alla linea 2 nella forma corretta, alla linea 3 incompleto, alla linea 1, e probabilmente alla 4 (la cui lettura risulta più incerta), in forma corrotta, come accade di sovente con le parole magiche, persino quando si tratti di palindromì che, evidentemente, con il passare del tempo non vengono più avvertiti come tali. La laminetta in questione è dunque un filatterio (phylakterion), vale a dire un amuleto; oggetti di questo tipo si portavano gelosamente indosso e venivano talvolta anche sepolti insieme al possessore (non è dunque da escludersi la provenienza da un contesto funebre). Si tratta, come nel nostro caso, di laminette in metallo più o meno prezioso, ovvero dì gemme incastonate in anelli, presenti in svariati esemplari presso numerosi musei e collezioni private, su cui venivano incisi nomi di particolari divinità e quelle che sono state definite voces magicae, parole spesso senza un apparente significato, la cui efficacia dipendeva proprio dalla loro pronuncia ad alta voce. Esistono anche papiri contenenti incantesimi, dove queste medesime espressioni ricorrono accanto a frasi di senso compiuto. Talora vi si trovano associati i cosiddetti kharakteres, veri e propri segni magici (dall'interpretazione non sempre facile) o disegni - o incisioni di divinità associate a questo tipo di religiosità. Nella nostra laminetta, ad esempio, se il theta della seconda riga presentasse davvero, come apparirebbe a una prima lettura, anche un taglio verticale, ci troveremmo di fronte al cosiddetto "circolo di ananke", tanto più significativo in quanto presente proprio nella linea dove il palindromo è espresso nella sua forma corretta. Vari studiosi hanno cercato di trovare una spiegazione linguistica a queste parole magiche apparentemente senza senso, rifacendosi soprattutto all'egiziano, all'ebraico o all'aramaico (tali interpretazioni, quasi mai univoche, non sempre risultano convincenti). Il punto di diffusione di questa religiosità magica va infatti individuato, soprattutto in età imperiale, proprio in Egitto e in ambito siro-palestinese, in un contesto religioso decisamente sincretistico e tendenzialmente mono/enoteistico, dalle forti connotazioni solari. Ablanathanalba viene dunque da taluni letto come il corrispondente ebraico di "Tu sei il nostro padre" o "Padre vieni a noi" (ab lanath), ovvero come l'unione di abla - acrostico ebraico di "Tu sei benedetto per sempre, Signore" - e il nome biblico palindromo Nathan, per limitarsi a citare le due interpretazioni meno inverosimili. Altri hanno poi assegnato questo tipo di testi e amuleti alla variegata corrente religiosa dello gnosticismo. La voce ablanathanalba ricorre molto spesso, ad esempio, accanto ad Abrasax, che secondo Ireneo e Ippolito (due autori cristiani che ci parlano appunto degli gnostici) era il (Grande Signore) delle 365 divinità celesti nella teoria gnostica di Basilide; in effetti, secondo un noto procedimento cabalistico basato sulla corrispondenza tra lettere dell'alfabeto e numeri esistente in molti sistemi di scrittura dell'antichità, la somma dei valori corrispondenti al suo nome (1+2+100+1+200+1+60) è 365, proprio il numero dei giorni dell'anno solare (medesima somma si ottiene da nome di Meithras). Inoltre, sempre ad ambito gnostico sembrerebbe rimandare la raffigurazione di Abrasax come anguipede con testa di gallo e scudo, molto spesso associata al nostro palindromo (soprattutto sulle gemme), oltre a quella di Arpocrate. Il riferimento a un tipo di religiosità solare, legata o meno a correnti gnostiche, comunque accertato. Il nostro palindromo ricorre spesso anche in stretta connessione con la voce magica anch'essa con diversi tentativi d'interpretazione, e almeno una volta sotto forma di nome proprio ("O beatissimo Ablanatho!") nonché - in papiri magici - in composizioni figurate in cui, ripetendo la formula su più righe e aggiungendo o togliendo una lettera alla volta, si creano delle vere e proprie forme: ad ala, a cuore, a uovo ecc. Per quanto riguarda la datazione si può proporre, con molta approssimazione, il IV o il V secolo d.C. Bibliografia di riferimento: A.M.H. Audollent, Defixionum tabellae, Parigi 1904. G. Bevilacqua, Un filatterio gnostico inedito dai codici di Girolamo Amati, "Miscellanea Greca e Romana, XIV, Roma 1989, pp. 287298. G. Bevilacqua, Una gemma Il gnostica" dall'Antiquarium Comunale, "Bollettino dei Musei Comunali di Roma, IX, 1995, pp. 2733. C. Bonner, Studies in Magical Amulets Chiefly Graeco-Egyptian, Ann Arbor 1950. E. R. Goodenough, Jewish Symbols in the Greco-Roman Period, Il, New York 1953. R. Kotanski, Greek Magical Amulets - The Inscribed Gold, Silver, Copper and Bronze lamellae, I, Opladen 1994. D. G. Martinez, P. Michigan XVI - A Greek Love Charm from Egypt (P. Michigan 757), Atlanta 1991. Gian Paolo Castelli L'Aruspice, aprile 2001, n.2
|
|