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Il Messaggero Online, sabato 20
gennaio 2001.
La scoperta tra Cerveteri e
Ladispoli. Per i volontari del Gatc sarebbe un amuleto di
1.500 anni fa
Etruria, un magico passato
Trovata una lamina d’oro con incisa
una formula in greco
di Furio Falvo
Un altro prezioso segreto riemerge dal passato, in
un'area volutamente non rivelata delle campagne che
circondano Cerveteri e Ladispoli. Una lamina in oro, recante
l'intarsio di una scritta in greco che richiama una formula
magica di scongiuro, è stata infatti trovata durante
uno dei consueti sopralluoghi di ricognizione, per la lotta
agli scavi abusivi e ai saccheggiamenti al patrimonio
archeologico dello Stato.
A fare la scoperta nei giorni scorsi è stato Fabio
Papi, uno dei volontari del Gruppo archeologico del
territorio Cerite che coadiuvano la Sovrintendenza
all'Etruria Meridionale, guidati dal direttore del Museo
civico di Santa Severa, Flavio Enei.
Quattro righe, per la precisione, che per contenuto del
testo (una sorta di ritornello riconducibile a una vulgata
orientale, forse araba) e per foggia dei caratteri (che
invece sono greci) sembrano datare l'oggetto intorno al IV -
V secolo dopo Cristo, incidendo sul metallo prezioso una
specie di antico "vade retro" che tanto Flavio Enei che il
filologo del Gruppo archeologico, Gian Paolo Castelli, hanno
definito di valore apotropaico, cioè capace di
arginare il male, impedendogli di concretizzarsi.
E qui si scatena per gli studiosi la ricerca della possibile
ragione di presenza della lamina fra Cerveteri e
Ladispoli.
«A parte gli scambi commerciali e culturali nel
Mediterraneo di allora, il greco è notoriamente la
seconda lingua dell'Impero romano - spiega Enei - ma siamo
convinti della datazione all'epoca cristiana avanzata
dell'amuleto. L'oggetto quindi risale alla fase di
dissoluzione del mondo pagano. Un fattore che può far
addirittura ritenere che il proprietario appartenesse a una
qualche setta gnostica, e perciò non lontana dalla
ritualità magica di antico retaggio».
Subito dopo l'archiviazione del ritrovamento, il prezioso
reperto è stato consegnato nelle mani della
Sovrintendente, Rita Cosentino e si trova ormai a Roma per
ulteriori esami. Però dalle valutazioni compiute
immediatamente dopo la scoperta, l'oggetto risulta come un
foglietto in oro, pieghevole, da indossare probabilmente
custodito in un sacchetto di cuoio che si usava portare al
collo. Lapidario il commento di Enei. «Siamo orgogliosi
di aver potuto strappare una traccia importante del nostro
passato dalle mani dei tombaroli». E in proposito
infatti il gruppo archeologico lancia anche un allarme anti
metal detector.
«Molti appassionati - prosegue Enei - girano in zona
con rilevatori di metalli e riescono a scovare antiche
monete, o utensili di valore storico, riportati in
superficie dalla pioggia o dall'aratura di un campo, per poi
finire regolarmente in tasca a chi li trova».
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* Nel titolo originale era citato,
erroneamente, il Gar, estraneo alla scoperta.
GATC - Gruppo Archeologico del Territorio
Cerite - www.gatc.it
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