Archeologia e beni culturali, aprile-settembre 2006.

Il castello dei miracoli

Il maniero di Santa Severa adiacente agli scavi dei santuari dell'antica Pyrgi non finisce mai di stupire. Testimonianze romane e medioevali stanno rivelando la vita di un'epoca ormai dimenticata.

di Flavio Enei

Proseguono gli scavi nel Castello di Santa Severa nell'area del porto dell'antica Pyrgi interessata dai lavori di restauro. L'indagine stratigrafica sta riportando in luce una complessa stratigrafia comprendente diverse fasi di vita di epoca medievale sovrapposte a quelle di epoca romana imperiale. Lo scavo sta rivelando un mondo che era stato rimosso dalla memoria collettiva ed era rimasto sepolto per secoli sotto i pavimenti dei fabbricati che si affacciano sul porto-canale. L'area interessata dalla ricerca è situata all'interno della vecchia Casa del Nostromo tra il mare e la piazza sulla quale se a la Torre Saracena. Alla luce delle ultime analisi si sta delineando un quadro storico-archeologico molto lungo e complesso che dall'epoca romana giunge fino ad oggi senza soluzione di continuità. Allo stato attuale dei lavori stanno emergendo i resti di importanti edifici di epoca romana tardo repubblicana e primo imperiale, frequentati fino in epoca tardo antica, riccamente decorati con pavimenti in mosaico, rivestimenti di marmo e affreschi alle pareti. Di particolare interesse la scoperta di uno strato di crollo di intonaci dipinti ancora in posizione di caduta sul pavimento musivo e diverse murature di notevole spessore in opus reticolatum e latericium. La scoperta di tali edifici di epoca romana affacciati sul canale portuale esclude a priori la supposta esistenza di un'antica darsena ipotizzata da vari studiosi proprio in coincidenza con l'area della rocca castellana. In epoca romana tra le mura poligonali e il porto sembra esistere una fascia di terreno costruita, probabilmente destinata alle infrastrutture portuali, agli horrea (magazzini) ed agli uffici logistici e di presidio. Di grande interesse il rinvenimento di ceramica sigillata africana databile nel IV-V secolo d.C. che documenta la frequentazione degli edifici fino in epoca tardo antica. Al VI secolo, all'epoca delle guerre greco-gotiche potrebbero invece appartenere altri frammenti di vasellame decorato con motivi bizantini. Infine, almeno un frammento di ceramica di tipo pannonico sembra attestare la presenza di prodotti attribuibili alle genti longobarde scese in Italia nella primavera del 568.

In sintesi, la continuità di vita nell'area del porlo di Pyrgi tra l'epoca romana e l'alto medioevo, già a suo tempo ipotizzata, trova ora, finalmente, una diretta conferma archeologica.

Sui resti degli edifici romani si insedia nel medioevo, forse nel XII-XIII secolo, un vasto cimitero con sepolture in terra e in casse costruite in lastre di tufo proveniente dalla demolizione delle strutture etrusche e romane.

Sepoltura nel cimitero medievale scoperto nella Casa del nostromo. (Foto Roberto Maldera)

Rinvenimento di un sarcofago. (Foto Roberto Maldera)

Lo scavo ha messo in luce ad oggi circa cento sepolture attribuibili a persone di diverse età, maschi e femmine. Gli scheletri, molto ben conservati, rivelano la presenza di infanti, ragazzi, adulti e anziani: di fatto un cimitero pertinente agli abitanti del castello medievale nella fase in cui appartenne alle famiglie nobili romane dei Tiniosi e dei Bonaventura Venturini, prima che passasse in proprietà all'Arciospedale del Santo Spirito. La scoperta di questa vasta area cimiteriale lascia ovviamente presumere l'esistenza di un edificio di culto nell'area circostante non ancora esplorata. L'ipotesi di lavoro è che possa trattarsi dell'originaria chiesa dedicata alla martire Severa, secondo la tradizione flagellata a Pyrgi nel 298 d.C. Fin dal IX secolo i documenti ricordano il culto della martire e quindi l'esistenza di una chiesa a lei dedicata.

Lo studio della stratigrafia archeologica racconta, quindi, che il camposanto, aperto sul mare all'interno delle mura, viene abbandonato intorno al XIV secolo e sulle tombe ormai dimenticate viene costruito un lungo edificio rettangolare suddiviso in varie stanze, ognuna provvista di ingresso con soglia in pietra.

Il nuovo fabbricato, con pavimenti in calce, affacciato quasi sul mare, è probabile che avesse una destinazione a magazzino per le derrate in transito nel porto ancora molto fiorente. A questa fase appartiene forse la stretta scala che dagli ambienti magazzino scende per diversi metri verso le banchine portuali, ancora perfettamente conservata con i suoi gradini in pietra e mattoni. Il passaggio, che terminava sul mare con una porta con stipiti e architrave di travertino e pavimento in lastre di marmo, fu interrato forse verso la fine del secolo XV per essere riscoperto soltanto oggi. Tra la terra del riempimento monete, ceramiche e metalli raccontano la storia del castello alle soglie del Rinascimento e nel XVI secolo. E' forse in coincidenza con i grandi lavori voluti da papa Leone X nel primo decennio del Cinquecento che il lungo edificio rettangolare viene abbattuto e ricostruito in dimensioni maggiori, più ampio e spazioso, provvisto di grandi arcate di sostegno ancora oggi visibili. I resti della vecchia fabbrica risultano rasati a livello di fondazione e sepolti dai nuovi pavimenti. Tale nuovo edificio, documentato in una pianta del 1640, continua la sua vita, attraverso varie ristrutturazioni, fino ai giorni nostri usato come magazzino e luogo di lavorazione delle derrate con aggiunta di vasche circolari e rettangolari. Su una parete vicino l'ingresso durante l'ultima guerra mondiale fu scritta a grandi lettere la frase fascista «Dio stramaledica gli Inglesi», riaffiorata in occasione dei lavori sotto gli intonaci degli ultimi sessant'anni.

Le ricerche, condotte sul piano scientifico dal direttore del Museo del Mare e della Navigazione Antica dott. Flavio Enei in collaborazione con la dott.ssa Rita Cosentino della Soprintendenza Archeologica, sono rese possibili grazie all'impegno dei volontari del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite coordinati nei vari settori dagli archeologi ed appassionati della materia Marco Fatucci, Giuseppe Fort, Stefano Giorgi, Fabio Papi, Simona Vagelli, Massimo Balsani, Luciano Gagliardi, con i fotografi e rilevatori Roberto Maldera, Giampiero Marcello, Enrico Cosimi, Silvio Fontana.

Grazie all'impegno di tutti e alla disponibilità della direttrice dei lavori di restauro della Provincia di Roma arch. Cristina Scalera nonché della ditta appaltatrice, si stanno recuperando, a costo zero per il pubblico erario, molti tasselli sconosciuti della storia di Pyrgi e del Castello di Santa Severa da consegnare agli studiosi ed alle future generazioni.

L'archeologo Flavio Enei. (Foto Roberto Maldera)


Per ulteriori informazioni consultare la relazione tecnica Lo scavo nella Casa del nostromo (in formato PDF).


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