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Questa mattina di gennaio non è per nulla fredda. E' sabato, e una squadra di volontari del GATC e del G.A. Pyrgense ha in programma la visita della villa romana delle Grottacce a S. Marinella, per verificarne le condizioni. S. Marinella è una cittadina di mare conosciuta soprattutto come località di villeggiatura del litorale a nord di Roma. Quasi nessuno sa invece dei numerosi monumenti archeologici che testimoniano un passato risalente alle epoche più antiche.
La villa romana delle Grottacce, risalente al I-II secolo d.C., è una delle villae maritimae che punteggiavano il litorale. Questo tipo di residenza si diffonde in epoca imperiale ed è considerato dai contemporanei quasi una stravaganza. Il termine villa si applica nel mondo romano a diversi tipi di insediamento, dalla fattoria con pochi lussi alla residenza di campagna con funzioni di rappresentanza e di svago. In ogni caso, poiché la terra era vista come fonte naturale di ricchezza, la proprietà fondiaria aveva come scopo fondamentale la produzione agricola - grano, vino e olio, ma anche fiori se la villa era nei pressi della città - e lo sfruttamento delle altre risorse del suolo, come le cave di argilla, materia prima per la produzione di materiali da costruzione. Le villae maritimae erano protese verso il mare, spesso con uno spazio limitato a disposizione, poco adatto allo sfruttamento agricolo. Ville come quella delle Grottacce erano perciò concepite per sfruttare le risorse marine. Normalmente esse erano dotate di un approdo e di una peschiera per l'allevamento in mare del pesce. La vocazione marina di queste ville risultava probabilmente inconsueta agli occhi dei commentatori dell'epoca, i quali le consideravano un cattivo investimento rispetto alla tradizionale villa rustica. Quanto questo giudizio fosse fondato è tutto da stabilire.
La villa delle Grottacce sorge all'altezza del km 58,900 dell'Aurelia moderna, probabilmente a poca distanza dal tracciato dell'Aurelia antica. I resti della villa si trovano su un promontorio che ripara dal maestrale una piccola insenatura. Una recinzione impedisce l'accesso alle rovine. Un cartello prudentemente mette sull'avviso chi intende avventurarsi nella zona recintata che lo fa a proprio rischio e pericolo. La rete rivela ad un esame superficiale una falla, un accesso molto frequentato a giudicare dal sentierino che lo collega alla strada. Lo superiamo e subito si mostrano alla nostra attenzione le strutture ancora in piedi della villa, tutt'altro che trascurabili. Sulla sinistra si erge un muro puntellato da sostegni in legno. Sulla destra il criptoportico è crollato per metà. Il muro alla destra del criptoportico è ancora in gran parte in piedi, mentre sporge pericolosamente una volta parzialmente crollata, sostenuta da vecchie strutture lignee. I muri, ancora in piedi per metà altezza, disegnano i locali della villa invasi dalla vegetazione.
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A partire dal 1952 sono stati eseguiti scavi di studio e restauri a cura della Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale. Una piantina realizzata dai primi scavatori ci aiuta a orientarci nel monumento. Ci muoviamo in ciò che resta del criptoportico, scivolando intorno alle strutture di sostegno che puntellano la volta. In fondo svoltiamo a sinistra e ci troviamo di fronte un corridoio, sul quale si aprono diversi locali. Secondo le indicazioni in nostro possesso dovrebbe trattarsi di cisterne per l'approvvigionamento idrico della villa. Alcune di esse sono ancora rivestite di intonaco; sono anche evidenti interventi realizzati in epoche successive per sfruttare diversamente lo spazio. Un po' di spazzatura, lasciata da recenti occupanti occasionali è ammucchiata qua e là. Affacciandoci sul limitare del promontorio sono evidenti i segni dell'erosione, che nel tempo ha causato il crollo delle strutture della villa che si affacciavano sul mare. Un mozzicone di muro sporge nel vuoto, pezzi di altri muri giacciono sui ciottoli della spiaggia sottostante. L'azione di erosione deve essere però molto lenta, perché a giudicare dalla piantina realizzata quasi quarant'anni fa non molto sembra cambiato. Alzando lo sguardo ci rendiamo conto della bellissima vista sul mare di cui godevano gli occupanti della villa. La villa è stata frequentata a lungo, fino al V-VI sec. d.C., come testimoniano i reperti trovati nell'area della villa e nello specchio di mare antistante.
La villa era dotata di una grande peschiera di forma semicircolare, con un raggio di circa 40 metri. Le strutture della peschiera oggi sono sommerse dall'acqua. Alcuni studiosi tendono a sminuire l'importanza economica di queste peschiere: il loro scopo sarebbe stato essenzialmente quello di provvedere di pesce fresco il padrone della villa e i suoi invitati e di offrire loro diletto con la vista ravvicinata di pesci nell'acqua della vasca. Ciò corrisponde all'ideale di vita dell'elite romana, per la quale le uniche occupazioni degne erano l'attività politica e militare. Pare però poco verosimile che i membri della classe dirigente romana, massima espressione di una società pragmatica e concreta, fossero così sprovveduti dal punto di vista economico. La presenza di un facile approdo e la posizione rispetto a Roma dovevano permettere a una piccola imbarcazione, sospinta dal maestrale, di procedere rapidamente con un carico di pesce verso il mercato della capitale, realizzando un buon profitto.
Saliamo al livello superiore della villa, dove sorgevano i locali residenziali. Non è rimasto quasi nulla. In corrispondenza delle cisterne sorgono dei pozzi, oggi prudentemente chiusi con delle grate. Le relazioni di scavo segnalano una zona forse relativa alle terme e descrivono i resti e pavimenti in marmo. Non è, però, possibile riconoscere qualcosa di questi pavimenti, tanto è fitta la vegetazione in questa parte della villa. Il lato orientale della villa sembra quello più danneggiato, anche se la macchia che lo ricopre non permette di valutare bene la situazione. Una villa moderna si affaccia sul mare da questo lato, come per imitare goffamente la più antica vicina. E' un peccato che un monumento così bello non possa essere goduto dal pubblico. Certo, occorrerebbe lavorare parecchio per rendere agibile il luogo, ma sarebbe una fatica ben ripagata dalla soddisfazione di riportare alla memoria l'antico splendore di questa residenza, un esempio notevole e uno dei meglio conservati tra le villae maritimae del litorale romano. Riferimenti Per una introduzione alla villa romana si veda: H. MIELSCH, La villa romana, Firenze, Giunti, 1999. Una scheda sulla villa delle Grottacce è consultabile presso Archeocarta cliccando qui. | ||||||||||
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GATC - Gruppo Archeologico del Territorio Cerite - www.gatc.it