Tuscania

Raccolti gli ultimi gitanti, il pullman riparte al completo da S. Severa in direzione di Tuscania. Il viaggio è breve e piacevole. Temevo che i bambini soffrissero il mal d'auto, invece, distratti dal paesaggio e intenti a giocare tra loro non lamentano alcun problema. Tuscania è un piccolo borgo medioevale situato tra Tarquinia e Viterbo. Un tempo sede vescovile, nell'antichità fu centro importante, per la sua posizione geografica snodo di vie di comunicazione tra il mare, l'entroterra e il lago di Bolsena. Oggi è ricordata spesso per il terribile terremoto che la sconvolse nel 1971. Quasi ignorata dai flussi turistici che percorrono la nostra regione, Tuscania, un gioiello dell'Etruria, ha in realtà molto da offrire al visitatore curioso di storia e di cultura.

Ci fermiamo col nostro mezzo fuori delle mura del borgo medioevale. La prima tappa è il Museo Archeologico Nazionale, ospitato nell'ex-convento di S. Maria del Riposo. Nel chiostro bellissimo ci accoglie una vecchia conoscenza di Flavio, la nostra guida, dai tempi del glorioso Gruppo Archeologico Romano, l'associazione volontaristica fondata da Ludovico Magrini. A lei è affidata la custodia del materiale archeologico del museo. Gli spazi espositivi sono ancora in allestimento, ma già in questo assetto non definitivo il museo offre numerose testimonianze della bellezza della Tuscania etrusca, sconosciuta a molti. La riscoperta di Tuscania etrusca è un fatto relativamente recente, che risale al secondo dopoguerra. Negli anni '60 furono avviati i primi scavi di studio, riprendendo le segnalazioni accumulatesi nel tempo, provenienti dai cacciatori, dai contadini e dai primi curiosi di antichità.

Colpiscono i ricchissimi corredi in bronzo rinvenuti nelle tombe e i numerosi sarcofagi, decorati con immagini scolpite nella pietra che raccontano storie fantastiche tratte dalla mitologia classica, rivelate per noi dal racconto di Flavio. Di una tomba ci è mostrata in un video la ricostruzione al computer, a confronto con lo stato attuale del monumento. La tomba, scolpita nella roccia, è chiaramente la rappresentazione di una abitazione. Così, le dimore dei morti ci illuminano sulle case dei vivi, delle quali ci sono rimaste scarse testimonianze archeologiche.

Un po' storditi da quello che abbiamo visto nel museo ci dirigiamo alla volta di una delle necropoli più interessanti di Tuscania, dove si trova la Tomba della Regina. Accediamo a questa tomba attraverso un dromos che scende diversi metri nel sottosuolo. In fondo ci accoglie una sala scavata nella roccia, di forma approssimativamente circolare, nella quale confluiscono alcuni cunicoli scavati nella pietra. Mentre Flavio come di consueto spiega ai visitatori le caratteristiche del monumento, Fabio trascina i ragazzini alla scoperta di un cunicolo che dopo aver descritto un semicerchio ritorna nella sala. Finita la spiegazione, un passaggio posto sullo stesso livello della sala ci consente di uscire all'aperto, sul costone della collina, sul quale si affacciano alcune tombe rupestri.

Tuscania. Necropoli Madonna dell'Olivo: la Grotta della Regina. (Foto G. Marcello)

Riprendiamo in pullman la strada verso il borgo di Tuscania, per una passeggiata nel caratteristico centro storico. Le mura intatte, la porta, i giardini deliziosi del Parco Torre di Lavello dai quali si gode la vista sulle grandi chiese medioevali di S. Pietro e di S. Maria Maggiore, la Fontana delle sette cannelle, le viuzze. Tutto sembra lì per incantare il visitatore. E' difficile conciliare la vista di tutto ciò con il ricordo dei terribili giorni del terremoto che scosse Tuscania trent'anni fa. I suoi abitanti hanno lavorato duramente per cancellarne le tracce. Ero ragazzino allora e ricordo le riprese televisive alla luce delle fotoelettriche, la disperazione della gente di quel tragico giorno d'inverno. Non sembra che sia lo stesso posto. Il nome Tuscania mi è rimasto nella memoria associato con le dolorose immagini di rovina trasmesse dal TG.

Tuscania. Il borgo medioevale: i giardini della Torre di Lavello. Sullo sfondo i ruderi del palazzo comunale detto Rivellino. (Foto G. Marcello)

Mangiamo "da Pino", che ci serve un menù che davvero invita a ritornare. Le chiacchere scorrono gradevolmente come il vino. Non possiamo indugiare troppo. Bisogna muoversi o i monumenti di Tuscania medioevale saranno avvolti dall'oscurità della precoce serata di dicembre. Il nostro automezzo arranca sulla salita che porta alla cittadella vescovile, l'antica acropoli. Dopo averci condotto sulla sommità, si ferma, consentendoci di scendere. Pochi metri e si apre davanti a noi la vista di una piazzetta coperta da un manto d'erba verde circondato dai monumenti. Una piccola, deliziosa piazza dei Miracoli nell'Etruria interna, sulla quale domina la basilica di S. Pietro, col suo rosone magnifico, l'interno austero, la cripta insolitamente luminosa nell'incerta luce del pomeriggio invernale.

Tuscania. La cittadella vescovile: la basilica di S. Pietro. (Foto G. Marcello)

In effetti è per un puro miracolo di generosità, di abnegazione e, perché no, di ostinazione che oggi possiamo ancora ammirare tutto ciò. Flavio ci racconta dei volontari dei Gruppi Archeologici d'Italia, i quali si precipitarono a soccorrere le persone e, nell'emergenza dei primi giorni, lavorarono come matti in collaborazione con la gente del posto per salvare il prezioso patrimonio artistico e archeologico di Tuscania. La nostra guida legge colpita da una evidente emozione uno scritto di Magrini che parla di una archeologia vicina alle persone, capace di far riflettere sulle radici culturali e sull'identità storica di un popolo. Tuscania fu un banco di prova per questo punto di vista, un grande successo a giudicare dalla ricostruzione, realizzata con caparbietà e intelligenza dalla gente di Tuscania.

Tuscania. La cripta della basilica di S. Pietro. (Foto G. Marcello)

Il rischio è che si tenti di rimuovere anche il ricordo dell'evento, oltre alle conseguenze funeste che provocò. Non sarebbe giusto. Al visitatore che gode delle bellezze di Tuscania deve anche essere ricordato l'esempio del coraggio della ricostruzione. A questo provvede con discrezione una targa in marmo, affissa sul muro esterno di uno degli edifici della cittadella vescovile, che riporta una bella poesia composta da Luigi Pasquarelli:

Tuscania muta

Nel sole velato
gelido dell'inverno
Tuscania nuda sbriciata
ai miei occhi appare
nell'anima sconvolta
di macerie di lutti
solitaria muta.

Con vuote occhiaie
senza luce tragiche
colme di pianto amaro
sulla campagna etrusca
intatta intensa calda
nei tufi forti bruni
di bellezza antica.

E nel silenzio senza risonanze
per le strade scarne sofferte
nell'angoscia cammino
ed altro non so dare
che amore umile vero
per cancellare la crudeltà patita
dalla natura cieca.

1971

 

 


4 dicembre 2001, Giampiero Marcello.

 

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