I Monti Ceriti: la scalata al Monte Vittoria

Era una soleggiata e calda mattina di febbraio quando una manciata di soci del settore di ricognizione si avventurava per le campagne ceriti alla conquista della vetta del monte Vittoria e alla sua esplorazione.

Dopo aver lasciato le auto a valle il gruppo non sapeva affatto cosa li avrebbe aspettati e mentre si incamminava tranquillo per un viottolo, ecco i primi ostacoli da superare: un cancello alto più di due metri senza possibilità di passaggio se non quella di scavalcare.

Impresa ardua per alcuni, una passeggiata per i più agili. Ma questo non era nulla rispetto a quanto avrebbero trovato andando avanti: altri cancelli chiusi, alti e rugginosi, fiumiciattoli da guadare, erti sentieri e fangose radure per poter raggiungere la tanto agognata meta: la cima del monte Vittoria.

Monte Vittoria. Il Fosso della Caldara lungo la strada per il monte. (Foto G. Marcello)

Per la cronaca va ricordato che il Monte Vittoria è una delle più alte vette di tutti i monti ceriti, ricca di macchia mediterranea e di una fauna variegata che non ha tardato a farsi riconoscere ai nostri ricognitori: orme di cinghiali e cinghialini, aculei di istrice, tracce di tassi, impronte di cavalli.

Un bosco bellissimo e senza tempo quello che stava attraversando il gruppo. Il falco ci teneva sempre sott'occhio planando alto sopra le radure.

Monte Vittoria. Il bosco ai piedi del monte. (Foto G. Marcello)

Arrivati ai piedi del Monte ci aspettava il tragitto più arduo: trovare un sentiero che portasse sulla vetta.

Qualche anziano macchiaiolo ci ha detto che sulla cima del monte avremmo trovato i resti di epoche passate, tracce indelebili del passaggio dell'uomo.

Finalmente in cima, infatti il gruppo si è trovato di fronte ai resti di un vero e proprio insediamento medievale, un villaggio di pastori o tagliaboschi con cinte murarie, una torre, muri di terrazzamento e recinti per il bestiame.

Monte Vittoria. Foto di gruppo tra i resti del villaggio medioevale. (Foto G. Marcello)

Inutile dire che il gruppo nella migliore tradizione della ricognizione in quattro e quattr'otto ha fatto un rilievo approssimativo di tutta l'area, con fotografie, disegni, misurazioni e schede.

La vista da lassù era bellissima e lasciava senza fiato. Non si sentiva nessun rumore tranne quello di alcuni uccelli di passaggio o di qualche animaletto che, impaurito dalla nostra presenza, sgattaiolava via.

Per qualche ora siamo stati all'interno di quello che fu l'antico abitato, abbiamo mangiato e chiacchierato intorno ad un focolare, proprio come avrebbero fatto secoli fa gli uomini che abitavano queste zone.

La cosa più magica è stata la nostra consapevolezza di essere tra i pochi, dopo gli ultimi uomini che ci hanno vissuto, ad aver calpestato quelle terre così difficili da raggiungere, così lontane da tutto e da tutti, così apparentemente strane per viverci.

Monte Vittoria. Panorama dei Monti Ceriti. (Foto G. Marcello)

Nel silenzio di quel momento suggestivo ci siamo chiesti tutti: perché quella gente sentì il bisogno di vivere quassù, forse per difendersi meglio dagli attacchi nemici o forse più semplicemente per sentirsi in paradiso?

Ecco è quella la sensazione che abbiamo provato tutti: ci sentivamo in paradiso!

 


3 febbraio 2002, Simona Vagelli.

 

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