Libia per casoQuest’anno l’associazione aveva deciso da tempo e organizzato minuziosamente il programma del viaggio culturale; la meta era la Turchia con un tour che comprendeva Istanbul, Ankara, la Cappadocia e siti archeologici più noti, Troia compresa. Purtroppo si fanno sempre i conti senza l’oste, all’ultimo momento con i noti attentati avvenuti nelle zone turistiche e, soprattutto il parere contrario della Farnesina (Ministero degli Esteri) ci ha fatto desistere dal realizzare il nostro sogno. Sogno che ormai sembra irrealizzabile perché è già la seconda volta che annulliamo questo viaggio, la prima volta è stato in concomitanza con lo scoppio della guerra in Iraq, ma di certo non ci arrenderemo. Presi alla sprovvista da questi avvenimenti, ma decisi anche a non lasciarci condizionare dalle avversità, ormai si pregustava da tempo un viaggio, con drastica decisione, che ha anche colto di sorpresa alcuni partecipanti, si è deciso, con una certa audacia, di andare in Libia. Dico con una certa audacia perché il tempo a disposizione era molto limitato, preparare passaporti, visti, concordare nuove date di partenza e convincere i soci della bontà della scelta, molti non sapevano nemmeno dell’importanza dei siti da visitare. Defezioni ce ne sono state, ma anche nuove adesioni e, nonostante tutto, alla fine con passaporti e visti arrivati all’ultimo secondo, riuscivamo a partire per Tripoli. Non mi dilungo sui dubbi e le domande che venivano poste anche durante il trasferimento, dirò solamente questo, che la sorpresa sulle località visitate è stata enorme. Sabratha con il porto, il Mausoleo, il Tempio a sud del Foro, il Tempio di Antonino ed il Tempio di Liber Pater, la Basilica di Apuleio, il Tempio di Serapide, il Campidoglio, la Basilica di Giustiniano, le Terme sul mare, e nella parte orientale il Tempio di Ercole, Terme di Oceano, il Tempio di Iside ed infine lo splendido Teatro Romano, monumento più importante di Sabratha. Poi Leptis Magna, importante porto antico. Molte delle rovine visibili mostrano l’architettura e la struttura romana: l’Arco dei Severi, le Terme d’Adriano, il Nymphaeum, il Foro e la Basilica dei Severi, la Curia, l’antica Basilica, il Mercato, il Teatro molto ben conservato e nelle vicinanze lo Stadio e l’anfiteatro. La splendida architettura di questa città ha avuto il suo massimo splendore nel II secolo d.C. con Settimio Severo, Imperatore nativo di questa terra. Le preziose collezioni di varie civiltà susseguitesi nella zona formano la parte archeologica del museo annesso agli scavi. L’impressione su questi siti è stata enorme, perfino lo scrivente che era perfettamente al corrente perché informato su testi scientifici, è rimasto a bocca aperta per l’imponenza, la grandiosità, sia come estensione, sia come ricostruzione e restauro dei monumenti, la ricchezza di statue e soprattutto di mosaici che vanno dal periodo romano al bizantino, tanto da fare concorrenza alla Tunisia sia per varietà e bellezza. E che dire degli scavi e dei restauri delle città greche di Tolemaide, Apollonia e Cirene, soprattutto quest’ultima di dimensioni enormi e in posizione stupenda su di una altura che domina a perdita d’occhio un vasto tratto di costa. E’ la città greca meglio conservata della Pentapolis della Cirenaica. Meraviglioso è il sito archeologico dell’antica città greca con l’Agorà, la Tomba di Batto I°, il Gymnasium, il Foro di Proculo, il Santuario di Apollo, i Propilei greci, l’Acropoli, il tempio dei tre Generali, il Tempio di Zeus il Teatro e la necropoli che si estende per alcuni chilometri al di fuori della città. Da segnalare anche la sorgente d’acqua tuttora attiva che nell’antichità riforniva la città. Poi la parte romana con la villa di Giasone Magno, ricca di mosaici e pavimenti con intarsi in marmo e l’anfiteatro costruito trasformando il teatro greco. Anche i musei, dall’aspetto modesto come costruzione, molto più simili ad un ordinato magazzino, racchiudono invece reperti, soprattutto statue, di notevole valore artistico e storico. L’unica eccezione, vero grande museo, è rappresentata dal museo di Tripoli, inserito nella vecchia fortezza della Medina che è congeniato cronologicamente e segue un percorso didattico con una ricca esposizione di reperti dal neolitico fino al giorno d’oggi. In Libia, durante la conquista, gli italiani di certo non si sono comportati da gentiluomini, ma quelli erano i tempi del colonialismo. Però il centro storico di Tripoli porta l’impronta italiana nei palazzi nelle strade e negli edifici pubblici, la cattedrale degli italiani esiste ancora anche se è stata trasformata nella più imponente e più grande moschea della città e della nazione. Soprattutto, l’opera degli italiani si vede anche nei siti archeologici, sono stati infatti dissepolti durante la nostra occupazione e in parte restaurati, ma questa collaborazione è continuata, salvo una pausa nel dopoguerra ad opera degli inglesi, fino ai giorni nostri, in particolare l’università di Urbino ha compiuto numerosi interventi a Cirene, altre università sono intervenute come Messina (studio monete), Roma, ecc. Quello che si può ammirare in Libia come restauri effettuati nei siti più importanti non è possibile vederlo in Italia. La spesa di studio e di ricerca archeologica, finalizzata a scavi e restauri, potrebbe anche essere impiegata in patria anche con l’aiuto gratuito delle varie associazioni di volontariato che operano sul territorio nazionale e che spesso sono male utilizzate se non messe da parte del tutto. Renato Tiberti Novembre 2006 GATC - Gruppo Archeologico del Territorio Cerite - www.gatc.it |
|