Cosa e Talamone

Il pullman si avvicina rallentando e si ferma davanti al ferramenta sull'Aurelia all'altezza del Castello di S. Severa. Uno dietro l'altro i gitanti salgono alla ricerca di un posto, salutati da quelli che già si trovano seduti. Questa domenica andremo ad Ansedonia, in Maremma, per visitare le vestigia di Cosa, colonia romana del III sec. a.C. "Dio GATC", come qualcuno ha chiamato la divinità benevola che sembra proteggere il nostro gruppo archeologico dispensando belle giornate in occasione delle uscite, è intervenuto anche questa volta per assicurarci condizioni meteorologiche buone.

Questo tratto di Aurelia, che abbiamo percorso più volte nei nostri viaggi, non stanca mai il viaggiatore col suo alternarsi di campi, colline di bosco e oliveti. Finalmente arriviamo all'uscita per Ansedonia. L'autista è costretto a fermare il pullman piuttosto lontano dal sito archeologico, a causa di un ponte troppo basso. Circa un chilometro di strada in salita ci separa dalla cima della collina sulla quale sorge l'antica città fortificata. Lungo la salita passiamo accanto a ville e villette di tutti i generi, la cui edificazione ha lasciato ad uso pubblico il minor spazio possibile. La strada è infatti molto stretta.

Cosa fu fondata dai romani dopo aver sconfitto le forze etrusche alleate di Volsinii e di Vulci, con lo scopo di controllare il territorio etrusco appena conquistato. Le opere difensive sono perciò imponenti. La cinta muraria in opera poligonale si sviluppa per 1.500 metri, munita di diciassette torri, proteggendo con un abbraccio possente le abitazioni dei coloni e gli edifici pubblici. Non si può che rimanere ammirati di fronte ai resti ancora notevoli delle mura e della porta settentrionale, detta "Porta Fiorentina".

Entro le mura prospera un uliveto. Gli alberi si succedono tra le gobbe del terreno, le quali rivelano la presenza sotto la superficie di edifici interrati. L'area entro le mura, infatti, è stata scavata solo in piccola parte. Gli studi condotti finora, tuttavia, hanno permesso di stabilire che l'impianto urbanistico era regolare, con gli edifici disposti entro una scacchiera orientata approssimativamente sull'asse nord-sud del decumano massimo. Inizialmente le abitazioni erano di modeste dimensioni, simili l'una all'altra, formate da un'area abitabile e da un piccolo orto.

Col tempo le case dei primi coloni furono sostituite da ville più grandi e lussuose, che occupavano l'area di diverse abitazioni originarie. Un processo di concentrazione della proprietà, quindi, caratterizzò la seconda fase di sviluppo di Cosa nel I sec. a.C. L'egualitarismo dei primi coloni, nei momenti difficili della formazione di Cosa, apparteneva ormai al passato. Visitiamo una delle abitazioni di questi nuovi ricchi, la Casa dello Scheletro. Essa occupa un'area nella quale un tempo sorgevano quattro, forse cinque abitazioni.

Ci dirigiamo verso l'arx, il punto più elevato della città, dove sorgevano i più importanti luoghi di culto. Lungo la strada si notano, affioranti dal terreno, le cisterne dell'acqua piovana, strutture essenziali per assicurare l'approvvigionamento idrico di una città posta in altura. L'arx era difesa da una cinta muraria propria, con due porte: in una terminava la via Sacra, provenienete dal foro, l'altra dava verso l'esterno delle mura della città.

Cosa. La via Sacra e l'arx. Sullo sfondo il capitolium. (Foto G. Marcello)

Nell'arx sorgeva il Capitolium, un tempio etrusco-italico a tre celle, sul podio del quale è stato individuata una struttura quadrata, orientata con i punti cardinali, probabilmente un settore legato alle cerimonie augurali di fondazione della città. Poco distante sorgeva un piccolo tempio, forse dedicato a Mater Matuta, divinità del mare e della fecondità.

Percorriamo la via Sacra in direzione del foro. Passiamo vicino a un tempio, probabilmente dedicato a Diana, e a un'area residenziale scavata dagli archeologi. L'area del foro è ampia e segue un impianto regolare. Sulla nostra destra si trova la basilica, più tardi trasformata in luogo di culto cristiano, e l'area del comitium, un edificio scoperto di forma circolare destinato alle assemblee cittadine, l'area della curia, sede del senato della colonia, e del Tempio della Concordia. In fondo, un arco a tre fornici, oggi crollato, segnava l'ingresso del foro. Numerose botteghe commerciali, atria, si affacciavano nell'area del foro, che doveva essere frequentato e attivo.

Cosa. L'area del foro. Sullo sfondo il crollo dell'arco a tre fornici. (Foto G. Marcello)

Il tempo implacabile ha lasciato il segno, ma ciò che resta dei monumenti è sufficiente per lasciare il visitatore con una sensazione di meraviglia di fronte a una cittadina un tempo fiorente, oggi un luogo spopolato e silenzioso. Nel 71 a.C la città subì gravi distruzioni in circostanze non chiare, e per un cinquantennio fu quasi abbandonata. In età augustea furono ricostruite le aree di interesse pubblico (foro e acropoli) e Cosa si ridusse a svolgere funzioni di centro amministrativo e di culto. Nella campagna il latifondo delle ville si sostituì alla piccola proprietà dei coloni. Separata dall'agro circostante, per la città di Cosa iniziò un declino irreversibile.

Nel piccolo museo sono esposte con ordine e chiarezza i reperti e i risultati degli scavi condotti dall'Accademia americana a Roma. Plastici illustrano con precisione glia ambienti scavati, l'acropoli e il foro. Una vasca da bagno intatta fa bella mostra di sé. E' possibile vedere la ricostruzione di una tomba, con le spoglie della occupante e il suo corredo.

Si è fatta l'ora della pausa. Il pranzo, come ormai consuetudine, non delude le attese e rende onore a una terra così suggestiva. Nel pomeriggio ci dirigiamo a Talamone, un piccolo centro costiero medioevale. Saliamo fino alla Rocca Senese, edificata nel XIV secolo dalla Repubblica di Siena per difendere il porto. La vista dalla rocca è magnifica e ricorda la costiera amalfitana, commentano alcuni di noi.

Talamone. La Rocca Senese. (Foto G. Marcello)

Ma Talamone ebbe anche uno sviluppo più antico. Insediamenti di epoca etrusca sorsero sull'altro lato della baia. L'area archeologica subì purtroppo gravi saccheggi e devastazioni a partire del XIX secolo e solo negli anni '60 del secolo passato furono avviati scavi regolari. Non possiamo però visitare ciò che resta del centro etrusco del Talamonaccio: il nostro pullman non riesce a passare sulla stretta e sinuosa strada che conduce ad esso e siamo costretti a rinunciare.

Ci dirigiamo perciò alla volta del porto romano di Cosa. Un'alta scogliera domina l'insenatura. Nella spiaggia sorge una torre del XV secolo, detta Torre Puccini per aver ospitato l'artista. Nei pressi della spiaggia sono visibili gli scarsi resti di una grande villa marittima del I sec. a.C. Dall'acqua emergono i piloni del grande molo del porto.

Il porto di Cosa. In primo piano resti delle strutture portuali romane. Sullo sfondo Torre Puccini. Sulla sinistra i resti della villa romana. (Foto G. Marcello)

Dietro la spiaggia una grande laguna, di cui resta oggi il lago di Burano, era messa in comunicazione col mare attraverso un canale artificiale, tagliato in modo spettacolare sulla roccia della scogliera. Saliamo sulla rupe grazie ad uno stretto passaggio, scavato nella roccia, provvisto di gradini. Dall'alto lo spettacolo dell'insenatura di Cosa e delle campagne cirocstanti, ci ripaga di questa ultima fatica di una giornata intensa e piena. E' l'imbrunire, mare e cielo all'orizzonte si confondono. E' l'ora di rientrare.

Il porto di Cosa. La tagliata. (Foto G. Marcello)

 


17 marzo 2002, Giampiero Marcello.

 

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