Una domenica di aprile dal parco di Marturanum

Escursione del fiume Biedano tra Barbarano e Blera

Foto di gruppo
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Una domenica di aprile, il 26. Appuntamento per l’escursione a Barbarano Romano, con una certa “flemma” all’italiana arrivano alla spicciolata anche i partecipanti all’escursione. Check_in e, tra soci e non ne conto 19, niente male viste le incerte o quasi certe condizioni meteo sono previste piogge per tutta la giornata. Alzo il naso al cielo per un omaggio a Giove Pluvio che ce l’ha con noi. Prima di questa volta Fabio ed io ci abbiamo provato altre due volte, abortite prima ancora di riunirci.

D’accordo si va, inoltriamoci nel Parco di Marturanum, potrebbe sembrare una scampagnata al parco ma non è così. Dopo un’inizio alquanto deludente con lampioni, cartelli indicatori, strada scivolosa con sampietrini, saltiamo il fosso e prendiamo il percorso dedicato ai cavalli, bah ma quelli dal parco gli umani non li hanno previsti? Meglio così dopo pochi minuti la natura si prende la sua rivincita, la vegetazione è più che rigogliosa ma dove siamo nella foresta di Tijuca in Brasile? No secondo il gps siamo a 42° 15’ 12”N 12° 03’ 52”E, siamo proprio in mezzo alla gola del Biedano. Sbirciando tra le fronde riusciamo a vedere i bordi della gola circa 60/80 metri più in alto. Quando il fiato si fa grosso e le voci tacciono si sentono distintamente i richiami dei falchi, il picchiettio dei picchi ed anche quella poca acqua del Biedano fa la sua parte per completare l’atmosfera. L’aria è satura d’umidità, pioviggina ma non si avverte, siamo avvolti dalla vegetazione, guadiamo una due tre volte il fiume e una due tre volte troviamo degli sbarramenti predisposti, chissà in quale epoca, ad incanalare l’acqua verso i mulini di cui troviamo resti evidenti comprese le pietre delle macine “in situ” e le condotte scavate nel tufo, voglio pensare dagli Etruschi. Il rumore che sentiamo è tipico di una cascatella, si uno sbarramento produce una discreta cascatella con relativo laghetto. Sono quasi le 13, lo stomaco borbotta e quindi tutti giù per terra a mangiare un panino, non tutti, c’è qualcuno che ha deciso di non rompere la dieta neanche in questa occasione. Siamo a metà strada della meta che ci siamo prefissati, un colombaio a Brera, è tutto molto bello, scopro con piacere che fra noi c’è chi è esperto di botanica, chi di fauna chi di leggende, tutti raccontano la loro. Fantastico!

Accidenti ricomincia a piovere, gambe in spalla c’è ancora molta strada da percorrere ed il percorso non è certo un’autostrada, secondo me non è nemmeno adatto ai cavalli, è molto più indicato per le capre. Attenti a dove mettete i piedi! Fra parentesi nel tempo trascorso dal momento della ricognizione del percorso fatta con Fabio, la natura s’è mangiata il sentiero quindi non resta che guadare nuovamente il fiume. Ma qualcuno ci sarà riuscito a bagnarsi le scarpe ah? Ecco di nuovo un mulino, i terrazzamenti ai lati del fiume, ecco la miniera del 1829, siamo vicini al ponte romano, accelleriamo perché piove e tutti noi vogliamo fotografare il ponte a tre arcate che consentiva di proseguire lungo l’antica via Clodia scavalcado il fiume. Bene tiriamo dritti in salita per riemergere dalle gole del Biedano per raggiungere Blera (già Bieda) quindi il colombaio. No, no in cima alla salita piove così come previsto dal meteo, siamo zuppi, la lingua tocca terra, gli anni ci sono tutti, i cosiddetti giovani si contano tranquillamente su una mano, sono le 15 e sono già cinque ore che trottiamo… perché invece del colombaio non andiamo a visitare un bel bar locale? E’ fatta, terminiamo alla “Drive In” quella macchina la portala là, questa macchina qua riportala qua! Quando è che la rifacciamo?

26 aprile2009

Massimo Lalli

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