Max Leopold Wagner
LA LINGUA SARDA
Nuoro, Illisso Edizioni, 2001
pp. 437

La Sardegna pone da sempre numerosi interrogativi al visitatore. Il suo isolamento geografico in mezzo al Mediterraneo occidentale è certamente all'origine della sua peculiarità naturalistica e culturale. In quest'ultima rientra certamente la lingua, uno dei primi elementi caratteristici di differenza che il visitatore coglie dopo aver messo piede in Sardegna. La lingua sarda è ancora di uso corrente nell'isola, per quanto i sardi parlino generalmente un italiano corretto. Non tarderà, perciò, il visitatore a porsi domande su questa lingua incomprensibile e dal suono particolare: qual'è la sua origine? perché è così diversa dagli altri dialetti italiani? Gli interrogativi sicuramente aumenteranno come il nostro visitatore si recherà in varie zone dell'isola. Il suo orecchio, cui l'espressione sarda sta diventando man mano familiare, noterà differenze nel modo di parlare tra una località e l'altra. Sono tutte varietà della stessa lingua, come suggerirebbe una certa sonorità generale (le caratteristiche doppie) o costituiscono ulteriori suddivisioni linguistiche?

A queste domande risponde il bel libro di Wagner, un magistrale saggio di linguistica storica scritto per essere compreso anche dai non addetti ai lavori. L'opera si apre con una breve introduzione storica, necessaria per inquadrare correttamente le vicende linguistiche dell'isola. L'isolamento geografico della Sardegna e i legami che di volta in volta si instaurano tra l'isola e l'oltremare sono i due fattori, contraddittori tra loro, che modellano la sua evoluzione linguistica.

Il capitolo Caratteristica generale del sardo delinea le questioni fondamentali della lingua, le sue caratteristiche e rapporti con le lingue del bacino mediterraneo e gli altri dialetti italiani. L'autore affronta anche il quesito se il sardo debba essere considerato un dialetto o una lingua. La risposta dipende dal punto di vista adoperato. Dal punto di vista politico il sardo è uno dei numerosi dialetti italiani, tenendo conto anche dell'appartenenza originaria della Sardegna allo stato italiano moderno. L'isola era, infatti, parte del regno sabaudo prima della formazione dell'Italia come entità politica unitaria e indipendente nel XIX secolo. E' vero che il catalano è considerato una lingua, anche se la Catalogna non è mai stata indipendente, essendosi sviluppata una letteratura catalana originale. La Sardegna è stata indipendente solo nel Medioevo, durante l'epoca dei giudici, ma non ha visto nascere una letteratura di qualche rilievo.

Dal punto di vista linguistico, secondo il Wagner, la questione è però diversa. Il sardo non ha una stretta parentela con alcun dialetto della penisola italiana e conserva caratteristiche di grande originalità tra gli idiomi neolatini. Esiste inoltre una tradizione scritta documentale che risale all'epoca giudicale, dopo la fine dell'influenza bizantina. Ciò induce gli studiosi a considerare il sardo una lingua.

Negli otto capitoli successivi l'autore esamina l'origine delle parole sarde. L'analisi del lessico sardo rivela le stratificazioni linguistiche che si sono succedute nell'isola e fornisce una misura di quali tra esse abbiano lasciato l'impronta più forte. Il fondo latino è prevalente rispetto a tutti, tant'è che il sardo è considerato una delle lingue romanze più fedeli all'origine comune latina. Scarsi appaiono invece gli apporti che possono essere fatti risalire al punico, al greco e al bizantino, al germanico, all'arabo.

Le altre lingue dalle quali il sardo ha attinto abbondantemente sono il catalano, lo spagnolo e l'italiano. L'elemento catalano-spagnolo deve essere fatto risalire alla lunga dominazione spagnola della Sardegna, durata cinque secoli dal XIV al XVIII secolo. I conquistatori iberici erano aragonesi, la cui lingua ufficiale fu fino al XV secolo il catalano. Quando le corone di Aragona e di Castiglia si riunirono nel 1479, la lingua ufficiale del nuovo regno divenne lo spagnolo. Nell'isola sarda, tuttavia, l'uso del catalano continuò e solo nel XVII secolo lo spagnolo cominciò a diffondersi, ciò per il particolare conservatorismo linguistico della Sardegna, dovuto certamente al suo isolamento geografico. L'influsso dell'italiano inizia prima di quello catalano-spagnolo, quando a partire dall'XI secolo comincia la presenza pisana e genovese in Sardegna, presenza che si rafforza nel tempo. L'uso dell'italiano nell'isola riprende con la dominazione sabauda, che dal XVIII secolo associa definitivamente le sorti politiche della Sardegna alla penisola italiana.

L'ultimo elemento importante del lessico sardo trattato dall'autore è quello originario, proveniente dalla lingua parlata nell'isola prima della dominazione romana. Pur sottolinenando l'ignoranza degli studiosi sulle condizioni linguistiche della sardegna in un'epoca così lontana, l'autore mostra come la lingua indigena abbia lasciato tracce di sè ancora rilevabili. I nomi delle località che possono essere fatti risalire a questa lingua sono migliaia. Molto più contenuta è l'eredità lessicale, limitata ad alcuni appellativi che non è possibile spiegare né col latino né con altre lingue conosciute.

Nei capitoli successivi sono trattati la fonetica, la morfologia, la formazione delle parole, la sintassi del sardo, evidenziando i caratteri che accomunano il sardo alle altre lingue neolatine e le sue peculiarità. Chiudono il volume una trattazione delle varietà dialettali del sardo e un capitolo sulla poesia sarda. Correda il volume un indice analitico delle numerosissime parole richiamate nel testo.

Un libro che appaga sicuramente la curiosità di un sardo, che scorrendo queste pagine si sentirà riportato a casa, se lontano dalla Sardegna. Certamente anche il lettore comune non sardo e il linguista specialista troveranno motivi di interesse in questo libro scritto in un italiano piano e accessibile dal grande studioso tedesco. Giampiero Marcello

Raramente lo sviluppo delle conoscenze scientifiche su una lingua è legato in maniera così stretta alla figura di uno studioso come è accaduto per il sardo con Max Leopold Wagner (...). Dopo aver dato alle stampe un numero straordinario di articoli, monografie e libri fondamentali sui diversi aspetti del sardo, Wagner, quando ancora non si erano spenti i fuochi del secondo conflitto mondiale, accolse l'invito della Casa Editrice A. Francke di Berna a pubblicare nella serie manualia et commentationes della prestigiosa collana "Bibliotheca Romanica" diretta da Walter von Wartburg un manuale sul sardo. In accordo con le finalità di alta divulgazione scientifica perseguite dall'Editore, Wagner riuscì a sintetizzare nello spazio concessogli lo stato delle conoscenze sul sardo con mirabile efficacia e chiarezza. Evitò di addentrarsi nell'analisi di argomenti troppo tecnici e particolari che avrebbero reso difficile la fruizione del libro ai non specialisti, limitò all'essenziale l'apparato dottrinario e scrisse l'opera in italiano, affinché essa fosse accessibile innanzi tutto ai Sardi, i quali, se è vero che ben conoscevano il suo nome, non si può dire che altrettanto conoscessero i suoi lavori sul sardo, quasi tutti redatti in tedesco. Dalla Prefazione di Giulio Paulis

MAX LEOPOLD WAGNER nacque a Monaco di Baviera nel 1880 e morì a Washington nel 1962. Linguista di fama mondiale e poliglotta, svolse ricerche non solo nell'àmbito del sardo ma anche in quello dei gerghi e delle lingue popolari, del giudeo-spagnolo, del portoghese, dello spagnolo, del catalano, dello spagnolo d'America, del siciliano, dei rapporti tra il berbero e le lingue romanze e in genere nel campo delle lingue e delle culture dei popoli viventi attorno al bacino del Mediterraneo. Fu anche etnografo ed etnologo.

SOMMARIO

7

Prefazione

37

Nota biografica

39

Nota bibliografica

LA LINGUA SARDA

45

Abbreviazioni adottate nel volume

51

Trascrizione fonetica

53

Lineamenti di storia politica della Sardegna

71

Cenni di storia ecclesiastica della Sardegna

75

Caratteristica generale del sardo

97

Il fondo latino del lessico sardo

150

L'elemento punico

162

L'elemento greco e bizantino

175

L'elemento germanico

180

L'elemento arabo

184

L'elemento catalano e spagnolo

233

L'elemento italiano

254

L'elemento indigeno

281

I caratteri fonetici

290

La struttura morfologica

304

La formazione delle parole

323

La sintassi

340

I dialetti sardi

354

La lingua della poesia

365

Indice delle parole

 

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