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Questo libro è dedicato alla storia del popolo sardo, in particolare nell'età arcaica, un periodo di circa un secolo e mezzo tra la fine del VII sec. a. C. e l'inizio del V sec. a. C., un'epoca cruciale di transizione al termine della quale l'isola, posta sotto il dominio dei punici di Cartagine, perde la sua autonomia politica e culturale. L'autore fonda la sua analisi su una sintesi accurata delle testimonianze archeologiche disponibili. Nella premessa delinea la storia della Sardegna dalle prime tracce di presenza umana fino al Bronzo finale (1200-900 a. C.), che nell'isola coincide con la fase finale della civiltà nuragica. Successivamente è esaminato il periodo tra l' XI e la fine del VII sec. a. C., l'età del ferro. In quest'epoca cessa la costruzione di nuraghi e inizia la frequentazione fenicia delle coste meridionali della Sardegna, fino alla formazione di centri stabili fenici nell'VIII sec. a. C.. E' questo il periodo in cui si sviluppa la colonizzazione fenicia dell'isola. La presenza fenicia è volta a sfruttare le possibilità commerciali che gli scali impiantati in Sardegna consentono, ma non ha lo scopo di assumere il controllo dell'isola e di assoggettarne la popolazione. L'autore è propenso ad escludere che l'incontro tra fenici e sardi sia avvenuto in modo violento. Fino al VII sec. a. C. il rapporto tra i coloni fenici e la popolazione sarda è paritario; i rapporti dei sardi con l'esterno, in particolare con l'area etrusca, sono diretti e intensi. Da un lato la presenza fenicia si attestava nella parte sud-occidentale dell'isola, assumendo anche il controllo delle principali direttrici di comunicazione verso l'interno. Dall'altro la popolazione indigena mantiene il controllo della parte settentrionale dell'isola e presumibilmente prosegue i suoi rapporti diretti con l'esterno, in particolare con l'Etruria "industriale" del Nord (Vetulonia e Populonia). L'autore ritiene invec che i fenici si siano inseriti progressivamente come mediatori nei rapporti tra la Sardegna e i centri commerciali etruschi meridionali (Cerveteri, Tarquinia e Vulci). Nella seconda metà del VI sec. a. C. la Sardegna è teatro di campagne militari condotte dai punici che culminano in pochi decenni nella conquista definitiva dell'isola da parte di Cartagine. E' suggestiva e stimolante la tesi dell'autore che vede come obiettivo di queste campagne non tanto i sardi, quanto i centri fenici indipendenti già impiantati nell'isola, sui quali Cartagine intende affermare la propria supremazia. Con la conquista della Sardegna, Cartagine assume un controllo più completo del territorio dell'isola, con lo scopo di sfruttarne intensamente le risorse agricole e minerarie. Solo la zona montuosa interna accoglie ancora comunità sarde indipendenti, instaurandosi così una dicotomia tra quest'area e quella costiera e pianeggiante, dicotomia che permarrà netta per secoli, fino al periodo altomedioevale. Giampiero Marcello | |
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Il volume è dedicato alla Sardegna arcaica. nel periodo fra gli ultimi esiti della civiltà nuragica e la completa affermazione del dominio punico sull'isola, passando attraverso I'esperienza della colonizzazione fenicia. Sono considerati, così, gli anni che vanno dalla fine del IX sino ai primi decenni del V secolo a.C. Di questo periodo ci si propone di esamínare i fenomeni sociali ed economici innestati dal contatto dei Sardi con gli Etruschi, i Fenici e i Punici, così come ci consentono la documentazione archeologica e le scarne fonti storiche, tentando di ricostruire i quadri in cui questi fenomeni si inseriscono. Sono considerati, dunque, i Sardi e la loro organizzazione e i rapporti con il mondo etrusco, dapprima gestiti direttamente con le città dell'Etruria settentrionale (Vetulonia, Populonia), poi, dopo lo stanziamento delle colonie fenicie sulle coste meridionali dell'isola, sempre più mediati attraverso questi centri, che intrattengono scambi preferenziali con le grandi metropoli dell'Etruria meridionale (Vulci. Tarquinia e Cerveteri). Il contatto fra Sardi e Fenici porta a notevoli mutamenti di ordine sociale ed economico fra le genti indigene, per cui assistiamo a fenomeni di acculturazione e anche a casi di inurbamento di individui o gruppi nelle colonie fenicie costiere. Verso la metà del vi secolo a.C. l'espansionismo imperialistico di Cartagine si indirizza verso la Sardegna e, dopo alcuni decenni di guerre, la porta sotto il suo dominio, rivolto al possesso del territorio e di tutte le sue risorse, sia minerarie che agropastorali. Con la fine dell'età arcaica, verso il 470 a.C., la Sardegna e ormai ridotta a una provincia dell'impero punico, e i Sardi non sono che una delle tante componenti di questo impero, senza più originalità e autonomia politica e culturale. | |
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CARLO TRONCHETTI, nato a Pisa nel 1948, si è laureato in Archeologia greca e specializzato in Tecniche dello scavo archeologico presso l'Università di quella città. Attualmente direttore nella Soprintendenza archeologica di Cagliari e Oristano, ha condotto e diretto scavi i in Abruzzo, Lazio (santuario greco di Gravisca-Tarquinia) e Sardegna, fra i quali ricordiamo le Terme a Mare di Nora, la statuaria di Monte Prama (Cabras), l'abitato punico-romano di Cagliari, la necropoli punica e l'abitato fenicio-punico e romano I. Sant'Antioco. Ha pubblicato volumi sulla ceramica greca (Materiali del Museo archeologico nazionale di Tarquinia. V. Vasi attici a figure nere, Roma, 1983; La necropoli di Nora [con P. Bartoloni], Roma. 1981) e sui centri antichi della Sardegna (Nora, Sassari, 1984; S. Antioco, Sassari, 1988), nonché numerosi articoli su riviste e volumi miscellanei italiani e stranieri. | |
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INDICE GENERALE Premessa 7 Introduzione 11 I. Dall'età geometrica al tardo-orientalizzante 19
II. I centri fenici 41
III. I centri indigeni 63
IV. L'interpretazione storica 81 V. La crisi della metà del secolo e l'impatto con il mondo punico 89
VI. La dominazione punica e il tardo arcaismo 101
VII. La Sardegna e il mondo greco 113
Bibliografia 131 Indice degli autori antichi e moderni 143 Indice dei nomi propri 145 Indice dei nomi geografici 147 Indice delle illustrazioni 149 |
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