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L'autore espone in questa opera la tesi che i Sardi-Nuragici e gli Etruschi erano due popoli strettamente imparentati, discendenti di popolazioni provenienti dalla Lidia, in Asia Minore, parte della moderna Turchia. A sostegno della sua tesi l'autore presenta i risultati di una ricerca linguistica, in corso da molti anni, sulla parentela tra il nuragico, la lingua anteriore alla latinizzazione della Sardegna, e l'etrusco. Le due lingue deriverebbero dalla stessa lingua madre, il lidio; analogamente alla lingua, i due popoli condividerebbero la medesima origine. Intrecciando l'analisi linguistica con quella storica e delle fonti classiche, l'autore dispone accuratamente le tessere di un grande "puzzle", in cui tutto si incastra perfettamente a corroborare la sua suggestiva tesi. I primi tre capitoli esaminano il quadro storico-geografico nel quale si collocava la Sardegna antica del secondo millennio a.C. e le condizioni entro le quali sarebbe avvenuta la colonizzazione della Sardegna da parte dei Lidi. Il famoso passo di Erodoto dedicato ai Lidi e alla loro migrazione verso occidente e verso la penisola italica non parla di uno sbarco dei Lidi in Sardegna, ma solo della loro meta finale, una terra presso gli Umbri, cioè l'Italia centrale. Il testo erodoteo allude al fatto che il percorso si articola per tappe; ciò secondo Pittau lascia aperta la possibilità che una delle tappe intermedie fosse proprio la Sardegna. Si spiegherebbe così una famosa incoerenza temporale tra la testimonianza di Erodoto e le conclusioni degli storici e degli archeologi moderni. Secondo molti studiosi il racconto erodoteo è compatibile con una emigrazione lidia intorno al XIII sec. a. C., mentre i primi reperti definibili sicuramente come etruschi risalgono non prima del IX sec. a. C.. La Sardegna sarebbe stata colonizzata prima, mentre l'Etruria sarebbe stata infiltrata gradualmente dai Lidi stabilitisi in Sardegna, attraverso contatti tra le due sponde del Tirreno protrattisi per alcune centinaia di anni. Sorprendenti le tradizioni comuni tra i Nuragici e l'Asia Minore, tra cui l'autore ricorda le scarpe con la punta all'insù, indossate in Sardegna fino al secolo XIX dell'era cristiana, somiglianti a tipiche calzature etrusche e ittite, o il gonnellino con la parte posteriore a punta rivolta verso il basso, raffigurato in bronzetti nuragici e diffuso tra gli Ittiti. Affascinante è anche la discussione sull'origine dei nomi Tirreni/Tusci/Etruschi, che vale la pena di lasciare al lettore il piacere di apprezzare direttamente dal testo di Pittau. I capitoli successivi esaminano più specificatamente il problema della connessione culturale e linguistica tra la Sardegna nuragica e l'area egeo-anatolica. Segue un inquadramento dei Sardiani di Sardi, capitale della Lidia, e dei Tirseni o Tirreni nelle vicende mediterranee: è analizzata la questione dei Popoli del Mare, tra i quali, secondo una interpretazione diffusa delle fonti egizie, andrebbero inclusi i Sardiani e i Tirreni e, più in generale, i rapporti tra Egitto e Sardegna; sono trattati i primi rapporti tra i Sardi e il mondo fenicio. Secondo Pittau i nuragici sono, alla pari dei Lidi, provetti navigatori; i due popoli sono tra gli attori principali del commercio che legava le sponde del Mediterraneo in epoca antica, anteriore all'avventura marittima dei Fenici nel Mediterraneo occidentale. I Nuragici passarono il testimone del dominio dei mari in Occidente agli Etruschi, che se lo contesero con i Fenici e i Greci. Sono esaminati, infine, nei capitoli VI e VII i rapporti tra Sardi-Nuragici e l'Etruria, le condizioni della colonizzazione di quest'ultima da genti originarie direttamente o indirettamente dalla Lidia. L'ultimo capitolo in particolare tratta delle connessioni linguistiche tra lingua nuragica e lingua etrusca. L'autore ha raccolto un lungo elenco di analogie lessicali e toponomastiche tra le due lingue, oltre a due importanti connessioni grammaticali: la desinenza del plurale -r e il pronome dimostrativo ta. La tradizione, storica e popolare, ci narra di Nuragici pronti a ritirarsi a riccio non appena un popolo straniero impiantava le sue basi in Sardegna, dipendenti dalla mediazione di questi popoli (Micenei o Fenici che dir si voglia) nei loro rapporti con l'esterno, Grecia, Egitto o Etruria. Questi Nuragici sono fieri guerrieri nelle rappresentazioni dei bronzetti, ma in realtà sono impotenti di fronte agli invasori; abitano un'isola e sono abili costruttori di navi di bronzo in miniatura ma, unici tra i popoli che si affacciano nel Mediterraneo, sono alieni dal mare; erigono migliaia di torri imponenti in tutta l'isola quasi senza uno scopo. Ecco, questi Nuragici lasciano insoddisfatti e perplessi. I Nuragici di Pittau, invece, sono navigatori intraprendenti, solcano il Mediterraneo, stabilendo contatti con le altre popolazioni che abitano sulle sue sponde tra la seconda metà del II millennio a. C. e la prima parte del del I millennio a. C.. Esercitano una influenza egemone nel Mediterraneo occitendale, influenza che verrà ereditata dagli Etruschi della penisola italica. Questi Nuragici sono così diversi dai Nuragici degli altri autori che viene da chiedersi se si stia trattando dello stesso popolo. Per concludere, vale la pena di leggere il libro di Pittau, stimolante e documentatissimo. Sarebbe auspicabile che tra i lettori ve ne fossero di attrezzati dal punto di vista linguistico e storico, in modo che una tesi così distante da quella prevalente sia discussa come si conviene dal punto di vista scientifico. Giampiero Marcello | |
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Quali sono i risultati che ritengo di aver conseguito con questa mia presente opera? Innanzi tutto ritengo di avere notevolmente rafforzato, chiarito ed approfondito due tesi che vado sostenendo ormai da 15 anni: 1o) I Sardi Nuragici e gli Etruschi erano due popoli strettamente imparentati fra loro in quanto l'uno e l'altro erano originari dell'Asia Minore e più precisamente erano discendenti degli antichi abitanti della Lidia; 2a) Le loro rispettive lingue, il nuragico e l'etrusco, erano geneticamente affini in quanto entrambe erano derivate dalla lingua madre, il lidio. In proposito mi sento anche in grado di segnalare e di sottolineare che proprio l'individuazione e l'approfondimento di questa parentela genetica esistente fra il nuragico (o paleosardo) e l'etrusco in effetti mi hanno consentito di ottenere notevoli risultati in ordine alla conoscenza del nuragico e discreti risultati in ordine alla conoscenza dell'etrusco, come conto di dimostrare appunto con numerosi dati che presento in questa mia opera. In secondo luogo ritengo di avere evidenziato, molto meglio di quanto si fosse fatto sino ad orci, il ruolo di primissimo piano che i Sardi Nuragici hanno svolto nel quadro storico del Mediterraneo antico nel millennio che va dal secolo XIII al III avanti Cristo. Soprattutto reputo da un lato di avere avvalorato la tesi od intuizione di Giovanni Patroni, che aveva definito la Sardegna, in virtù della sua «civiltà nuragica», «la perla dell'occidente mediterraneo», dall'altro di aver dimostrato che la prima vera civiltà del Mediterraneo centro-occidentale è stata appunto la «civiltà nuragica», anche in virtù del fatto che pure dalla Sardegna sono partiti i primi importanti impulsi al nascere e all'affermarsi della grande «civiltà etrusca» nella penisola italiana. Queste due civiltà dunque erano strettamente ed intimamente legate fra loro, in virtù di una loro comune matrice originaria, anche se, per motivi storici che vedremo a suo luogo, hanno finito col differenziarsi parecchio l'una dall'altra: certamente la civiltà etrusca assai più brillante di quella nuragica, ma per converso la civiltà nuragica di alcuni secoli più antica di quella etrusca. Insomma, ritengo di avere mostrato e dirnostrato che in quel glorioso periodo storico della loro terra i Sardi hanno giocato il ruolo di protagonisti nella loro storia, il ruolo di "soggetti" attivi del loro destino e non semplicemente il ruolo di "oggetti" passivi delle conquiste di popoli stranieri, come purtroppo è avvenuto a lungo nei secoli successivi. Ritengo pertanto di avere scritto una "storia della Sardegna antica " vista dalla parte e dalla prospettiva dei Sardi stessi e non più dalla parte e dalla prospettiva dei successivi popoli invasori e dominatori (...). (...) reputo e dico di escludere di essere caduto nell'errore di una mia ricostruzione storiografica della "Sardegna nuragica" falsata da una prospettiva nazionalistica o sardistica e quindi partigiana, per le ragioni essenziali che da un lato ho fatto parlare - e parlare chiaramente - l'abbondante materiale linguistico nuragico da me raccolto, analizzato e confrontato con corrispondente materiale etrusco ed anche di altra matrice linguistica, dall'altro ho fatto parlare le antiche fonti scritte, soprattutto quelle greche, molto più e molto meglio di quanto non si sia fatto sino al presente. Ecco, proprio la ricerca minuziosa e lo studio attento di queste antiche fonti scritte mi hanno fatto convincere della verità di una tesi sostenuta da quel grande studioso che è stato Doro Levi: "Le fonti antiche hanno sempre ragione, e hanno torto gli archeologi che vogliono alterarne i testi a supporto di qualche loro immaginaria teoria". | |
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MASSIMO PITTAU è professore
di linguistica presso l'Università di Sassari. Tra le
sue opere ricordiamo:
Questioni di linguistica
sarda, Brescia, 1956
(esaurito); Il dialetto di
Nùoro, Bologna, 1956
(esaurito); Il
linguaggio - i
fondamenti filosofici,
Brescia, 1957 (esaurito).
Studi sardi di linguistica e
storia, Pisa, 1958
(esaurito); Filosofia e
linguaggio Pisa, 1962
(esaurito); Problemi di
filosofia del linguaggio,
Cagliari, 1967 (esaurito);
Lingua e civiltà di
Sardegna, 1, Cagliari, 1970
(esaurito); Aristotele, La
Poetica, introduzione, testo critico greco, traduzione e
commento Palermo, 1972,
Palumbo Editore; Grammatica
del sardo-nuorese, Bologna,
1972,
2a
edizione, (esaurito);
Sardegna al bivio,
Cagliari, 1973 (esaurito);
Problemi di lingua sarda,
Sassari, 1975 (esaurito).
La Sardegna Nuragica
Sassari, 1977,
5a
ristampa 1988, Editrice Dessì;
Pronunzia e scrittura del
sardo-logudorese, Sassari,
1978 (esaurito). La lingua
dei Sardi Nuragici e degli Etruschi,
Sassari, 1981 (esaurito);
Lessico etrusco-latino
comparato col nuragico,
Sassari, 1984, Editrice
Chiarella. I Cognomi della
Sardegna, significato e origine,
Sassari, 1990,
2a
ristampa 1992, Carlo Delfino editore;
Testi etruschi tradotti e
commentati - con vocabolario,
Roma, 1990, Bulzoni
Editore. Grammatica della
Lingua Sarda, Sassari, 199
1, Carlo Delfino editore;
Poesia e Letteratura -
Breviario di poetica,
Brescia 1993, La Scuola
Editrice; Ulisse e Nausica
in Sardegna, Nùoro,
ediz. Insula - Papiros, 1994;
L'origine di Nùoro-I
toponimi della città e del suo territorio,
Nùoro, ediz.
Insula-Papiros, 1995. La
Lingua Etrusca - grammatica e lessico
(in corso di stampa);
La lingua dei Nuragici
(in preparazione). | |
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INDICE Prefazione
pag. 11 Cap. I LA SARDEGNA E IL MEDITERRANEO 1 . L'ambiente geografico 33 Cap. II LA COLONIZZAZIONE LIDIA O SARDIANA IN SARDEGNA 7. La Lidia terra dell'Asia Minore
45 Cap. III LE CONNESSIONI CULTURALI FRA LA LIDIA E LA SARDEGNA 26. Il Sardus Pater e il santuario
di Delfì 81 Cap. IV SARDIANI E TIRSENI FRA I "POPOLI DEL MARE" 42. I Sardiani in Egitto 131 Cap. V LA TALASSOCRAZIA DEI LIDI E QUELLA DEI TIRRENI 48. La talassocrazia o dominio dei
Lidi e dei Tirreni sui mari 147 Cap. VI I SARDI/NURAGICI NELL'ETRURIA 54. Gli sbarchi dei Sardi/Nuragici
nelle coste dell'Etruria 165 66. Le connessioni linguistiche fra
i Sardi/Nuragici e gli Etruschi 195 POSCRITTO 237 NOTE 239 INDICI LESSICALI 279 |
GATC - Gruppo Archeologico del Territorio Cerite - www.gatc.it