Luciano Perelli
LA CORRUZIONE POLITICA NELL'ANTICA ROMA. Tangenti malversazioni malcostume illeciti raccomandazioni
Milano, Rizzoli, 1994
pp. 323

Quest'opera è dedicata alla corruzione politica nella Roma repubblicana, un'epoca lontana ma travagliata da problemi etici della vita pubblica straordinariamente attuali. Una interpretazione diffusa della storia di Roma antica presenta l'epoca repubblicana come un periodo felice dal punto di vista della morale pubblica, popolato da uomini che agivano ispirati da nobili ideali nell'interesse di Roma, mentre all'impero sono attribuiti scadimento morale e corruzione. La realtà fu ben diversa.

Ciascun capitolo affronta un particolare aspetto della corruzione politica dell'antica Roma, corredando la trattazione di una scelta molto ampia di brani tratti da testi classici. Sono gli stessi autori che si studiano nelle scuole, curiosamente evitando quelle parti che trattano questioni tanto scabrose. Scorriamo brevemente i temi trattati nel volume.

La clientela era una associazione che legava un gruppo di persone di rango inferiore a un nobile, il patrono. In cambio di tutela e di assistenza giuridica, i clienti dovevano mostrare devozione al loro patrono, rendendogli numerosi servigi. Tra patrono e cliente esisteva un legame così forte che erano esentati dal testimoniare l'uno contro l'altro. L'esibizione di numerosi clienti da parte del patrono costituiva una fonte di prestigio e di potere di primaria importanza. Queste caratteristiche, secondo l'autore, fanno della clientela l'antecedente delle organizzazioni mafiose moderne.

I brogli elettorali. Il campionario dei metodi per alterare il risultato elettorale era molto vario: elargizioni di denaro e di favori agli elettori, pressioni e intimidazioni al momento del voto, faziosità e corruzione dei magistrati incaricati dello spoglio dei voti e della proclamazione del vincitore. Questo campionario di irregolarità era però continuamente contrastato da iniziative volte a garantire il regolare svolgimento delle elezioni.

La corruzione e le malversazioni dei funzionari dello stato affliggevano coloro che erano sottomessi alla loro autorità. Nonostante il generoso appannaggio ricevuto, i governatori delle provincie e gli alti gradi dell'amministrazione periferica spesso approfittavano con le irregolarità più diverse della propria posizione ai danni delle popolazioni soggette a Roma. Verre, il rapace governatore della Sicilia dei tempi di Cicerone, costituiva un caso tutt'altro che isolato. Ma la corruzione riguardava anche i gradini inferiori dell'amministrazione statale; gli storici classici si occuparono poco di questi episodi, troppo umili per meritare la loro attenzione. Più frequentemente sono citate le frodi dei publicani, titolari di lucrosi appalti statali. Un esempio è quello di Marco Postumio di Pyrgi, titolare di contratti di fornitura per l'esercito, il quale faceva affondare di proposito vecchie navi, dopo averle caricate di merci di poco valore, per richiedere allo stato l'indennizzo di un valore molto superiore.

L'amministrazione della giustizia è un altro settore della vita pubblica romana toccato da ampia corruzione. Il diritto romano classico, sul quale si sono formate generazioni di giuristi fino ai tempi nostri, è una elaborazione tardo-imperiale. Nei tempi più antichi la giustizia era amministrata da privati. Nell'epoca repubblicana il pretore, il magistrato pubblico incaricato dell'amministrazione giudiziaria, affidava i giudizi a un giudice scelto dalle parti o da egli stesso designato. L'assenza di un codice e di un corpo indipendente di magistrati specializzati rendeva il giudizio un evento in buona parte dipendente dalle pressioni, se non proprio azioni di vera e propria corruzione, che le parti in casua potevano esercitare sul giudice. L'autore presenta al lettore numerosi esempi di come i processi fossero spesso volti a favore di un personaggio ricco e potente. I processi erano pubblici, cosa che temperava gli eccessi della corruzione dei giudici e che faceva emergere l'attività di giudici integri e imparziali come termine di confronto per l'attività di tutti gli altri.

Non poteva mancare l'argomento delle raccomandazioni, un flagello che già allora minava l'efficienza dell'amministrazione pubblica. Agli inizi della sua storia Roma era dotata di un apparato statale molto snello, ma con l'allargarsi del dominio di Roma anche l'amministrazione statale divenne più estesa, con ciò moltiplicando i posti nelle carriere statali. La caccia al posto era l'attività principale dei rampolli dell'aristocrazia senatoriale e dei giovani rampanti delle classi emergenti. Per ottenerlo era necessario godere di influenti raccomandazioni, nelle quali non è possibile trovare traccia delle qualità specifiche che il candidato poteva vantare per occupare degnamente la posizione cui aspirava, ma solo l'esaltazione di generiche virtù e soprattutto della fedeltà del raccomandato.

La corruzione politica è un fenomeno che suscita reazioni contrastanti, di riprovazione e di condanna morale, talvolta di accettazione più o meno rassegnata. Può accadere che le ragioni e i sentimenti sui quali si fondano queste reazioni convivano in noi, formando un cocktail dal difficile equilibrio e dal sapore cangiante, raramente gradevole. La curiosità di saperne di più, di conoscere fatti e particolari, è però sempre forte.

Sicuramente l'opera appaga questa curiosità per quanto riguarda la storia di Roma antica. E' anche possibile che qualcuno trovi nella lettura dei poco edificanti episodi descritti dai classici l'amara consolazione che i tempi moderni non sono peggiori di quelli antichi in quanto a corruzione. Il lettore può trovare, però, la spinta per una riflessione più profonda sulla natura pervasiva della corruzione sui modi per combatterla e contenerne gli effetti deleteri. L'analisi storica può servire a sfrondare il problema della corruzione dalla retorica inutile e concentrare l'attenzione sui rimedi, in diversi casi indicati con sorprendente lucidità dai classici stessi. Giampiero Marcello

La corruzione politica e la connessione tra politica e denaro non è un fenomeno solo dei nostri giorni ma è sempre esistito nel corso dei millenni, in varie forme e con varia gravità. Nell'antica Roma, anche prima di arrivare al Basso Impero, diventato proverbiale come regno della corruzione, il fenomeno ebbe dimensioni almeno dieci volte superiore a quelle dei nostri tempi. Il volume documenta con grande copia di testimonianze di autori latini e greci i vari aspetti della corruzione politica durante la Repubblica e i primi due secoli dell'Impero: corruzione legata alle strutture clientelari della società, all'esistenza di potentati personali al di fuori e al di sopra del potere legale, all'importanza e al prestigio della ricchezza come strumento indispensabile di dominio politico. Il volume tratta di associazioni paramafiose (clientela e amicizia), corruzione elettorale e brogli, concussione e peculato, bustarelle, appalti e tangenti, vendita di posti e di cariche, corruzione dei giudici, potere delle raccomandazioni. Il lettore rimarrà impressionato dalle coincidenze col presente, spesso rilevate e sottolineate dal curatore.

LUCIANO PERELLI è stato docente di letteratura latina e di storia romana all'Università di Torino. E' autore di numerosi saggi e articoli, e collabora a riviste specializzate. Tra le sue pubblicazioni principali ricordiamo: Lucrezio poeta dell'angoscia (Firenze 1969), Il teatro rivoluzionario di Terenzio (Firenze 1973), Il movimento popolare nell'ultimo secolo della Repubblica (Torino 1982), Il pensiero politico di Cicerone (Firenze 1990), I Gracchi (Roma 1993), Storia del mondo antico (Torino 1989), Storia della letteratura latina (Torino 19942).

 

SOMMARIO

Introduzione 5

Avvertenza 20

CAPITOLO I
Le associazioni paramafiose: clientela e amicizia. I potentati personali 21

CAPITOLO II
Corruzione elettorale e brogli 71

CAPITOLO III
Concussione e peculato 131

CAPITOLO IV
Politica e affari: bustarelle, appalti e tangenti 195

CAPITOLO V
La corruzione della giustizia 245

CAPITOLO VI
Le raccomandazioni 281

 

 

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