Karl Moore, David Lewis
BIRTH OF THE MULTINATIONALS
2000 years of ancient business history from Ashur to Augustus
Copenaghen Business School Press, 1999
pp. 341

L'opera ha un obiettivo ambizioso: rinvenire nell'antichità, risalendo nel tempo per oltre quattromila anni, la tracce delle prime imprese multinazionali. Secondo gli autori, già nell'antichità sorsero i prototipi dell'organizzazione economica più affermata e allo stesso tempo più discussa del giorno d'oggi: la multinazionale.

Secondo una definizione largamente accettata, l'impresa multinazionale "... si impegna in investimenti diretti all'estero e possiede e controlla attività che aggiungono valore in più di un paese." (p. 21) Sono attività che aggiungono valore la lavorazione di una materia prima per ottenere un prodotto finito o semilavorato; svolgere una funzione distributiva (come quella di grossista o di venditore al dettaglio); fornire servizi di assistenza post-vendita, come manutenere o riparare un prodotto finito già consegnato al cliente.

Una attenta rilettura dei documenti e delle testimonianze archeologiche ha consentito agli autori di individuare e ricostruire queste attività tra quelle svolte dai mercanti assiri, opernati agli inizi del II millennio a.C. tra la Mesopotamia e l'Anatolia; dai coloni fenici e greci nei loro rapporti con la madrepatria; dai cartaginesi e dai romani, in competizione tra loro per il dominio del Mediterraneo.

Ciò che sorprende il lettore - e a nostro giudizio costituisce il merito principale degli autori averlo messo in evidenza - è la specificità operativa e organizzativa che caratterizzava le attività economiche transnazionali espresse da queste civiltà.

Gli scavi condotti a Kanesh, nella moderna Turchia, iniziati in modo sistematico nel 1948, hanno permesso di conoscere direttamente le attività dei mercanti assiri operanti lontano dalla loro patria all'inizio del secondo millennio a. C.

Circa un millennio prima di inziare la sua stupefacente avventura di conquista militare, l'Assiria del Regno Antico sviluppò una estesa rete internazionale di rapporti commerciali, la cui unità di base era il karûm, comunità autonoma di mercanti, operante fuori del regno di Assiria e posta sotto la protezione dei principi locali. Questa rete si estendeva verso nord in Anatolia, fino alle coste meridionali del Mar Nero.

Gli assiri del Regno Antico erano gli eredi della cultura e della lingua degli accadici e dei sumeri. Di questa eredità gli assiri rivitalizzarono anche le isitituzioni commerciali avviate da tempo nell'Oriente. A differenza di sumeri e accadici, tuttavia, la rete commerciale internazionale degli assiri del Regno Antico non si reggeva sulla forza militare, né le attività commerciali erano promosse, controllate e finanziate direttamente dal potere centrale del re e del tempio.

La rete di karûm assiri era fondata esclusivamente sull'iniziativa e i capitali privati di mercanti (tamkaru in accadico è il mercante) in cerca di opportunità e di guadagno, mentre dal canto suo il re di Assiria cercava di assicurare, per via diplomatica, la benevolenza e la protezione dei principi stranieri sul cui territorio i karûm assiri operavano.

Il karûm è il primo esempio di impresa multinazionale di cui si abbia notizia, con la sua dotazione di uffici centrali, filiali periferiche, gerarchie interne di gestione e controllo, attività creatrici di valore aggiunto, investimenti diretti all'estero e una normativa commerciale extraterritoriale.

I fenici adattarono la figura del tamkaru al commercio marittimo. Il principe mercante fenicio, chiamato mkrm, operava per conto proprio o del re, e spesso svolgeva entrambe le funzioni. Commerciare all'estero per conto del re guadagnava al mkrm un possedimento terriero, che talvolta poteva essere trasmesso ereditariamente. Il mkrm reale poteva svolgere anche funzione di esattore delle tasse. I mercanti, privati o reali, operavano organizzati in corporazioni e la loro attività, nelle città di Ugarit Tiro Sidone Byblos, era posta sotto la supervisione di una assemblea composta da alcuni di loro.

Il re aveva un ruolo importante nell'economia fenicia: controllava direttamente le attività portuali tramite suoi funzionari; industrie strategiche come la produzione di legname e il trasporto marittimo erano poste sotto stretto controllo statale; il re aveva anche il monopolio del commercio del legname, del rame e probabilmente anche dell'olio.

Caratteristico di questa economia era lo stretto legame tra affari, esercito e marina: mkrm e tamkaru spesso svolgevano una funzione complessa, allo stesso tempo commerciale, militare e diplomatica.

Come nel resto dell'Oriente antico, i templi e la classe sacerdotale avevano un ruolo essenziale nel funzionamento del sistema economico. Un contratto era sancito solennemente davanti a un sacerdote, che agiva da notaio. Il tempio standardizzava pesi e misure; unformava le pratiche commerciali; accettando depositi di oro e di argento svolgeva la funzione di banca, assicurando i pagamenti tra mercanti senza dover spostare materialmente i mezzi di pagamento; gestiva magazzini per lo stoccaggio delle merci. In termini economici, i templi con queste attività riducevano i costi di transazione, agevolando lo sviluppo del commercio.

I fenici, forti di questa complessa organizzazione, tra il 1000 e l'800 a. C. estesero la loro rete commerciale dal Mediterraneo orientale all'Anatolia, alla Siria e alla Palestina, fino al Mar Rosso, assicurando così il collegamento della rete commerciale dell'Oriente mesopotamico con il mare.

Tra l'800 e il 600 a. C., i fenici estesero la loro attività nella costa nordafricana, in Sardegna, in Sicilia e nella penisola iberica, assumendo il controllo delle rotte commerciali che percorrevano l'intero bacino mediterraneo. I fenici spostarono il baricentro del commercio internazionale dall'Oriente al Mediterraneo, dove sarebbe rimasto fino al XV sec. d. C., cioè fino alla scoperta delle rotte atlantiche da parte di spagnoli e portoghesi.

Tra il IX e il VI secolo a. C. fiorì la civiltà ellenica, cui corrispose uno specifico modello di impresa, basato sull'iniziativa privata e un ridotto coinvolgimento dello stato. Le caratteristiche geografiche della Grecia, un territorio montuoso e accidentato con pianure piccole e separate tra loro, rendevano difficili i trasporti via terra e favorivano il sorgere di unità politiche locali indipendenti, le poleis. L'ampio sviluppo costiero, ricco di approdi riparati, incoraggiò le poleis più grandi ad intraprendere l'attività marittima.

Tra l'VIII e il VII sec. a. C. i greci delle colonie ioniche in Asia Minore, dell'Eubea, di Corinto e di altre città greche impiantarono empori e colonie nel Mediterraneo orientale e occidentale e nel Mar Nero. Questi empori e colonie attivarono rapporti commerciali con le popolazioni locali, mantenendo allo stesso tempo forti legami con la madrepatria. Si formò con il tempo una rete fitta articolata di rotte commerciali greche che coprivano l'intero Mediterraneo, disposte prevalentemente sulla sponda settentrionale, in posizione quasi simmetrica rispetto a quelle fenicie situate per lo più sulla sponda meridionale.

La caratteristica essenziale dell'avventura coloniale e commerciale greca era il suo decentramento decisionale. Non esisteva un programma greco di colonizzazione, l'iniziativa era esclusivamente dei privati con un coinvolgimento molto modesto dello stato. Gli autori vedono in ciò un modello di organizzazione economica alternativo a quello orientale: decentrato, basato sul mercato e sulla libera iniziativa privata il primo; espressione di una combinazione variabile di pubblico e privato e fondato sulle strutture centrali dello stato e del tempio, il secondo.

Roma, secondo gli autori, rappresentava la continuazione del sistema greco. La caratteristica peculiare di Roma fu il militarismo, l'impiego di un esercito efficiente, formato da cittadini, a sostegno di una politica di espansione ai danni dei vicini. Le necessità dell'esercito e della marina costituirono una fonte di appalti lucrosi per le imprese private che provvedevano equipaggiamenti e armamenti. A partire dal I sec. a. C. , le conquiste di Roma avevano creato un unico spazio economico che si estendeva dall'Atlantico all'Eufrate.

Le imprese multinazionali erano molto più numerose e più grandi di quelle conosciute nel mondo greco. La crescita dimensionale fu favorita da tre fattori: il carattere familiare dell'impresa romana, essendo la famiglia romana una istituzione sociale molto più estesa e ramificata di quella moderna; l'introduzione di una nuove figure professionali, il manceps, una sorta di manager, e i magistrii, suoi coadiutori, che gestivano le imprese nell'interesse dei soci; la separazione, per alcune delle imprese più grandi, dei destini dell'impresa da quello di chi le gestiva, concedendo all'impresa una esistenza legale propria fino al compimento del contratto concluso con un rappresentante dello stato romano.

Le imprese costituite dai pubblicani, gli imprenditori che operavano nel settore degli appalti statali, allargarono le loro attività dalle forniture militari in altri campi, come la riscossione delle tasse nelle provincie. I publicani arrivarono a inserirsi in ogni attività economica delle regioni che man mano cadevano sotto il controllo di Roma. In queste imprese gli autori riconoscono il prototipo dell'impresa moderna, così come si affermò molti secoli dopo all'alba dell'epoca moderna. Giampiero Marcello

This book covers an impressive expanse of history so far overlooked in the history of the multinational and the world economy - from 2000 B.C. to 100 A.D.

It start with the story of the first known multinational enterprise in the times of the Assyrian Empire and traces the history of the rise and fall of the multinational enterprise through the four great empires of the ancient world Assyrian, Phoenician, Greek and Roman.

The authors, one from Oxford University management college and the other a historian, use the lens of the eclectic paradigm, the leading theory of international business academic,, which renders varied and highly interesting analyses and insight

The doyen of international business studies, Professor John Dunning, sets the stage with his foreword.

KARL MOORE, Fellow of Templeton College, Oxford University, and Visiting Professor at Erasmus University. emait-karl.moor e@templeton.oxford.ac.uk

Before his academic career, Dr. Moore spent twelve years in marketing with IBM, Hitachi and Bull Prior to coming to Oxford, he was a professor at McGill University in Montreal He has also taught at Cambridge University, and Georgetown University.

His current research focuses on global knowledge transfer in professional service firms, and ancient history He has acted as a consultant for Nokia, Volvo Hewlett Packard, and the Canadian government. Karl is the author or co-author of more than 75 books, articles, papers, and book chapters, his research has been published in a number of journals including. Management International Review, the Academy of Management Executive, The Journal of Applied Behavioral Science and JIBS.

DAVID LEWIS holds a Ph.D. in history from the University of Toronto and an M.A. in history from the University of Western Ontario.

His research interests include the development of the idea of a United Europe in the 20th centurv and ancient Near Eastern history andarchaeology. He has taught at the University of Windsor, Trent University and the University of Toronto. His research has been published in a number of journals including. Florilegium, and Management International Review.

Contents

List of Figures 9

Foreword 11

Acknowledgements 16

1 Introduction 17

2 The Eclectic Paradigm 21

3 An Empire Comes To Life 27
Reconstructing the Story of the Ancient World

4 Reinventing Government 1900 BC 43
Privatisation and the Birth of Assyrian Multinational Trade

5 The First Industrial Samurai 69
The Myth of the Dark Age and the Coming of the Phoenician Corporate State: 1100-850 BC

6 Melqart, CEO 101
'Me First Intercontinental Investment Empire: 850-600 BC

7 Free-Market Revolution in the Aegean: 825-336 BC 133

8 The Profits of Mars 181
Hellenistic State Capitalism and the Military Capitalisms of Carthage and Early Rome: 331-146 BC

9 Publicans and Patriarchs 225
The "Global" Triumph of Roman Family Enterprise: 146 BC- 14 AD.

10 Conclusion 269
One Form of Capitalism?

Bibliography 281

Suggestions for Further Reading 294

Endnotes 303

The Authors 333

Index 335

 

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