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I castelli hanno sempre stimolato la fantasia di grandi e piccoli. Le torri merlate, i ponti levatoi, gli spalti popolati di armigeri e damigelle in pericolo, signori prepotenti e nobili cavalieri, immagini che tutti incontriamo nelle favole dell'infanzia ai racconti e ai film di ambientazione medievale. Nel suo lavoro, l'autore intende fornire al lettore una ricostruzione storica del castello come esempio principe di architettura militare, ispirato dalla esigenza di difendere efficacemente una comunità dall'aggressione armata. Per sottolineare l'aspetto difensivo delle fortificazioni medievali e rinascimentali l'autore attribuisce loro la denominazione di "scudi di pietra". La trattazione tocca gli elementi che compongono una fortificazione, le tecniche costruttive e la loro evoluzione, sollecitata dai cambiamenti negli strumenti di offesa. La vita nel castello era semplice, con poche o nulle comodità e rari momenti di divertimento. Il signore condivideva con gli armati ai suoi ordini e con gli altri abitanti del castello questa vita disagiata e monotona. La caccia era uno degli svaghi preferiti del signore e del suo seguito. In cambio dei disagi gli abitanti del castello avevano una garanzia di non poco conto: aver salva la vita e i propri averi in un'epoca incerta e pericolosa. Il castello costituiva infatti una difesa difficilmente superabile per chi attaccava; la sola vista di mura e torri ben costruite era spesso sufficiente a dissuadere bellicosi malintenzionati. L'aggressore poteva essere costituito da una banda di pirati saraceni o di nomadi ungari, ma anche un vicino invidioso e rapace. Anche gli abitanti delle città, che cominciavano a rifiorire con il diradarsi delle minacce saracene e barbare, difesero ben presto il centro abitato con mura e torri. La città con il suo crescente benessere era oggetto di mire aggressive da più parti: il potente signore locale, che vedeva limitato il proprio dominio sul territorio da una entità politico-amministrativa autonoma; gli eserciti dell'imperatore e del Papa, i due poteri universali del medioevo, spesso in lotta tra loro nel territorio italiano; bande di avventurieri armati, le cosiddette compagnie, che quando non erano ingaggiate per guerreggiare per conto di qualcuno agivano in proprio depredando e seminando il terrore; sempre più spesso la città vicina, con la quale difficilmente si trovava un accordo di convivenza e lo scontro armato era ricorrente. Le mura cittadine costituivano una difesa, ma anche un confine giuridico e amministrativo che separava la città e le sue leggi dal contado circostante. Le tecniche costruttive erano le stesse che per i castelli. Le mura delle città racchiudevano in genere superfici molto ampie, con mura lunghe anche alcuni chilometri. Cambiava la composizione degli eserciti. Le città si difendevano con l'apporto dei propri abitanti, ciascuno chiamato a dare il suo contributo in base alle proprie possibilità. L'efficacia militare degli eserciti cittadini era temibile. Numerosi e disciplinati, i cittadini in armi erano spesso in grado di tenere testa e persino battere i professionisti della guerra. Un castello o una città difesi da mura ben progettate davano alla difesa un vantaggio difficilmente superabile. Cinque erano i modi possibili per prendere un castello o una città: aprire una breccia nelle mura; passarvi sotto; passarvi sopra; aspettare una resa per fame; tradimento da parte di qualcuno tra gli assediati. L'introduzione delle armi da fuoco e dell'artiglieria a partire del XIV secolo cambiò radicalmente questo rapporto di forza spostandolo a favore degli attaccanti. L'efficacia delle prime bombarde era discutibile. Pesanti da spostare, pericolose (talvolta esplodevano con tragici effetti per gli artiglieri stessi) erano imprecise e con poca potenza, tanto che dovevano essere schierate molto vicino alla mura per sortire effetto contro di esse. A partire del XV secolo, tuttavia, le armi da fuoco cominciarono a costituire un serio pericolo per gli assediati. La tecnica di costruzione delle difese dovette cambiare radicalmente per ostacolare l'opera dell'artiglieria. Nacquero prima le rocche, poi i bastioni e le piazzeforti. Gli ultimi capitoli sono dedicati a argomenti poco noti e trascurati: fame e epidemie; maghi e arti magiche al servizio della guerra; la partecipazione femminile ai combattimenti. L'opera è ricca di dettagli tecnici proposti in modo chiaro e numerosi riferimenti al'iconografia dell'epoca: miniature di manoscritti, particolari di dipinti, documenti di archivio sono spesso richiamati dall'autore per illustrare una tecnica militare o un criterio costruttivo delle fortificazioni. Il lettore acquista una familiarità quasi vissuta col mondo medievale, la vita del castello, l'infuriare della battaglia attorno ad esso, l'eroismo ma anche il dramma del combattimento. La guerra medievale appare molto diversa da quella moderna e si è tentati di contrapporre, quasi con rimpianto, il pittoresco rituale guerresco dell'epoca con la freddezza disumana della moderne tecniche di annientamento del nemico. Eppure la guerra è sempre un brutto affare, allora come oggi. Ce lo ricorda Blaise de Morluc, luogotenente del Re di Francia, presente dalla parte dei Senesi durante l'assedio di Siena, attaccata dai fiorentini. Gennaio 1555. Siena, stretta d'assedio da alcuni mesi, tenta un'ultima disperata difesa espellendo dalla città tutte le persone inutili alla difesa. Si vuole così far durare più a lungo le scarse riserve alimenatri rimaste. Le "bocche inutili", per lo più povera gente e donne, sono ributtati indietro dai fiorentini, che sperano così di indurre i senesi a riprenderli dentro le mura. Le cronache ci informano che i disgraziati rimasero fuori e quasi tutti morirono di stenti o uccisi dai fiorentini. Blaise de Morluc, incaricato di stilare la lista delle bocche inutili, così amaramente commenta: "E' la legge della guerra. Bisogna essere crudeli se si vuole avere la meglio sul nemico. Dio deve essere molto misericordioso verso di noi che facciamo tanto male". Allora come oggi (marzo 2003). Giampiero Marcello | |
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Cosa ci resta oggi dei castelli medievali e rinascimentali? «Poco più che mura di massi serrati punteggiate da buchi, spesso inspiegabili. Ebbene la passione e la competenza di Riccardo Luisi riescono invece perfettamente a leggere quei vuoti oscuri: essi diventano del tutto naturalmente i punti di appogio dei cardini, delle finestre mobili, dei cammini di ronda, degli sporti, dei soffitti e dei pavimenti, tutti in legno e per questo tutti distrutti. Rivediamo quegli scudi di pietra che s animano nella furia dello scontro e nel logorio degli assedii, ma anche nei brevi tempi di pace, nello scorrere della vita quotidiana.» Dall'Introduzione di Chiara Frugoni | |
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Indice del volume Introduzione di Chiara Frugoni IX Premessa Il castello: assediare, resistere 3 I. Il castello 7 II. La città: un cerchio di pietra 59 III. Da comune a signoria 81 IV. Arrivano i mercenari: «Le maledette compagnie» 93 V. «O maledetto, o abominioso ordigno»: la diffusione dell'arma da fuoco 107 VI. Un'architettura di transito: la rocca 131 VII. Il fronte bastionato 141 VIII. Armi terribili, la fame e le epidemie 159 IX. Stelle, oroscopi, stregoni e polveri magiche 173 X. Il coraggio al femminile 187 Indice analitico 201
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GATC - Gruppo Archeologico del Territorio Cerite - www.gatc.it