|
|
| |||||||||||||||||
|
Con quest'opera l'autore si propone di illustrare l'apporto che l'archeologia può fornire nello studio dell'economia del mondo romano. La natura dei sistemi economici del mondo classico greco-romano sono oggetto di intenso dibattito da oltre mezzo secolo. Da una parte i "modernisti" il cui alfiere è Rostovzeff, che ritengono di poter proporre validamente un parallelismo tra l'economia capitalistica moderna e alcuni importanti aspetti di quella pre-capitalistica antica, come la diffusione della moneta come mezzo di scambio, l'ampiezza del commercio internazionale, il ruolo dell'iniziativa privata. Dall'altra parte, la tesi "minimalista", ispirata da Finley, secondo la quale la distanza tra economia antica ed economia moderna è troppo grande, per cui i due sistemi non sono confrontabili, se non a prezzo di semplificazioni prive di significato o semplicemente erronee. Secondo questa impostazione, nelle società classiche l'economia sarebbe subalterna e accessoria alla dimensione politica. La novità, secondo Greene, consiste nel contributo crescente che l'archeologia può offrire nello studio delle caratteristiche dell'economia antica, in particolare romana, a fianco delle informazioni provenienti dalle fonti scritte dei classici e epigrafiche. La verifica empirica delle tesi che lo studioso ritiene di avanzare sull'economia romana non può più essere considerato un esercizio azzardato e privo di interesse conoscitivo. Completata la premessa metodologica, l'autore dedica un capitolo per ciascuno dei seguenti aspetti del sistema economico romano in età imperiale: i trasporti; la moneta; l'agricoltura; le attività minerarie e di cava e le industrie connesse. I trasporti costituiscono forse l'esempio più eclatante dei progressi dovuti a un nuovo ramo dell'archeologia, la ricerca subacquea. Fino a qualche decennio fa la conoscenza dei trasporti via acqua era limitata a ciò che riportavano le fonti e alle rappresentazioni grafiche di attività marinare, come i mosaici di Ostia Antica. Il ritrovamento delle navi di Nemi e il loro spettacolare recupero fecero intuire agli archeologi le grandi possibilità di studio che erano custodite dalle acque interne e del mare. I relitti di epoca romana identificati ad oggi sono varie centinaia e molti di essi sono stati studiati. E' perciò possibile trarre conclusioni sulle caratteristiche delle navi, sul loro carico, sulle rotte, conclusioni che il solo studio delle fonti non avrebbe consentito. Lo studio dei relitti ha rivelato particolari tecnici trascurati dagli artisti che hanno raffigurato imbarcazioni. Anche per quanto riguarda la moneta e la sua circolazione la ricerca archeologica ha porato alcuni interessanti risultati, in contraddizione con l'intuizione e con l'opinione di alcuni studiosi. Il sito di Corbridge in Inghilterra, occupato da un forte romano per oltre un secolo, ha restituito 1387 monete, di cui 26 aurei, per i primi due secoli dell'era cristiana. Le paghe complessivamente distribuite ai soldati della guarnigione per il tempo in cui il forte fu occupato furono all'incirca 240.000 aurei, ovvero 24 milioni di sesterzi. Questo semplice conteggio dimostra quanto piccola sia la frazione recuperabile del totale della moneta circolata. Altri studi hanno dimostrato che il rinvenimento di grandi quantità di monete spesso è indice di cattive condizioni economiche e non di floridezza. La scarsità di ritrovamenti di monete nelle aree rurali, perciò, non consente di concludere che la popolazione delle campagne non fosse inserita attivamente in un'economia monetaria e che impiegasse la moneta solo nelle occasioni in cui si recava nei centri urbani. Anche lo studio archeologico degli insediamenti rurali potrebbe fornire informazioni utili sull'agricoltura romana. Purtroppo questo aspetto dell'economia è stato poco indagato. Gli scavi delle ville romane sono stati generalmente concentrati sulla ricostruzione architettonica del sito, mentre le attività agricole sono state trascurate e affrontate con metodi indaguati dal punto di vista scientifico. L'apporto dell'archeologia ambientale, della paleobotanica, dello studio dei resti animali, della scienza dei suoli e dell'arhceologia sperimentale è indispensabile per la corretta ricostruzione delle attività produttive della villa. Fortunatamente gli studi più recenti adottano tale approccio integrato, con risultati di grandi interesse. L'autore sottolinea come la ricongnizione sul campo (survey) possa portare un contributo importante allo studio dell'agricoltura, in quanto permette di rispondere a quattro quesiti fondamentali: 1) il numero dei siti nell'area; 2) il numero dei siti per epoca e funzione; 3) i rapporti tra sito archeologico e variabili ambientali; 4) i rapporti tra i diversi siti. La ricognizione sul campo consente di raccogliere una quantità considerevole di dati, se correttamente pianificata, la cui elaborazione rende possbile la ricostruzione di un quadro regionale dello sfruttamento del suolo e delle risorse naturali, della gerarchia tra gli insediamenti e la loro specializzazione funzionale. Lo studio archeologico delle attività minerarie, delle cave e delle industrie secondarie collegate - come la metallurgia, la lavorazione della pietra, la produzione di ceramica - sottolinea come la tecnologia romana non compì salti qualitativi, ma sfruttò al massimo grado le conoscenze acquisite nel mondo antico. Tale livello tecnico era in grado di soddisfare una domanda su vasta scala e prezzi alla portata di larghi strati della popolazione. La disponibilità di utensili per migliaia di contadini romani in ogni parte dell'impero raggiunse una intensità che non fu superata che nel periodo post-medievale. Anche su questo aspetto l'archeologia ha una importanza fondamentale e crescente per l'ampliamento delle nostre conoscenze. Il quadro tracciato da Greene è ampio e documentato. Secondo l'autore le ricerche archeologiche degli ultimi decenni dimostrano l'insostenibilità dell'approccio "minimalista" sull'economia antica, in particolare quella romana. Il tono della trattazione non risente mai della polemica accademica, rimanendo chiaro e accessibile al lettore non specialista, che potrà apprezzare la chiarezza delle ricostruzioni dei diversi aspetti dell'economia romana illuminati dalla ricerca archeologica. Giampiero Marcello | ||||||||||||||||||
|
Archaeology provides a wealth of new information about the Roman empire, and much of it relates to geographical areas, social classes, and aspects of life which received little attention from Roman writers, most of whom belonged to the aristocracy. There is thus a great potential for the discovery and interpretation of new evidence for the Roman economy, which can be studied in the light of historical sources, economic models, abthropological analogies, and comparisons with other periods. Kevin Greene demonstrates the importance of archaeology in achieving a balanced picture of the Roman world. Specially prepared maps, diagrams, and photographs help this book to demonstarte the effectiveness f a combined approach to the Roman economy involving archaeology, histiry and other disciplines such as geography and anthropology. It will be an invaluable source of information for archaeologists, historians, and economists,a nd its interest is by no means restricted to the Roman period. | ||||||||||||||||||
|
KEVIN GREENE è Senior Lecturere di Archeologia presso l'Università di Newcastle e autore di Archaeology an Introduction: The History, Principles and Methods of Modern Archaeology. | ||||||||||||||||||
|
Contents
|
GATC - Gruppo Archeologico del Territorio Cerite - www.gatc.it