Kevin Greene
THE ARCHAEOLOGY OF THE ROMAN ECONOMY
Berkeley and Los Angeles, University of California Press, 1990
pp. 192

Con quest'opera l'autore si propone di illustrare l'apporto che l'archeologia può fornire nello studio dell'economia del mondo romano. La natura dei sistemi economici del mondo classico greco-romano sono oggetto di intenso dibattito da oltre mezzo secolo. Da una parte i "modernisti" il cui alfiere è Rostovzeff, che ritengono di poter proporre validamente un parallelismo tra l'economia capitalistica moderna e alcuni importanti aspetti di quella pre-capitalistica antica, come la diffusione della moneta come mezzo di scambio, l'ampiezza del commercio internazionale, il ruolo dell'iniziativa privata. Dall'altra parte, la tesi "minimalista", ispirata da Finley, secondo la quale la distanza tra economia antica ed economia moderna è troppo grande, per cui i due sistemi non sono confrontabili, se non a prezzo di semplificazioni prive di significato o semplicemente erronee. Secondo questa impostazione, nelle società classiche l'economia sarebbe subalterna e accessoria alla dimensione politica.

La novità, secondo Greene, consiste nel contributo crescente che l'archeologia può offrire nello studio delle caratteristiche dell'economia antica, in particolare romana, a fianco delle informazioni provenienti dalle fonti scritte dei classici e epigrafiche. La verifica empirica delle tesi che lo studioso ritiene di avanzare sull'economia romana non può più essere considerato un esercizio azzardato e privo di interesse conoscitivo. Completata la premessa metodologica, l'autore dedica un capitolo per ciascuno dei seguenti aspetti del sistema economico romano in età imperiale: i trasporti; la moneta; l'agricoltura; le attività minerarie e di cava e le industrie connesse.

I trasporti costituiscono forse l'esempio più eclatante dei progressi dovuti a un nuovo ramo dell'archeologia, la ricerca subacquea. Fino a qualche decennio fa la conoscenza dei trasporti via acqua era limitata a ciò che riportavano le fonti e alle rappresentazioni grafiche di attività marinare, come i mosaici di Ostia Antica. Il ritrovamento delle navi di Nemi e il loro spettacolare recupero fecero intuire agli archeologi le grandi possibilità di studio che erano custodite dalle acque interne e del mare. I relitti di epoca romana identificati ad oggi sono varie centinaia e molti di essi sono stati studiati. E' perciò possibile trarre conclusioni sulle caratteristiche delle navi, sul loro carico, sulle rotte, conclusioni che il solo studio delle fonti non avrebbe consentito. Lo studio dei relitti ha rivelato particolari tecnici trascurati dagli artisti che hanno raffigurato imbarcazioni.

Anche per quanto riguarda la moneta e la sua circolazione la ricerca archeologica ha porato alcuni interessanti risultati, in contraddizione con l'intuizione e con l'opinione di alcuni studiosi. Il sito di Corbridge in Inghilterra, occupato da un forte romano per oltre un secolo, ha restituito 1387 monete, di cui 26 aurei, per i primi due secoli dell'era cristiana. Le paghe complessivamente distribuite ai soldati della guarnigione per il tempo in cui il forte fu occupato furono all'incirca 240.000 aurei, ovvero 24 milioni di sesterzi. Questo semplice conteggio dimostra quanto piccola sia la frazione recuperabile del totale della moneta circolata.

Altri studi hanno dimostrato che il rinvenimento di grandi quantità di monete spesso è indice di cattive condizioni economiche e non di floridezza. La scarsità di ritrovamenti di monete nelle aree rurali, perciò, non consente di concludere che la popolazione delle campagne non fosse inserita attivamente in un'economia monetaria e che impiegasse la moneta solo nelle occasioni in cui si recava nei centri urbani.

Anche lo studio archeologico degli insediamenti rurali potrebbe fornire informazioni utili sull'agricoltura romana. Purtroppo questo aspetto dell'economia è stato poco indagato. Gli scavi delle ville romane sono stati generalmente concentrati sulla ricostruzione architettonica del sito, mentre le attività agricole sono state trascurate e affrontate con metodi indaguati dal punto di vista scientifico. L'apporto dell'archeologia ambientale, della paleobotanica, dello studio dei resti animali, della scienza dei suoli e dell'arhceologia sperimentale è indispensabile per la corretta ricostruzione delle attività produttive della villa. Fortunatamente gli studi più recenti adottano tale approccio integrato, con risultati di grandi interesse.

L'autore sottolinea come la ricongnizione sul campo (survey) possa portare un contributo importante allo studio dell'agricoltura, in quanto permette di rispondere a quattro quesiti fondamentali: 1) il numero dei siti nell'area; 2) il numero dei siti per epoca e funzione; 3) i rapporti tra sito archeologico e variabili ambientali; 4) i rapporti tra i diversi siti. La ricognizione sul campo consente di raccogliere una quantità considerevole di dati, se correttamente pianificata, la cui elaborazione rende possbile la ricostruzione di un quadro regionale dello sfruttamento del suolo e delle risorse naturali, della gerarchia tra gli insediamenti e la loro specializzazione funzionale.

Lo studio archeologico delle attività minerarie, delle cave e delle industrie secondarie collegate - come la metallurgia, la lavorazione della pietra, la produzione di ceramica - sottolinea come la tecnologia romana non compì salti qualitativi, ma sfruttò al massimo grado le conoscenze acquisite nel mondo antico. Tale livello tecnico era in grado di soddisfare una domanda su vasta scala e prezzi alla portata di larghi strati della popolazione. La disponibilità di utensili per migliaia di contadini romani in ogni parte dell'impero raggiunse una intensità che non fu superata che nel periodo post-medievale. Anche su questo aspetto l'archeologia ha una importanza fondamentale e crescente per l'ampliamento delle nostre conoscenze.

Il quadro tracciato da Greene è ampio e documentato. Secondo l'autore le ricerche archeologiche degli ultimi decenni dimostrano l'insostenibilità dell'approccio "minimalista" sull'economia antica, in particolare quella romana. Il tono della trattazione non risente mai della polemica accademica, rimanendo chiaro e accessibile al lettore non specialista, che potrà apprezzare la chiarezza delle ricostruzioni dei diversi aspetti dell'economia romana illuminati dalla ricerca archeologica. Giampiero Marcello

Archaeology provides a wealth of new information about the Roman empire, and much of it relates to geographical areas, social classes, and aspects of life which received little attention from Roman writers, most of whom belonged to the aristocracy. There is thus a great potential for the discovery and interpretation of new evidence for the Roman economy, which can be studied in the light of historical sources, economic models, abthropological analogies, and comparisons with other periods. Kevin Greene demonstrates the importance of archaeology in achieving a balanced picture of the Roman world.

Specially prepared maps, diagrams, and photographs help this book to demonstarte the effectiveness f a combined approach to the Roman economy involving archaeology, histiry and other disciplines such as geography and anthropology. It will be an invaluable source of information for archaeologists, historians, and economists,a nd its interest is by no means restricted to the Roman period.

KEVIN GREENE è Senior Lecturere di Archeologia presso l'Università di Newcastle e autore di Archaeology an Introduction: The History, Principles and Methods of Modern Archaeology.

Contents

List of illustrations 6
Acknowledgements 7
Foreword 7
Chronological table 8

I

Introduction 9
Approaches to the Roman economy 9
The study of the Roman economy 11
Models of the Roman economy 14
Further reading 16

II

Transport in the Roman empire 17
Rome and the sea 17
The study of Roman transport 17 Shipbuilding: the background 19
Shipbuilding techniques 20
Skeleton construction 23
Roman merchant ships 24
Sizes of sea-going merchant ships 24
Case-study: the Roman shipwreck at Madrague de Giens 25
Roman sailing, steering and navigation 27
Duration of voyages 28
Ports and harbours 29
Transport on inland waterways 30
Canals 34
Transport on land 35
Roman vehicles 36
The cost of transport 39
The transport revolution 40
Conclusions 42
Further reading 43

III

Coinage and money in the Roman empire 45
Trade, exchange and money 45
Coinage 48
A monetary economy? 50
The function of Roman coinage 50
Roman coins from archaeological sites 53
Inflation in the Roman empire 57
The role of money in the Roman economy 61
Roman money and finance 63
Banks in the Roman world 64
Conclusion 65
Further reading 65

IV

Agriculture in the Roman empire 67
Introduction 67
Sources for the study of Roman agriculture 68
Scientific evidence for Roman agriculture 72
Environmental evidence and the Roman climate 81
Methods of farming 87
The Roman villa 88
The gardens of Pompeii 94
Further reading 96

V

Regional surveys of Roman settlement and agriculture 98
Surveys, strategies and sampling 98
Rural settlement in Italy 103
The Etruria survey 103
Other surveys in Italy 105
Conclusions: Roman settlement in Italy 109
Rural settlement and agriculture in the provinces of the Roman empire 109
Spain 110
Agriculture and settlement in Gaul 116
Roman Britain 122
Roman settlement in the military north 124
The UNESCO Libyan valleys survey 127
Coastal cities and the military hinterland of north Africa 132
Greece and the Aegean 134
The island of Crete 135
Syria and the Near East 138
Settlement and agriculture in northern Syria 138
Towns and agriculture 141
Further reading 141

VI

Metal, stone and pottery in the Roman empire 142
Introduction 142
The exploitation of metal resources in the Roman empire 143
Mining 144
The use of stone in the Roman empire 149
Archaeological studies of stone use 152
Case-study: the Fishbourne palace 154
Pottery in the Roman empire 156
Terra sigillata 157
Assessing the economic implications of pottery 162
Coarse pottery 164
The marketing of Roman pottery 164
Conclusions 167
Further reading 168

VII

Conclusions 169
Summing up the Roman economy 169
The Roman economy in an archaeological perspective 170

Bibliography 172
Index 188

 

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