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Un tema trascurato dagli studi preistorici viene finalmente affrontato dall'autrice di questo libro. La ricostruzione del ruolo delle donne non costituisce semplicemente una occasione per proporre al lettore curiosità poco note. Piuttosto l'autrice esamina in profondità e con un taglio originale questioni fondamentali nell'organizzazione sociale ed economica delle comunità preistoriche: il passaggio dall'economia di raccolta all'orticoltura; lo sviluppo dell'agricoltura intensiva con l'aratro; la ripartizione dei compiti tra i sessi nelle attività produttive; la distribuzione del prodotto tra i sessi; la stratificazione sociale. L'autrice sottolinea il modo non discriminatorio e rivelatore col quale l'archeologia può contribuire allo studio dei ruoli maschile e femminile nella preistoria. Ciò è possibile grazie al metodo con cui lavora l'archeologia e all'oggetto cui è applicato, i reperti provenienti da oggetti e rifiuti che caratterizzavano la vita di una comunità. Per usare le parole dell'autrice "l'archeologia ci racconta la preistoria di tutte le donne e di tutti gli uomini." Particolarmente importante ci paiono, pertanto, le considerazioni riguardo al metodo. L'opera illustra il contributo che possono fornire allo studio della situazione femminile in epoca preistorica gli studi antropologici, lo studio delle comunità dei primati da parte degli etologi, l'analisi delle fonti documentarie lasciate dagli eruditi del passato e dalla tradizione popolare scritta e orale. E' sottolineato anche come la documentazione archeologica possa fornire molti elementi utili, trascurati nelle ricerche passate, se l'analisi dei reperti è opportunamente riformulata per comprendere la posizione dei sessi nelle società allo studio. A titolo di esempio l'autrice ricorda che un tempo l'unico modo col quale veniva dedotto il sesso dell'individuo sepolto era l'analisi dei corredi, senza che eventuali resti umani venissero esaminati con le tecniche appropriate. In questi casi degli schemi interpretativi precostituiti (per esempio: le donne non vanno a caccia) possono indurre lo studioso a delineare un quadro del passato che non è suffragato dai dati archeologici. Stimolanti sono le riflessioni dell'autrice sulla divisione dei compiti tra uomini e donne nel Paleolitico. Entrambi impegnati nell'approvvigionamento alimentare del gruppo, i primi contribuivano con la caccia, le seconde con la raccolta. L'attività di raccolta di vegetali (radici, foglie, bacche e frutti selvatici) svolta dalle donne doveva essere molto importante. In alcune popolazioni moderne di raccoglitori, come i !Kung del Kalahari, la componente vegetale fornisce il 60-80% in peso del cibo totale e ha un elevato rendimento in termine di calorie procacciate per unità di tempo spesa nell'attività di raccolta (240 calorie all'ora) rispetto alla caccia (100 calorie all'ora) , caratterizzata da lunghe attese e insuccessi. Il contributo della donna alla sopravvivenza del gruppo doveva perciò essere determinante. Suggestiva la spiegazione che l'autrice porta a sostegno della tesi che il passaggio dall'agricoltura non intensiva di piccoli appezzamenti senza l'uso dell'aratro (orticoltura), all'agricoltura intensiva con l'aratro spinto dalla forza animale e all'allevamento, avrebbe segnato un radicale mutamento della condizione femminile nella comunità preistorica, con l'affermazione del potere maschile e la riduzione della donna a un ruolo subalterno. L'orticoltura era praticata principalmente dalle donne; l'allevamento era limitato a un piccolo numero di animali, la cui funzione alimenatre era limitata. La selvaggina cacciata dagli uomini forniva un contributo importante ma non preponderante, essendo la dieta fondamentalmente a base vegetale. Le donne fornivano perciò l'apporto alimentare principale e controllavano le risorse essenziali per la sopravvivenza della comunità. L'agricoltura con l'aratro era praticata soprattutto da uomini, così come l'allevamento degli animali, i quali dovevano pre essere difesi dagli attacchi delle altre comunità a scopo di furto. L'allevamento permise l'introduzione di prodotti secondari, latte formaggi e tessuti, la cui lavorazione richiedeva molto tempo e una specializzazione di ruoli. Ai nuovi compiti legati alla lavorazione dei prodotti secondari, vennero destinate principalmente le donne, che perserò così il controllo delle fornti primarie di sostentamento della comunità. Il prestigio degli uomini crebbe, anche per il ruolo militare che essi dovevano svolgere nella difesa delle risorse della comunità, appezzamenti coltivati, pascoli, mandrie e greggi. Giampiero Marcello | |
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Perché parlare sempre e soltanto di "uomo preistorico"? L'autrice di questo volume vuole invece definire, attraverso le documentazioni antropologiche ed etnografiche e i reperti archeologici classici, i ruoli e gli status non solo maschili ma anche, o meglio soprattutto, femminili. Un viaggio originale nella Preistoria, dal Neolitico all'Età del Ferro, alla scoperta delle "invenzioni" attribuibili proprio alle donne. (Dalla quarta di copertina.) | |
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MARGARET EHRENBERG, nata in Gran Bretagna, è una famosa archeologa, docente presso il Dipartimento di archeologia di un'università inglese e poi insegnante di antropologia negli Stati Uniti. | |
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Indice 7 Introduzione
57 2. Le prime comunità
119 3. 1 primi agricoltori
171 4. L'Età del Bronzo
227 5. L'Età del Ferro celtica
275 6. Conclusioni 281 Glossario |
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