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Jared
Diamond |
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"Come mai voi bianchi avete tutto questo cargo e lo portate qui in Nuova Guinea, mentre noi neri ne abbiamo così poco?" Intendendo per "cargo" "beni materiali" o "roba", Yali, abitante della Nuova Guinea e uomo politico in quel paese da poco sulla via dell'autogoverno, pone in modo diretto all'autore, bianco e scienziato, una questione fondamentale, il perché delle differenze nella storia e nello sviluppo delle comunità umane nel mondo. La condizione di partenza è stata uguale per tutti: tredicimila anni fa l'uomo usava attrezzi di pietra e viveva in piccole comunità autosufficienti di cacciatori-raccoglitori, prive di strutture politiche. Da allora diverse comunità hanno scoperto o appreso da altri l'agricoltura e l'allevamento, l'uso dei metalli, la scrittura. Alcune di esse si sono evolute fino a formare complesse stutture industriali, altre non sono andate oltre lo stadio agricolo, altre ancora hanno acquisito una buona padronanza delle tecniche di lavorazione dei metalli ma non hanno appreso l'uso della scrittura se non in epoca molto recente, in seguito ai contatti con la civiltà occidentale, impersonata da missionari o funzionari dell'amministrazione coloniale. Alla domanda di Yali normalmente non si risponde. Anzi di solito non si pone nemmeno la domanda, sapendo che una risposta non può essere data perché disdicevole in quanto razzista o semplicemente perché un'altra risposta non c'è. E' perciò con una buona dose di coraggio che l'autore si assume l'onere di rispondere a Yali. Nel prologo egli discute brevemente le risposte tradizionali, più o meno disdicevoli. Qualcuno considera razzista in sé anche la domanda. Fornire la risposta equivarrebbe a fare un'apologia della civiltà occidentale, giustificando la dominazione - sociale, politica e economica - di una civiltà sulle altre. Ma, obietta l'autore, comprendere il corso della storia non è giustificare. Quanto alle risposte oggi disponibili, come già detto, esse sono, con varie sfumature, razziste. Ce ne sono che postulano differenze biologiche innate tra i popoli per spiegare le differenze tra le civiltà e i loro risultati, per poi, con ragionamento circolare, dimostrare sulla base di questi risultati l'esistenza delle differenze biologiche ammesse all'inizio. Alcuni studiosi hanno provato a dimostrare differenze innate nel quoziente intellettivo di persone provenienti da diverse aree geografiche, ma i loro studi sono viziati dalle differenze sociali e culturali di partenza, spesso enormi. Altri invocano fattori climatici e geografici per spiegare le differenze tra le civiltà, ma si tratta quasi sempre di spiegazioni semplicistiche e spesso contraddette dai fatti. Quale è la posizione dell'autore, dunque? Egli la riassume così: "I destini dei popoli sono stati così diversi a causa delle differenze ambientali, non biologiche, tra i popoli medesimi." (p. 13) Il volume è diviso in quattro parti. La prima, intitolata "Dall'Eden alla Cajamarca", traccia le grandi linee evolutive dell'umanità dalla separazione dalle scimmie, alle tribù di cacciatori-raccoglitori, fino alla formazione di società man mano più complesse. Il culmine si ha con lo scontro tra due grandi civilità, quella inca, americana, e quella spagnola, europea, scontro che si concluse con la cattura di Atahualpa, ultimo imperatore inca, da parte dei conquistadores spagnoli, nella città di Cajamarca. La seconda parte ha un titolo esplicito: "Come l'agricoltura fu scoperta e perché ebbe successo." Vi si discute le ragioni della transizione da comunità per lo più mobili di cacciatori-raccoglitori a comunità sedentarie di agricoltori-allevatori. E' affrontato anche l'aspetto tecnico della questione, la disponibilità di piante e animali suscettibili di essere domesticati, le modalità della domesticazione e le condizioni che influirono sul trasferimento tra i popoli di queste nuove conoscenze. La terza parte, intitolata "Dal cibo alle armi all'acciaio e alle malattie", collega alle loro cause remote i fattori di successo che hanno portato alla supremazia politica e economica le popolazioni eurasiatiche. Tali fattori sono essenzialmente: la disponibilità di armi sofisticate; la padronanza della tecnica, dalla lavorazione dei metalli alle tecniche figlie della rivoluzione industriale; il cocktail temibile di malattie letali per i popoli non eurasiatici che gli eurpoei hanno portato con sé nelle loro spedizioni di conquista. L'epilogo, intitolato " Il futuri della storia come scienza", affronta il problema dei fondamenti scientifici degli studi storici. Con il suo libro Diamond tenta di fornire una risposta concreta all'esigenza di dotare lo studio della storia dell'umanità di basi solide, attingendo risultati da discipline molto diverse, dalla genetica alla biologia evolutiva, dall'etologia alla linguistica, dalla storia della tecnica alla geologia. Un libro affascinante e ricchissimo di spunti, che non può mancare in nessuna biblioteca. Giampiero Marcello | |
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"Qui dunque, in ultima analisi, tratterò di storia e preistoria; lo farò non in modo accademico ma con la precisa consapevolezza che ciò di cui parlerò ha grande importanza pratica e politica. La storia dei rapporti tra i popoli più disparati è la storia che ha modellato il mondo conte lo vediamo ora, attraverso conquiste, epidemie e genocidi. Gli scontri che esamineremo qui hanno avuto conseguenze che ancora si riflettono al giorno d'oggi; alcuni di questi sono ora all'opera i nelle aree piú turbolente del pianeta. Gran parte dell'Africa, ad esempio, è ancora alle prese con i retaggi di un recente colonialismo. In molte regioni - il Centroamerica e il Messico, il Perù, la Nuova Caledonia, l'ex Unione Sovietica, parti dell'Indonesia - la guerriglia o la guerra civile dei nostri giorni è figlia dei contrasti tra le popolazioni indigene e i discendenti degli antichi dominatori, che ora sono al governo. Altri popoli ancora - i nativi delle Hawaii, dell'Australia, dell'America del Nord e del Sud, della Siberia - sono stati decimati a tal punto che non in grado di iniziare una guerra civile, ma reclamano con forza sempre maggiore i loro i diritti. Una conseguenza dei rapporti di forza e dominazione tra i popoli è anche la scomparsa progressiva di molte lingue: tra le circa 600 rimaste al giorno d'oggi, pochissime sembrano destinate a rimanere: l'inglese, il cinese il russo e così via. Tutti questi problemi del mondo moderno sono il risultato delle diverse traiettorie storiche implicite nella domanda cheYali mi pose venticinque anni fa". Perché alcuni popoli sono piú ricchi di altri? Perché gli europei hanno conquistato buona parte del mondo? La tentazione di rispondere tirando in ballo gli uomini e le loro presunte attitudini è forte. Ma la spiegazione razzista non va respinta solo perché è odiosa, dice Diamond: soprattutto perché è sbagliata e non regge a un esame scientifico. Le diversità culturali non sono innate, ma affondano le loro radici in diversità geografiche, ecologiche e territoriali sostanzialmente legate al caso. Tredicimila anni fa, alcune società iniziarono a coltivare piante e ad allevare animali. Fu un passo fondamentale nella storia del genere umano, che diede origine a una catena inarrestabile di eventi quali la formazione delle strutture politiche, la nascita della scrittura e della tecnologia. Per un caso fatale, tutte queste società pioniere si trovavano in Eurasia, dove per vari motivi biologici ed evolutivi viveva la quasi totalità delle specie adatte per essere coltivate o allevate. Armato di questa idea, Diamond può lanciarsi in un appassionante giro del mondo, alla ricerca di casi esemplari con i quali illustrare e mettere alla prova le sue teorie. Attingendo alla linguistica, all'archeologia, alla genetica e a mille altre fonti di conoscenza, riesce a condurre questo tour de force storico-culturale con sorprendente maestria, affiancando aneddoti personali, grandi affreschi storici, racconti drammatici e spiegazioni scientifiche, che affronta con rara abilità di divulgatore. | |
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JARED DIAMOND ha iniziato la sua carriera scientifica occupandosi di fisiologia umana, per poi passare alla biologia evolutiva e alla biogeografia. Insegna all'Università della California a Los Angeles, è membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze americana, e ha ricevuto numerosi premi scientifici. Tra i suoi libri divulgativi, è stato tradotto in italiano Il terzo scimpanzé (Bollati Boringhieri 1994). Con Armi, acciaio e malattie ha vinto il Premio Pulitzer 1998 per la saggistica. | |
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Indice p. IX Elenco delle illustrazioni XIII Ringraziamenti 3
Prologo Parte prima 21 I.
Sulla linea di partenza Parte seconda 61
IV. Potere contadino Parte terza 149
XI. Il dono fatale del bestiame Parte quarta 235
XV. Il popolo di Yali 313
Epilogo | |
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GATC - Gruppo Archeologico del Territorio Cerite - www.gatc.it