Jean Delumeau
VITA ECONOMICA E SOCIALE DI ROMA NEL '500
Firenze, Sansoni, 1979
pp. 266

<<Sembra un romanzo.>> Così commentò il grande storico francese Fernand Braudel la tesi di dottorato di Delumeau, dalla quale è tratto il presente volume. L'autore, vestendo idealmente i panni di un viaggiatore del Cinquecento, ci conduce alla scoperta della città di Roma in un'epoca cruciale della sua storia. Il filo conduttore del racconto non è il susseguirsi dei "grandi"eventi, ma i piccoli "fatti" della vita quotidiana, il mondo del commercio, dell'attività artigiana, dello sfoggio del lusso dell'aristocrazia romana ed ecclesiastica, della ricerca quotidiana del pane, delle tribolazioni per i debiti e per le tasse.

L'autore indaga nei resoconti o arrivi dei novellanti, gli antesignani dei nostri giornalisti, incaricati da mercanti, banchieri e diplomatici di procurare loro notizie. Sulla base dei riscontri effettuati da Delameau i novellanti si rivelano informatori affidabili; essi erano detti anche menanti in quanto menavano o dirigevano l'opinione pubblica. Dai loro resoconti emerge un quadro vivace e vario della vita sociale ed economica di Roma nel XIV secolo.

I resoconti dei menanti circolano per mezzo della posta, un complesso sistema di corrieri e stazioni che da Roma si diramava verso le altre regioni d'Italia e l'Europa. Roma nel XIV secolo era il centro postale più importante d'Italia e forse d'Europa. Questo bisogno di notizie non era motivato dalla semplice curiosità, ma rispondeva a precise necessità del mondo bancario e degli affari.

Merci e viaggiatori si muovevano incessantemente verso Roma. La città era un centro di importazione di beni alimentari, grano ma anche carne e vino, di tessuti, metalli e materiali da costruzione pregiati, come i marmi, per abbellire i monumenti che senza sosta erano edificati. I visitatori si recavano a Roma per via della sua preminenza religiosa, ma anche per ammirare le vestigia del suo glorioso passato. Il turismo religioso e culturale è una industria di primaria importanza per la Roma rinascimentale.

L'aspetto della città è una preoccupazione costante dei papi, che si distinguevano per un grande attivismo in campo urbanistico. Il primato spirituale e storico di Roma, nelle intenzioni dei papi, doveva essere sottolineato dalla bellezza e dalla magnificenza dei suoi monumenti. Le ambizioni della nobiltà trovavano anch'esse espressione visibile nei palazzi che numerosi sorgono nella Roma rinascimentale.

L'attività edilizia della Chiesa richiedeva ingenti finanziamenti, raccolti a partire dalla metà del XVI secolo con modalità sempre più sofisticate. Un ruolo fondamentale era svolto dai mercanti, in effetti banchieri i quali sottoscrivevano il debito emesso dalla Chiesa per collocarlo tra i risparmiatori d'Italia e del resto d'Europa. Il debito era garantito da cespiti di proprietà della Chiesa, portatori di redditi per pagare i debiti e rimborsare il debito.

Alcuni titoli, detti vacabili, non potevano essere trasferiti e, alla morte del proprietario, ritoenavano allo stiati. Altri titoli, trasferibili all'infinito, erano chiamati non vacabili; la compravendita di questi titoli diede luogo al mercato secondario dei titoli di stato, i cui corsi erano regolarmente aggiornati. Nasceva il debito di stato nella sua forma moderna, segnando così un decisivo progresso nella gestione delle finanze pubbliche rispetto all'epoca antica e medievale

Un'altra importante voce di spesa del bilancio dello stato pontificio era collegata alla politica internazionale della Chiesa: numerose sono le guerre e le spedizioni armate da vari sovrani d'Europa col sostegno finanziario del Papa.

Il risparmio raccolto in modo così efficiente fu dirottato verso attività improduttive distogliendolo da quelle produttive, come l'agricoltura e l'artigianato. L'elevato rendimento dei titoli di stato rappresentava un modo semplice e sufficientemente sicuro per impiegare il capitale, rispetto, ad esempio, allo sfruttamento della proprietà fondiaria.

Secondo l'autore la crescita del debito dello stato della Chiesa fu un fattore importante nel declino dell'agricoltura nella campagna romana. Come conseguenza Roma divenne sempre più dipendente dall'esterno per l'approvvigionamento alimentare. Anche la tassazione divenne sempre più assillante e pesante per far fronte alle uscite connesse al debito dello stato gravando pesantemente sul commercio e le altre attività economiche. L'economia dei territori soggetti alla Chiesa era quindi pesantemente frenata dalle ingenti esigenze finanziarie dello stato

Nell'opera sono dunque esaminate le questioni fondamentali dell'economia di Roma e dello stato delle Chiesa nel periodo di trapasso dal Medioevo all'età moderna. Tra queste citiamo l'analisi della crisi agricola della campagna romana e del suo spopolamento; lo studio della dinamica dei prezzi.

In nessun caso l'autore lascia che l'analisi dei numeri soffochi la sua felice vena narrativa. Con garbo Delumeau conduce il lettore alla scoperta della vita quotidiana di Roma, a capire le contraddizioni di una città magnifica. Sono così svelate le ragioni che legavano sfarzo e debiti, miseria e assistenza pubblica, magnificenza urbanistica e decadenza delle attività produttive. Roma, di nuovo una capitale mondiale, in senso religioso, politico, artistico e culturale, come nessuna altra città italiana, dieci secoli dopo la fine dell'impero dei Cesari. Giampiero Marcello

Come un pellegrino dei XVI secolo, il grande storico francese ripercorre le strade che da ogni parte d'Europa portano uomini e merci alla meravigliosa capitale della cristianità; avvicina italiani e stranieri, ricchi e poveri, impara a vivere al ritmo della città sacra e profana di cui condivide gioie e umori, feste e disgrazie. Familiarizzatosi col paesaggio urbano e sociale, si chiede quali siano le risorse d'un governo che vorrebbe imporre ubbidienza sulle rive del Tevere e nel mondo intero: e spulcia i conti della Camera apostolica, calcola il peso delle imposte, studia i rapporti con le banche italiane e straniere senza le quali i papi non avrebbero potuto raccogliere le somme necessarie per le loro imprese. Infine, lo storico cristiano traccia un bilancio: la Roma di Sisto V, di Giulio II, di Leone X fu uno straordinario successo, ma quanto rispondente alle attese della cristìanità lacerata dalla Riforma?

Jean Delumeau, nato a Nantes nel 1923, è dal 1974 docente di Storia al Collège de France e dirige nel medesimo tempo una sezione di studi all'Ecole Pratique des Hautes Etudes. La sua attività di storico è contrassegnata da opere che gli hanno valso una fama internazionale: Civilisation de la Renaissance, che ha avuto nel 1968 il premio Gobert dell'Accademia di Francia, Naissance et affirmation de la Réforme (trad. it . La Riforma, Milano, 1975), Le catholicisme entre Luther et Voltaire (trad. it. Il cattolicesimo dal XVI al XVIII secolo, Milano 1976).

 

INDICE

PREFAZIONE 5

Prima Parte
LE STRADE DI ROMA

CAPITOLO I - L'INFORMAZIONE: « AVVISI » E CORRIERI 9

Gli «avvisi», giornali romani del Cinquecento 9

I corrieri 12

CAPITOLO II - LA CIRCOLAZIONE DEGLI UOMINI E DELLE MERCI 25

La circolazione delle merci 25

Viaggiatori e immigranti 37

Seconda Parte
LA CITTA' E LA SUA CAMPAGNA

CAPITOLO I - L'EDILIZIA A ROMA NEL XVI SECOLO. NASCITA DELL'URBANISTICA 63

Aspetti di Roma alla fine del Rinascimento 63

La legislazione edilizia 65

Chiese, palazzi e case 70

La geometria urbana. Le nuove strade 78

Il problema dell'acqua potabile 87

CAPITOLO II - ROMA E IL LAVORO 92

Chi lavora 92

Contrasti sociali 102

Il problema dei debiti 121

Tentativi d'industrializzazione 133

CAPITOLO III - IL PROBLEMA DEL GRANO 139

Le cause della decadenza della campagna romana: il peso del banditismo 139

Un'altra causa di decadenza della campagna romana: lo sviluppo dei pascoli 150

Vani sforzi del governo pontificio per risollevare le colture 153

Storia delle carestie romane nella seconda metà del XVI secolo 157

Le importazioni di cereali 166

Terza Parte
ROMA E IL DENARO

CAPITOLO I - PROBLEMI MONETARI E RIALZO DEI PREZZI 173

Studio delle monete 173

Il rialzo dei prezzi 185

CAPITOLO II - LE DIFFICOLTÀ FINANZIARIE DEL PAPATO 199

Entrate e uscite 199

La Dataria, le cariche 205

Il debito pubblico (« Monti ») 209

Le imposte 217

CAPITOLO III - LE BANCHE 223

L'attività dei « mercanti-banchieri » 223

Restrizioni legislative all'attività delle banche 228

Genovesi e fiorentini 232

I fallimenti 236

CONCLUSIONE 246

APPENDICI 251

Cronologia dei papi dal 1447 al 1621 251

Le istituzioni romane nel XVI secolo 252

BIBLIOGRAFIA 255

INDICE DELLE CARTINE E DEGLI SCHEMI 263

 

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