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In questo volume sono raccolti tredici saggi sull'economia dlla preistoria pubblicati da Clark tra il 1945 e il 1980. La lunghezza di questo arco di tempo e la diversità delle occasioni in cui furono scritti sono all'origine di una certa eterogeneità dei saggi selezionati. Alcuni di essi sono studi autosufficienti su aspetti specifici dell'economia preistorica: la caccia alla foca; il commercio di asce e azze di pietra; il disboscamento e l'agricoltura. Altri hanno carattere più generale e di metodo. La chiave di lettura emerge in ogni caso chiara, come suggerito dallo stesso Clark nella prefazione: Le economie preistoriche possono essere comprese
pienamente solo se si accetta che nel perseguirle gli uomini - fin
dai tempi più remoti - siano sempre stati
influenzati da una varietà di fattori
interagenti: sociali, tecnologici e anche
ideologici.
Le comunità preistoriche erano condizionate dall'ambiente in cui vivevano, ma nell'utilizzo delle risorse naturali disponibili le possibilità di scelta erano indirizzate da fattori culturali, non genetici. Posti certi limiti dal contesto naturale, non vi è stato nulla di necessario e predeterminato nello sviluppo dell'uomo, sin dalle epoche più remote. Il comportamento dell'uomo, quindi, è condizionato dai fattori culturali specifici della comunità cui appartiene. Tali fattori perciò influenzano le scelte anche tecnologiche della comunità e quindi la sua risposta agli stimoli ambientali. L'ambiente a sua volta è modificato significativamente dall'azione dell'uomo sin dall'epoca preistorica, come l'autore dimostra nello studio del rapporto tra disboscamento e agricoltura preistorica. Prima della pubblicazione di questo saggio era comunemente accettata tra gli studiosi la tesi che gli insediamenti umani del neolitico si sviluppassero nelle are naturalmente prive di foreste. Si riteneva che la tecnologia neolitica fosse inadeguata per disboscare grandi estensioni di terreno. In realtà le zone originariamente senza copertura forestale erano costituite da terreni pesanti, inadatti alla primitiva agricoltura del neolitico, priva di aratro, mentre l'impiego del fuoco e delle asce in pietra consentiva all'uomo neolitico di conquistare all'uso agricolo i terreni leggeri, più facilmente lavorabili, coperti da foreste. L'arretramento delle foreste in Europa nell'epoca neolitica fu dovuta perciò più a fattori umani che a fattori climatici. Le soluzioni adottate da ciascuna comunità nella sua interazione con l'ambiente e nello sfruttamento delle risorse naturali costituiscono la dotazione che condiziona il suo successo e quindi il suo sviluppo futuro. La cultura è perciò un elemento decisivo nel processo di selezione che coinvolge le diverse comunità umane. Un altro elemento da considerare, secondo Clark, è la variabilità nel tempo del fattore culturale. Il patrimonio culturale è trasmesso da una generazione all'altra, ma è sottoposto anche a sollecitazioni e cambiamenti. Seguendo il filo di questo ragionamento l'autore conclude che la collocazione appropriata della preistoria non può essere tra le scienze naturali, ma a pieno titolo tra le discipline storiche. Un'altra considerazione dell'autore sul progresso tecnico è non meno provocatoria. Lo stimolo al perfezionamento degli oggetti prodotti dall'uomo e al progresso della tecnica per realizzarli derivano da fattori psicologici e sociali, non meno che da fattori riconducibili all'efficienza nell'uso delle risorse disponibili. Per usare le parole dell'autore: ... lo scheggiatore di selci preistorico
(sviluppò) la sua tecnica soprattutto
perché si divertiva a farlo. (p. 234)
L'uomo è già tale sin dagli inizi della sua avventura, come dimostra la bellezza dei manufatti in pietra preistorici e l'arte rupestre. Anche le comunità più semplici sono cartterizzate da una precisa identità culturale, che si riflette in modo inequivocabile nelle sue realizzazioni. Tra preistoria e civiltà è riconoscibile una differenza di diversificazione e ricchezza che ha origine da una maggiore complessità sociale. Nelle società stratificate, gli oggetti che denotano lo status superiore del proprietario richiedono all'artigiano che li realizza capacità tecniche superiori. Il passaggio da comunità semplici a comunità stratificate segnò lo sviluppo della civiltà umana: L'archeologia dimostra in modo inequivocabile
che i migliori manufatti prodotti dall'uomo, le
incarnazioni più superbe della sua
umanità, furono fatti per celebrare e
rendere più efficace l'operatività di
sistemi sociali in cui gli artigiani esercitavano
le loro capacità più raffinate sui
materiali più preziosi al servizio dei
livelli più alti delle gerarchie sociali.
(p.252)
Tutto ciò non deve indurre a pensare che l'autore trascuri il peso di fattori biologici e naturali nello sviluppo delle comunità umane. Secondo Clark: Una delle chiavi della stupefacente
diversità delle civiltà umane
è che esse si basano sulla coltivazione e
sull'allevamento di una così grande
varietà di specie. (p.187)
I fattori pacifici di cambiamento culturale, attivati nelle comunità preistoriche dal movimento dei beni, delle persone e, quindi, delle idee, sono più importanti delle invasioni e delle conquiste violente, considerate dall'autore espedienti esplicativi usati spesso senza il fondamento della documentazione archeologica. I fattori economici si intrecciano con quelli demografici e sociali nel promuovere cambiamenti di grande portata nel lungo termine. L'utilizzazione più efficiente delle risorse disponibili consente la crescita della popolazione e una maggiore densità degli insediamenti umani. Ciò rende possibile una maggiore suddivisione delle funzioni, con un aumento della efficacia delle istituzioni. Processi sociali di decisione e di controllo più efficienti e reattivi di fronte alle sollecitazioni esterne costituiscono elementi fondamentali di successo delle comunità umane. Dalla lettura di questa raccolta di saggi emerge un modo diverso di considerare la preistoria, più vicino a noi. La chiave di lettura seguita da Clark ci permette di rispecchiarci nei nostri antenati non solo nell'aspetto fisico, ma anche nelle espressioni più elevate dell'umanità: la cultura in tutte le sue sfaccettature, delle idee, della religione, dell'arte. Giampiero Marcello | ||||||||||||||||||||||||||||||
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« L'interpretazione economica, sociologica e, in ultima analisi, storica dei dati archeologici è ora diventata, io credo, un compito fondamentale» (Gordon Childe). è il compito cui attende in queste pagine il grande archeologo Grahame Clark, attraverso l'analisi dei ritrovamenti preistorici riguardanti attività primarie quali la caccia, la pesca, l'agricoltura, l'allevamento. | ||||||||||||||||||||||||||||||
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GRAHAME CLARK, Emeritus Professor di Archeologia all'Università di Cambridge, è uno dei più importanti studiosi di preistoria. Tra le sue numerose opere, segnaliamo quelle già tradotte in italiano: «Europa preistorica. Gli aspetti della vita materiale» (Torino 1969), «La preistoria dei mondo. Una nuova prospettiva» (Milano 1983), «L'uomo oltre la natura» (Roma-Bari, 1988). | ||||||||||||||||||||||||||||||
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INDICE DEL VOLUME
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GATC - Gruppo Archeologico del Territorio Cerite - www.gatc.it