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L'opera, destinata agli studenti universitari di storia e di lettere classiche, fornisce una introduzione agli aspetti economici e sociali della Grecia antica fino all'avvento di Alessandro. L'impostazione didattica assicura all'opera sistematicità espositiva degli argomenti. Dopo aver pagato pedaggio ai consueti distinguo tra l'economia degli antichi e l'economia dei moderni, gli autori entrano nel vivo delle grandi questioni economiche della Grecia in epoca preellenica. Il mondo omerico e quanto esso rifletta l'epoca micenea, la fase finale dell'età del Bronzo in Grecia, è il primo grande tema affrontato dai due autori. A loro giudizio, i poemi omerici non sono, come altri ritengono, la descrizione della società micenea; occorre tener sempre presente la volontà di arcaismo del poeta, che tenta di ricostruire una società scomparsa, della quale egli non ha a disposizione alcuni punti di riferimento essenziali. Del mondo miceneo manca nei poemi omerici l'organizzazione burocratica dell'economia di palazzo, con la sua contabilità minuziosa e l'uso della scrittura. Nell'opera di Omero sono presenti tre livelli temporali, che non sempre è facile distinguere: il mondo miceneo del XII sec. a.C.; il periodo oscuro che segna la fine di questo mondo nell'XI-IX sec. a.C.; l'epoca in cui viveva il poeta. L'epoca arcaica (VIII-VI sec. a.C.) è caratterizzata dallo sviluppo di una importante novità istituzionale, la polis. Le spiegazioni di questo fenomeno fornite dagli storici sono, a giudizio degli autori, inadeguate. Il frazionamento del territorio della Grecia spesso è indicato come il fattore geografico che principalmente ha favorito lo sviluppo di entità politiche indipendenti. Si tratta di una generalizzazione che non regge alla prova dei fatti: gli autori osservano che l'Attica, benché molto frammentata geograficamente, fu dominata da una sola città, Atene; in Beozia si svilupparono diverse città pur essendo la conformazione del territorio più unitaria; piccole isole ospitarono diverse città (Keos, Amorgos), mentre grandi isole ne ospitarono solo una (Chios, Samo). Secondo gli autori la ricerca delle origini della città è in realtà un esercizio previsivo. Una buona spiegazione dovrebbe fornire la "ricetta" perché si sviluppi una città. Per proseguire nella metafora culinaria, non è necessario che una buona ricetta descriva tutti i dettagli del processo, ma solo gli elementi essenziali per ottenere proprio quel piatto; il risultato deve perciò essere riconoscibile al di là della variabilità naturale degli ingredienti (le cipolle francesi sono diverse da quelle italiane) e delle sfumature personali del cuoco. Non abbiamo una "ricetta" accettabile della formazione di una città: come e perché nasca e si sviluppi una polis ci sfugge completamente, è la conclusione disillusa dei due autori. Questa constatazione non chiude la trattazione della questione nell'opera, ma, quasi provocatoriamente, la introduce. Con umiltà gli autori ripartono daccapo. Le prime polis sono nate in Asia Minore, nella Grecia orientale e centrale, nelle isole dell'Egeo e a Creta; ciascuna di esse ha come gruppo dirigente la comunità più o meno allargata degli abitanti della città; si osserva la codificazione delle leggi, a partire dal VII sec. a.C., che sottrae all'arbitrio dei potenti le norme che sono a fondamento della città; lo sviluppo della nozione di cittadino in antitesi a quella di non cittadino (schiavo o straniero); l'introduzione e la diffusione della monetazione. L'esame del fenomeno della fondazione delle colonie conclude il capitolo dedicato all'epoca arcaica. Nei capitoli successivi gli auotri esaminano i due tipi emblematici tra le città greche, Sparta e Atene; i problemi caratteristici delle città greche; il ruolo economico svolto dagli stati greci: la politica commerciale da essi esercitata, la politica fiscale, la monetazione, il controllo delle attività economiche. L'ultimo capitolo è dedicato alla crisi della polis, la guerra del Pelopponeso e la crisi di Atene. Completa il volume una ampia scelta di testi greci di argomento economico, che fornisce al lettore un quadro chiaro e sufficientemente completo di come i greci vedevano i problemi economici del loro tempo. Libro didattico ma tutt'altro che scontato nelle argomentazioni, a distanza di trent'anni dalla pubblicazione della prima edizione rimane probabilmente una delle migliori introduzioni allo studio dell'economia nel mondo greco antico. Giampiero Marcello | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Économies et sociétés en Grèce ancienne propose aux étudiants des le, et 2e cycles des UER d'histoire et de lettres classiques une vision raisonnée des aspects économiques et sociaux de l'Antiquité grecque, depuis le monde homérique jusqu'à l'avènement d'Alexandre. Les concepts modernes d'économie et de société s'appliquent-ils au monde grec? Les auteurs posent la question en analysant les inventions successives des cités grecques, les réactions des États devant les faits économiques, la naissance et le développement de l'esclavage et la crise générale qui s'ouvre avec la guerre du Péloponnèse. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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MICHEL AUSTIN è lettore presso il dipartimento di storia antica dell'Università St. Andrews, in Scozia. PIERRE VIDAL-NAQUET è directeur d'études alla École pratique des hautes études e incaricato dei corsi di storia greca all'Università Paris VII. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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TABLE DES MATIERES
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