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Vero o falsoCome scoprirloNel recente convegno svoltosi l’8 novembre 2006 all’Accademia dei Lincei a Palazzo Corsini a Roma si è dibattuto sul problema dei falsi nell’arte e come scoprirli. Interessanti sono state le tecnologie adottate e le caratteristiche descritte per il riconoscimento dei vari materiali. Per i gioielli prodotti con fili d’oro uno dei particolari da osservare sono le linee che si formano nella torsione antica che hanno andamento elicoidale. Attualmente ci sono artigiani siriani (falsari) che riescono a creare l’effetto di linee a spirale nei fili ritorti, a questo punto non resta che l’esame delle leghe d’oro ed il confronto di altri gioielli della medesima epoca. Altro riconoscimento si può avere per gioielli con presenza di granulazione. In quella antica non si vede la saldatura, però ci possono essere affioramenti di rame o composti di rame. In quella moderna la granulazione tende ad affondare nel metallo sottostante e all’analisi dei componenti metallici nei punti di saldatura si riscontra la presenza di cadmio. Si deve fare molta attenzione anche dal punto di vista stilistico agli oggetti preziosi o non “antichi” perché attualmente possono essere riprodotti in modo perfetto con il metodo della “galvanoplastica”, il riconoscimento può avvenire con una osservazione accurata delle superfici del manufatto, infatti si possono riconoscere delle piccole globulosità e sul retro tracce di rame e/o di grafite. Un altro problema è costituito dalla falsificazione delle monete antiche. Molte volte per imitare le monete d’argento si adotta una lega di stagno additivata con il 3-4% di rame. Possono essere prodotte anche monete antiche quasi perfette avendo cura di usare metalli o leghe uguali, come composizione, a quelle antiche. Per produrre in serie un pezzo si deve avere a disposizione un originale autentico, poi si scalda al color rosso un martello in ferro dolce quindi lo si batte sull’originale in modo che resti impresso in negativo la sagome da riprodurre. L’operazione deve essere eseguita su due martelli per imprimere le due facce delle monete, dopodichè si preparano i tondelli di metallo uguale all’originale e si batte con i martelli raffreddati in modo da riprodurre la moneta. Questo metodo era già stato usato nell’antichità e con la proliferazione dei moderni falsari riesce difficile anche a scoprire i falsi antichi che si confondono con quelli moderni. L’unico sistema è quello dell’esame delle leghe con i moderni sistemi di spettrografia oltre a quelli classici, che però risultano in piccola parte distruttivi. Il problema dell’accertamento dell’autenticità delle opere in bronzo (statue, monete, bacili, ciste, ecc.) è anche questo complesso, dati i sistemi di riproduzione in Cina di oggetti venduti dagli stessi musei ed eseguiti in modo identico sia come materiale che come tecnica di fusione, a quelli prodotti nell’antichità. L’unico procedimento di identificazione avviene con l’esame delle patine antiche. Anche queste possono essere riprodotte al giorno d’oggi con metodo chimico e elettrolitico. Ma con questi metodi si ha una patina granulare e stratificata però senza deposito di cuprite. Nella patina antica autentica si forma prima uno strato di cuprite poi i carbonati e la malachite. Anche l’esame radiografico aiuta a rintracciare i falsi, salvo quando il sistema di fusione è uguale a quello antico. Un altro problema per il riconoscimento dell’autenticità riguarda la ceramica. Attualmente si ricorre alla tecnica di fluorescenza a raggi X e all’esame della termoluminescenza, ma negli ultimi tempi i falsari si sono resi così abili da riuscire ad ingannare i laboratori irraggiando i pezzi falsi con esposizione ai raggi X in un comune laboratorio di radiologia, pertanto per il sicuro riconoscimento si dovrà provvedere anche agli esami combinati dell’analisi delle argille e dei pigmenti oltre che all’occhio di un vero esperto in fatto di stile delle decorazioni esistenti sui manufatti. Per quanto riguarda i marmi e le pietre gli esami sono quelli eseguiti al microscopio e la comparazione della grana del marmo con quella delle opere antiche. Se il pezzo presenta delle patine queste possono essere esaminate con più sicurezza perché quelle autentiche sono costituite da ossalati mentre la presenza di fosfati denuncia una falsificazione. Comunque sono allo studio progetti di esami con il metodo della termoluminescenza ma non è ancora operativo. Questo è quanto riguarda la parte archeologica, poi il convegno ha preso in esame anche le falsificazioni delle pitture antiche che possono essere scoperte con l’esame dei pigmenti usati e soprattutto anche delle opere moderne dove si è scoperto che i falsari con molta lungimiranza preparano anche falsi di autori ancora in vita ma di età avanzata, in modo da poterli immettere sul mercato non appena avviene il decesso in modo da sfruttare la notorietà dell’avvenimento e prima che avvenga un’accurata catalogazione. Questi sono i falsi più difficili da scoprire visto che i componenti moderni con cui sono stati eseguiti non sono distinguibili. Il convegno ha visto anche la partecipazione dell’arma dei carabinieri che hanno illustrato la loro opera nel campo della repressione dei falsi ed il recupero delle opere rubate da musei e collezioni private. Renato Tiberti Novembre 2006
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