La linguistica arriva prima dell’archeologia?

Il significato di Bonomia e Felsina

Ma è proprio vero che la scienza linguistica ottiene maggiori risultati dell’archeologia e in tempi decisamente più rapidi? Rispondo che in alcuni casi è vero e in altri no. Faccio un esempio: in Toscana, nel Lazio, in Emilia Romagna ci sono molti luoghi di località che hanno dei nomi di origine etrusca, ma che tuttavia, a tutt’oggi, non abbiamo risultanze archeologiche che possano, con sicurezza, “catalogare” queste località come etrusche. Al contrario sono stati scoperti vari siti archeologici che, a tutt’oggi, non sono collocabili sotto alcun nome. Se poi noi intendiamo la domanda se la scienza linguistica sia più efficace dell’archeologia nello studio degli etruschi o di altre civiltà, questo è, come si dice: “un altro paio di maniche”. Per questo argomento vorrei rimandare gli interessati al mio articolo “L’origine della lingua etrusca”, pubblicato sul giornale mugellano “Il Galletto” e sui siti di Archeoclub Italia: www.archeoclubitalia.it e sul sito del Museo di Vulci: www.caninoinfo.it

Che Bologna fosse un’antica città-stato etrusca, chiamata Felsina, è una notizia che sanno tutti e i bolognesi in modo particolare, da parecchio tempo. Avendo il sottoscritto lavorato nella città di Bologna per più di due anni e conoscendo abbastanza bene i bolognesi, so che essi sono molto attaccati anche alla loro discendenza nordica, quella dei Celti o Galli Boi appunto, che conquistarono questa città fortificata nel sec. IV a.C. Plinio il Vecchio (Nat. Hist., III,15), narra così: “Intus coloniae Bononia, Felsina vocitata tum cum princeps Etruriae esset...” (Dentro la colonia c’é Bologna, chiamata Felsina allorquando era la principale dell’Etruria...). I Galli Boi le diedero poi il nome di Bonomia.

E’ appena il caso di dire che la presenza etrusca nel sito di Bologna o nelle immediate vicinanze è ampiamente dimostrata anche da numerosi resti e reperti archeologici, oltre ad una quarantina di iscrizioni in lingua etrusca (Cfr. Massimo Pittau, Toponimi Italiani di Origine Etrusca, Magnum Edizioni, 2006). Tuttavia, come succede per altri importanti siti etruschi, il nome di Felsina, in quanto tale, non risulta documentato in alcuna iscrizione. Risultano invece copiosamente documentati alcuni gentilizi che sono strettamente correlati con il toponimo in questione. Questi gentilizi sono: Felzanas , che significa: di Felsina, cioè abitante originario di Felsina (Bologna); Felz(na), che corrisponde a un nome di persona: Felsinio; Felznei (Felsinia); ecc. ecc. E’ risaputo che in tutti i domini linguistici molto spesso nomi di persona e nomi di località si ricordano tra di loro dato che un antroponimo (nome di persona) può derivare da un toponimo (nome di località) e viceversa.

Ma vediamo perché i Celti, Galli Boi, ribattezzaronono l’etrusca Felsina con un nome tipicamente celtico: Bonomia. Bisogna intanto dire che “bona” (per i toscani e i mugellani ha un significato tutto particolare, riferito alle qualità di una donna avvenente) nella lingua celtica significava un luogo fortificato, o “oppidum” come chiamavano i latini. Da ciò è desumibile che i Galli Boi vollero qualificare questa città col nome di “bona-bonomia” poiché la stessa, al momento della conquista era già stata fortificata da parte degli Etruschi. Questo nome “bona” ha l’equivalente in altre città francesi, tedesche e austriache come ad esempio: Juliabona, Lillebone, Boulogne-sur-Mer, Boulogne-sur-Seine, Ratisbona, Vindabona (odierna Vienna), ecc. D’altronde lo storico, già citato, Tito Livio (XXX,37,4) narrando della città di Bologna, usa la espressione “Felsinam oppidum”. Ciò confermerebbe che i Galli mutando il nome di Felsina in quello di Bonomia, non abbiano fatto altro che “tradurre” un vocabolario etrusco con uno equivalente celtico, aventi l’uno e l’altro lo stesso significato di “oppidum” (luogo fortificato). L’oppidum, verrebbe anche confermato dal fatto che le caratteristiche geomorfologiche della città di Felsina-Bonomia sono adatte per essere fortificate, e anche per il fatto che non sarebbe esistito nelle vicinanze un altro stanziamento etrusco che potesse competere con questa ai fini di una difesa di carattere militare.

Gennaio 2007

Paolo Campidori
www.paolocampidori.com

 

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