Il punto sull'esportazione illegale dei reperti etruschi

Il rinvio a giudizio per contrabbando di antichità del precedente procuratore del Getty Museum Marion True e il commerciante Robert E. Echt, che vendette al Metropolitan Museum of Arts un vaso del tardo VI sec. a.C. dipinto da Eufronio per un milione di dollari nel 1972 è ancora in corso In questi ultimi tempi il MET (Metropolitan Museum of Arts) ha accordato la restituzione all’Italia di circa due dozzine di antiche opere Greche e Romane, incluso il vaso di Eufronio che erano state trafugate. E questo non è tutto. Il Museo di Belle Arti di Boston si dice che stia negoziando per rimandare alcuni pezzi della sua collezione che gli italiani asseriscono essere stati rubati. L’Italia sta anche investigando su opere nel Museo d’Arte di Cleveland, nell’Istituto d’Arte di Menneapolis, nel Museo d’Arte di Princeton, nel Museo d’Arte di Toledo e nella collezione privata di Leon Levy e di sua moglie Shelby White a New York.

L’azione offensiva legale dell’Italia si è basata su montagne di evidenze – migliaia di oggetti di refurtiva ma anche fotografie e documenti – sequestrati ai saccheggiatori e commercianti in una serie di drammatiche irruzioni dei Carabinieri addetti alla Tutela del Patrimonio Artistico. Le indagini furono condotte da Roberto Conforti comandante la Squadra del Patrimonio Artistico dei Carabinieri dal 1990. Conforti si è fatto questa sua considerevole esperienza lottando contro il crimine organizzato con lo scopo di spezzare la rete illecita del commercio dell’antichità. Il suo approccio è stato quello di procedere pazientemente per identificare le persone coinvolte e fare pressione sugli operatori di basso livello, la cosiddetta manovalanza o nel caso specifico “tombaroli” e trafficanti di “piccola stazza”, per incastrare i “pesci grossi” che stanno sopra di loro nella catena del crimine. La fortuna, o dea bendata, è intervenuta e ha portato gli investigatori su una traccia che si è rivelata molto importante..

Pasquale Camera era un uomo grasso, che pesava circa 150 chili e come ciò può suggerirci egli amava molto l’arte culinaria. Il 31 agosto 1995, di giovedì, egli pranzò al ristorante Luciano a Santa Maria Capua a Vetere. Prese l’Autostrada A1, ma i Carabinieri, che seguivano i suoi spostamenti, non lo inseguirono. Essi sapevano dove era ubicato il suo appartamento a Roma. Nonostante la giornata fosse calda e umida, il Camera si stava avvicinando all’uscita di Cassino mantenendo il motore della sua auto su di giri, mentre il contachilometri segnava 160-180 Km orari. Forse, per la fretta di partire dal ristorante, dopo aver fatto un lauto pranzo, il Camera accusò problemi di digestione che fatalmente gli procurarono in un colpo di sonno. La sua auto uscì di strada e andò a schiantarsi contro il guard-rail capovolgendosi. Il Camera rimase ucciso all’istante. Ovviamente, come succede in questi frangenti, ci furono delle voci che sospettarono che l’auto del Camera fosse stata manomessa, ma Conforti, non ha mai dato credito a questa tesi.

Gli incidenti stradali sono nel nostro Paese di competenza della Polizia, tuttavia quando questi capitano in piccole cittadine come Cassino, i Carabinieri vengono a loro volta informati. Essi vennero informati che un numero di fotografie erano state trovate negli scomparti della vettura semidistrutta del Camera, fotografie che ritraevano oggetti di antiquariato di enorme pregio artistico. Conforti si rese conto di questa grossa opportunità che gli era capitata fra le mani. Nel giro di un’ora i suoi uomini contattarono un magistrato di Santa Maria Capua a Vetere e ottennero una autorizzazione che permetteva loro di irrompere nell’appartamento del Camera a Roma. La rete di Conforti contava tuttavia di catturare alcuni “pesci” grossi e uno di questi era Giacomo Medici. Una richiesta ufficiale fu spedita alla Svizzera, chiedendo il permesso di “visitare” gli uffici della Editions Services, che erano locati nella stanza 23, al quarto piano di un magazzino costruito in metallo. Nella prima stanza gli agenti videro che si trattava di un normale ufficio, con divano, sedie, alcuni armadi e un bel tappeto che copriva il pavimento.

Quando i Carabinieri aprirono questi armadi, essi cambiarono subito la loro opinione. Tutti i palchetti degli armadi era stipati di pacchi che contenevano antichità, con vasi, statue, bronzi, candelabri, affreschi, animali in ceramica, gioielli, ecc. Alcuni erano avvolti in giornali, gli affreschi erano appoggiati sul pavimento e contro il muro, altri vasi erano impacchettati in casse da frutta e molti erano sporchi di terra e altre impurità. Alcuni avevano le etichette di Sotheby sotto le legature fatte con dei nastri bianchi, ma questo non era tutto. C’era anche una cassaforte e il contenuto di questa era assolutamente sbalorditivo. All’interno c’erano una ventina di preziosissimi piatti greci della migliore fattura, così belli che nessuno di loro aveva mai visto. Questi oggetti, nel loro insieme potevano valere milioni di Euro. Al vertice di questa rete di illeciti c’era Robert Hecht, i cui clienti includevano il Metropolitan Museum of Arts, il Getty ed altri. Fu su queste basi che Conforti si mosse contro i trafficanti. Un raid fu programmato nell’appartamento di Hecht a Parigi. L’ufficiale francese bussò alla porta. La moglie di Hecht, Elisabeth, aprì. Dapprima essa tentò di resistere ai poliziotti. Essa disse che Hecht non c’era e che non abitava lì da almeno 15 anni. Gli ufficiali di polizia francese e italiana le diedero un ultimatum. Se la donna li avesse fatti entrare di sua spontanea volontà essi non sarebbero passati alle maniere forti e non avrebbero sfondato l’uscio per entrare nella sua camera (dove, i poliziotti erano consapevoli che si trovasse Hecht). essa oppose resistenza e gli agenti entrarono di forza nella camera. Subito essi guardarono sotto il letto e videro numerosi sacchi bianchi per la spesa, pieni di reperti. La prima cosa che essi notarono furono alcuni vasi Attici, Apuli, Corinzi, tutti pieni di terra. Essi trovarono poi un elmo di bronzo e una cintura sempre in bronzo, che sembrava appena dissotterrata dal terreno. Inoltre si imbatterono in numerosi frammenti di vasi, nella stessa condizione di sporcizia.

Dal libro: “The Medici Conspiracy” di Peter Watson e Cecilia Todeschini, Copyright 2005

La storia continua.

Gennaio 2007

Paolo Campidori
www.paolocampidori.com

 

GATC - Gruppo Archeologico del Territorio Cerite - www.gatc.it