L’azione offensiva legale dell’Italia si è
basata su montagne di evidenze – migliaia di oggetti di
refurtiva ma anche fotografie e documenti – sequestrati ai
saccheggiatori e commercianti in una serie di drammatiche irruzioni
dei Carabinieri addetti alla Tutela del Patrimonio Artistico. Le
indagini furono condotte da Roberto Conforti comandante la Squadra
del Patrimonio Artistico dei Carabinieri dal 1990. Conforti si è
fatto questa sua considerevole esperienza lottando contro il crimine
organizzato con lo scopo di spezzare la rete illecita del commercio
dell’antichità. Il suo approccio è stato quello
di procedere pazientemente per identificare le persone coinvolte e
fare pressione sugli operatori di basso livello, la cosiddetta
manovalanza o nel caso specifico “tombaroli” e
trafficanti di “piccola stazza”, per incastrare i “pesci
grossi” che stanno sopra di loro nella catena del crimine. La
fortuna, o dea bendata, è intervenuta e ha portato gli
investigatori su una traccia che si è rivelata molto
importante..
Pasquale Camera era un uomo grasso, che pesava circa 150 chili e
come ciò può suggerirci egli amava molto l’arte
culinaria. Il 31 agosto 1995, di giovedì, egli pranzò
al ristorante Luciano a Santa Maria Capua a Vetere. Prese
l’Autostrada A1, ma i Carabinieri, che seguivano i suoi
spostamenti, non lo inseguirono. Essi sapevano dove era ubicato il
suo appartamento a Roma. Nonostante la giornata fosse calda e umida,
il Camera si stava avvicinando all’uscita di Cassino mantenendo
il motore della sua auto su di giri, mentre il contachilometri
segnava 160-180 Km orari. Forse, per la fretta di partire dal
ristorante, dopo aver fatto un lauto pranzo, il Camera accusò
problemi di digestione che fatalmente gli procurarono in un colpo di
sonno. La sua auto uscì di strada e andò a schiantarsi
contro il guard-rail capovolgendosi. Il Camera rimase ucciso
all’istante. Ovviamente, come succede in questi frangenti, ci
furono delle voci che sospettarono che l’auto del Camera fosse
stata manomessa, ma Conforti, non ha mai dato credito a questa tesi.
Gli incidenti stradali sono nel nostro Paese di competenza della
Polizia, tuttavia quando questi capitano in piccole cittadine come
Cassino, i Carabinieri vengono a loro volta informati. Essi vennero
informati che un numero di fotografie erano state trovate negli
scomparti della vettura semidistrutta del Camera, fotografie che
ritraevano oggetti di antiquariato di enorme pregio artistico.
Conforti si rese conto di questa grossa opportunità che gli
era capitata fra le mani. Nel giro di un’ora i suoi uomini
contattarono un magistrato di Santa Maria Capua a Vetere e ottennero
una autorizzazione che permetteva loro di irrompere nell’appartamento
del Camera a Roma. La rete di Conforti contava tuttavia di catturare
alcuni “pesci” grossi e uno di questi era Giacomo
Medici. Una richiesta ufficiale fu spedita alla Svizzera, chiedendo
il permesso di “visitare” gli uffici della Editions
Services, che erano locati nella stanza 23, al quarto piano di un
magazzino costruito in metallo. Nella prima stanza gli agenti videro
che si trattava di un normale ufficio, con divano, sedie, alcuni
armadi e un bel tappeto che copriva il pavimento.
Quando i Carabinieri aprirono questi armadi, essi cambiarono
subito la loro opinione. Tutti i palchetti degli armadi era stipati
di pacchi che contenevano antichità, con vasi, statue, bronzi,
candelabri, affreschi, animali in ceramica, gioielli, ecc. Alcuni
erano avvolti in giornali, gli affreschi erano appoggiati sul
pavimento e contro il muro, altri vasi erano impacchettati in casse
da frutta e molti erano sporchi di terra e altre impurità.
Alcuni avevano le etichette di Sotheby sotto le legature fatte con
dei nastri bianchi, ma questo non era tutto. C’era anche una
cassaforte e il contenuto di questa era assolutamente sbalorditivo.
All’interno c’erano una ventina di preziosissimi piatti
greci della migliore fattura, così belli che nessuno di loro
aveva mai visto. Questi oggetti, nel loro insieme potevano valere
milioni di Euro. Al vertice di questa rete di illeciti c’era
Robert Hecht, i cui clienti includevano il Metropolitan Museum of
Arts, il Getty ed altri. Fu su queste basi che Conforti si mosse
contro i trafficanti. Un raid fu programmato nell’appartamento
di Hecht a Parigi. L’ufficiale francese bussò alla
porta. La moglie di Hecht, Elisabeth, aprì. Dapprima essa
tentò di resistere ai poliziotti. Essa disse che Hecht non
c’era e che non abitava lì da almeno 15 anni. Gli
ufficiali di polizia francese e italiana le diedero un ultimatum. Se
la donna li avesse fatti entrare di sua spontanea volontà
essi non sarebbero passati alle maniere forti e non avrebbero
sfondato l’uscio per entrare nella sua camera (dove, i
poliziotti erano consapevoli che si trovasse Hecht). essa oppose
resistenza e gli agenti entrarono di forza nella camera. Subito essi
guardarono sotto il letto e videro numerosi sacchi bianchi per la
spesa, pieni di reperti. La prima cosa che essi notarono furono
alcuni vasi Attici, Apuli, Corinzi, tutti pieni di terra. Essi
trovarono poi un elmo di bronzo e una cintura sempre in bronzo, che
sembrava appena dissotterrata dal terreno. Inoltre si imbatterono in
numerosi frammenti di vasi, nella stessa condizione di sporcizia.
Dal libro: “The Medici Conspiracy” di Peter Watson e
Cecilia Todeschini, Copyright 2005